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Electrolux blocca licenziamenti per 50 giorni: il ministro Urso convoca il tavolo al Mimit

Il confronto di Roma del 15 giugno 2026 ha portato a una sospensione temporanea delle misure aziendali: Electrolux si è impegnata a non attuare licenziamenti né chiusure per 50 giorni mentre prosegue il dialogo al Ministero delle Imprese e del Made in Italy.

Electrolux blocca licenziamenti per 50 giorni: il ministro Urso convoca il tavolo al Mimit

Il vertice convocato al Ministero delle Imprese e del Made in Italy si è chiuso il 15 giugno 2026 con un impegno significativo da parte di Electroluxper i prossimi 50 giorni l’azienda non lancerà iniziative unilaterali, quindi niente licenziamenti e niente chiusure nel periodo indicato. La decisione è arrivata dopo un confronto teso in cui il Governo ha definito il piano presentato dall’azienda «irricevibile e inaccettabile». All’incontro hanno partecipato rappresentanti dell’azienda, le organizzazioni sindacali, Confindustriale Regioni e i Comuni coinvolti, con il ministro Adolfo Urso a presiedere la riunione e il ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani presente al tavolo.

All’esterno del Ministero, una delegazione di lavoratori ha manifestato con cartelli e bandiere, seguendo con attenzione l’evolversi del confronto. I sindacati, pur riconoscendo la sospensione temporanea, hanno definito la misura come «È solo una tregua armata», sottolineando che la mobilitazione proseguirà fino a ottenere garanzie concrete. La vertenza, iniziata l’11 maggio con la presentazione del piano di riorganizzazione, riguarda numeri pesanti: circa 1.700 esuberi a livello nazionale, pari a oltre il 40% della forza lavoro italiana del gruppo, e tagli specifici come i 262 esuberi prospettati per lo stabilimento di Porcia.

Vertice al Ministero delle Imprese il 15 giugno 2026

Nella fase iniziale del confronto l’azienda ha illustrato le ragioni economiche e di mercato che motivano la ristrutturazione. Secondo i rappresentanti di Electrolux, il contesto europeo mostra una domanda stagnante e una pressione competitiva dai produttori asiatici che richiederebbe azioni di ottimizzazione. Di fronte a queste argomentazioni il Governo ha replicato con durezza: «Il giudizio del Governo è chiaro: il piano presentato dall’azienda è irricevibile e inaccettabile», affermando la necessità di una proposta diversa, più orientata agli investimenti e alla tutela dell’occupazione. Il ministro Urso ha poi aggiunto: «L’obiettivo è concertare una nuova proposta industriale sostenibile e condivisa, fondata su investimenti», e si è appellato a tutte le parti presenti perché l’azienda compia il primo passo.

Impegni e rinvii formalizzati

Sul piano operativo l’impegno più rilevante è stato quello a non procedere con azioni unilaterali fino al termine del periodo concordato. Questa sospensione permette l’apertura di tavoli tecnici e istituzionali per rivedere il progetto industriale dell’azienda e vagliare alternative che possano preservare capacità produttiva e competenze. L’incontro ha fatto seguito a una precedente riunione tenuta il 25 maggio, nella quale il Ministro Urso aveva già bollato il piano come inaccettabile e chiesto una revisione radicale.

Impatto sugli stabilimenti e reazioni sul territorio

La vertenza tocca stabilimenti distribuiti su più regioni: tra i siti più citati ci sono Porcia e Susegana, dove sindaci e istituzioni locali hanno espresso preoccupazione per il futuro industriale del territorio. A Roma, prima della chiusura del tavolo, il rappresentante Rsu Fiom di Porcia, Pietro Mancinoaveva rilanciato un appello a Palazzo Chigi: «Ci aspettiamo che intervenga la premier Meloni, questa è una crisi industriale nazionale», richiamando l’importanza vitale dell’impianto per Pordenone. Anche il sindaco di Susegana, Gianni Monteselha sottolineato il peso sociale della vertenza per la sua comunità: «Per Pordenone Electrolux è “la” fabbrica, ha importanza vitale» e «Così rischia di sparire la grande industria», parole che hanno ribadito la gravità del caso a livello territoriale.

Le organizzazioni sindacali hanno chiesto il ritiro del piano e hanno annunciato iniziative di mobilitazione sul territorio, incluso un corteo previsto a Porcia. I sindacati della categoria, in particolare la Fiomhanno indicato come obiettivo la tutela dell’occupazione e la ricerca di soluzioni alternative alla perdita massiccia di posti di lavoro. Sul tavolo restano aperti anche gli elementi tecnici relativi a trasferimenti di produzione e all’eventuale chiusura di stabilimenti, per i quali è stata chiesta massima trasparenza e coinvolgimento istituzionale.

Al termine del confronto del 15 giugno 2026 la situazione appare quindi sospesa: si è ottenuta una pausa che evita misure immediate, ma la sostanza della vertenza resta da definire. Come hanno ricordato i partecipanti, l’impegno ora è lavorare su una nuova proposta condivisa che possa conciliare sostenibilità industriale e garanzie occupazionali, evitando soluzioni che porterebbero a una drastica riduzione della produzione nazionale del settore.

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