10 Settembre 2026 🌫 21°

Accessi al grattacielo e disagi per gli sfollati: protesta e scadenze a San Bartolo

A cinque mesi dallo sgombero del grattacielo, residenti e rappresentanti denunciano ritardi amministrativi, furti e la confusione su chi decida gli accessi: all'assemblea nella sede di Cittadini nel mondo sono emerse accuse, una famiglia partita per il Senegal e la chiusura del dormitorio di San Bartolo il 30 giugno.

Accessi al grattacielo e disagi per gli sfollati: protesta e scadenze a San Bartolo

La situazione legata allo sgombero del grattacielo resta carica di incertezze e tensione. Nel corso dell’assemblea convocata il 14 giugno nella sede di Cittadini nel mondoinquilini e rappresentanti hanno messo a fuoco problemi pratici e istituzionali: dalla gestione degli accessi agli appartamenti alla paura dei furti denunciati nei locali della torre B.

Accessi contestati e responsabilità rimbalzate tra amministratore e Comune

Al centro del confronto c’è il caso di Massimo Secchieroproprietario di più unità nella torre Bche, accompagnato dall’amministratore di condominio Francesco Donazziavrebbe avuto accesso a un alloggio e constatato la presenza di una effrazione e di beni asportati. Per molti presenti quella concessione è stata interpretata come un atto che non affronta il nodo centrale: «Ci è sembrata una presa in giro», ha affermato Carola Peverati durante l’assemblea.

Cronologia delle decisioni sugli accessi

Secondo i partecipanti, la competenza sugli accessi è stata oggetto di continui rimbalzi: il 16 marzo il Comune avrebbe delegato la materia allo studio dell’amministratore condominiale, che poi ha rinviato la pratica al 30 marzo, quando è stato eletto il nuovo consiglio di condominio. In quel consiglio figura anche il figlio di Secchieroe la complessa catena di responsabilità ha rallentato ulteriormente le procedure. L’amministratore, sempre secondo quanto emerso, avrebbe dichiarato di essere stato «tratto in inganno» dal proprietario che avrebbe segnalato una «situazione d’emergenza» per ottenere l’ingresso.

Pratiche di emergenza, iter legale e mancate risposte

La questione delle richieste di alloggio in emergenza è stata sollevata da Andrea Firrincieli e dai legali Cipolla e Guglielmi. Gli avvocati hanno trasmesso istanze ex articolo 3 per ottenere soluzioni abitative urgenti, ma, secondo i rappresentanti degli sfollati, le risposte non sono arrivate. Il Comune afferma che gli uffici dell’Asp hanno aperto pratiche per ognuna delle domande, tuttavia l’esito resta sospeso e i tempi non chiari.

Minacce di mobilitazione e passaggi alle autorità

In assenza di risposte concrete, Firrincieli ha annunciato una possibile mobilitazione pubblica: se entro il termine indicato non arriveranno risposte, è pronta una richiesta alla Questura per organizzare un corteo con partenza dal grattacielo e arrivo in piazza municipaleoppure un presidio sotto l’edificio. La prospettiva di portare la protesta nelle sedi istituzionali è presentata come l’extrema ratio di chi si sente ignorato.

Condizioni degli sfollati, casi individuali e scadenze per il dormitorio

La dimensione umana del problema è emersa nelle testimonianze di chi segue le famiglie sfollate. La consigliera Sara Conforti ha raccontato il caso di una famiglia con tre bambini originari del Libano: il padre è partito per il Senegal riprendendosi i figli temporaneamente, con l’intenzione di tornare in tempo per la ripresa della scuola, ma la situazione è fragile. Secondo Conforti, si tratta di una situazione che evidenzia come la perdita di un’abitazione e la mancanza di prospettive logistiche possano portare a scelte drastiche e a una frammentazione delle famiglie.

Condizioni abitative e criticità

Più in generale, Peverati ha sottolineato che molte famiglie hanno lasciato gli alloggi temporanei una volta terminata la scuola: senza una prospettiva locativa stabile, chi si trova in maggiore precarietà ha scelto trasferimenti altrove. Conforti ha denunciato l’inadeguatezza di alcune sistemazioni offerte: monolocali di 25 metri quadri o camere d’albergo che non possono essere considerate ambienti idonei per crescere bambini, senza finestre adeguate o spazi per svolgere i compiti.

Un’altra data che pesa sul destino degli sfollati è il 30 giugno: è il giorno in cui la Caritasche gestisce il dormitorio di San Bartolochiuderà la struttura. La chiusura rappresenta per molti un termine oltre il quale le alternative diventeranno ancora più limitate, acuendo la sensazione di abbandono e spingendo alcuni rappresentanti a parlare di tentativi di frammentare il gruppo per favorire soluzioni individuali poco dignitose.

Di fronte al persistere del silenzio amministrativo e alle lentezze nelle pratiche, gli sfollati hanno annunciato che «non staremo più in silenzio». La giornata è destinata a vedere nuovi sviluppi sul fronte degli accessi e delle risposte istituzionali, mentre sul terreno restano il timore per i furti, la necessità di chiarezza sulle competenze e la pressione del termine del 30 giugno per il dormitorio di San Bartolo.

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