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Dubbi sulla morte di Francesca Ercolini, la perizia riapre il caso

Nuovi elementi nel caso Ercolini: la perizia e le foto del sopralluogo a Viale Zara mostrano segni non valorizzati in precedenza, mentre la Procura dell'Aquila ha disposto approfondimenti che riportano al centro il foulard e altri reperti.

Dubbi sulla morte di Francesca Ercolini, la perizia riapre il caso

Il caso di Francesca Ercolini la giudice trovata senza vita nell’abitazione di Pesaro il 26 dicembre del 2026 è tornato al centro dell’attenzione dopo nuove acquisizioni investigative. Fotografie del sopralluogo e una seconda perizia hanno messo in luce ferite e segni che in precedenza non erano stati considerati determinanti: lesioni sulle maniunghie rotte e un ematoma alla testa compaiono ora tra gli elementi analizzati dalla Procura dell’Aquila.

Le novità emerse, discusse pubblicamente il 23/06/2026 15:59 hanno spinto gli inquirenti a riconsiderare l’ipotesi iniziale di morte per impiccagione e ad aprire indagini che contemplano anche la possibilità dell’omicidio. La contestazione ruota attorno a dettagli tecnici e alla ricostruzione della scena, inclusi reperti come il foulard e cavi sequestrati durante le prime attività investigative.

Segni rilevati al sopralluogo e rilievi medico-legali

Le immagini scattate durante il sopralluogo nell’appartamento di Viale Zara mostrano, tra le foto acquisite, segni corporei che non erano stati adeguatamente valorizzati nel primo esame. Secondo quanto indicato dagli atti, nelle 74 fotografie realizzate alcune evidenze non sarebbero state allegate al verbale originale, sollevando dubbi sul criterio di selezione. La nuova perizia, composta da 450 pagine, approfondisce questi elementi e mette in relazione i segni sul collo con altri reperti.

Dettagli sulle lesioni

Tra i rilievi si segnalano lesioni alle mani con unghie rotte, e la presenza di un ematoma alla testa. Questi particolari hanno portato la Procura dell’Aquila, rappresentata dalla procuratrice Roberta D’Avolio a ipotizzare che la giudice forse si è difesa da un’aggressione. La valutazione di tali segni è ritenuta fondamentale per distinguere tra una morte per impiccagione e un’azione violenta terminata con strangolamento.

Il ruolo del foulard e delle analisi tecniche

Al centro delle verifiche resta il foulard trovato sulla scena. La perizia redatta dal medico legale Vittorio Fineschi non esclude il suicidio ma avanza l’ipotesi che un materiale più sottile del foulard possa aver inciso il collo con un segno netto e definito che, secondo gli esperti coinvolti, non sarebbe compatibile con il foulard. Questo elemento tecnico ha indotto gli investigatori a richiedere approfondimenti sui materiali sequestrati, compresi i cavi di una lampada rinvenuti in casa.

Le analisi comprendono anche la ricostruzione del punto di ancoraggio e la dinamica del corpo: nell’atto si evidenzia che il foulard è stato reciso in due punti e il corpo adagiato a terra. Le differenze nella direzione delle curve del segno sul collo sono state considerate rilevanti: una curva verso l’alto e l’altra verso il basso vengono interpretate in modo diverso rispetto alla classica configurazione di impiccagione.

Accertamenti e riproduzione del materiale

Per consentire valutazioni tecniche più precise, il RIS ha richiesto la riproduzione del foulard fuori produzione, coinvolgendo la casa produttrice del capo per ottenere un esemplare con identiche caratteristiche di trama e materiale. Parallelamente, le nuove analisi sul corpo riesumato e la seconda autopsia mirano a chiarire se i segni rinvenuti siano compatibili con una difesa della vittima o con altre dinamiche traumatiche.

Nel quadro istruttorio compaiono sei persone iscritte nel registro degli indagati a vario titolo, tra cui figure già indicate nell’ambito delle verifiche su eventuali omissioni o falsificazioni nelle procedure iniziali. L’indagine ha generato anche tensioni familiari e affermazioni pubbliche, con il coniuge della donna che sostiene l’ipotesi del suicidio e ha consegnato alcuni cavi ai Carabinieri, dichiarando di non avere nulla da nascondere.

La vicenda proseguirà con nuovi accertamenti nella casa di Pesaro e con il confronto delle risultanze tecniche davanti all’autorità giudiziaria competente. Il dibattito scientifico sulla compatibilità dei segni con le diverse ipotesi resta centrale: la perizia, pur senza escludere il suicidio, evidenzia che La perizia Fineschi pur non escludendo il suicidio, porta avanti l’ipotesi dello strangolamento.

Ulteriori passaggi istruttori sono previsti nelle prossime settimane, con la Procura dell’Aquila che coordina approfondimenti sui materiali e sulle immagini raccolte. Rimangono fermi i riferimenti cronologici certi della vicenda: l’ultimo contatto tra la giudice e il marito, Lorenzo Ruggeri è registrato alle 11,07 mentre il corpo è stato rinvenuto al rientro in casa intorno alle 11,30 il giorno del ritrovamento.

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