Al Teatro Alighieri di Ravenna si è svolta una serata che ha unito musica, mestieri e memoria collettiva: la nuova versione di OperaPaese firmata da Giorgio Battistelli battezzata in città come OperaPaese Working Class per Ravenna ha portato sul palco artigiani e strumenti di lavoro insieme a un ensemble musicale, delineando una drammaturgia del fare.
Il progetto ha incrociato voci, ritmi e suoni non convenzionali per costruire un racconto corale: dall’azione concreta degli operai al dialogo con l’Icarus Ensemble fino all’intervento della Banda Musicale Cittadina di Ravenna diretta da Mauro Vergimigli che ha concluso lo spettacolo entrando in platea.
Il mestiere come protagonista: artigiani, gesti e suoni
La cifra originale dell’allestimento è la centralità dell’artigianato sfogline, piadinari, muratori, bottai, fabbri, scalpellini, mosaicisti, sarte, ceramisti e intagliatori di legno si sono alternati in scena producendo suoni veri con i propri strumenti di lavoro. L’idea è che ogni movimento, ogni colpo sul banco o sulla lama, diventi un elemento timbrico integrato nell’insieme orchestrale, trasformando oggetti utilitari in oggetti sonori e teatrali.
Questa pratica è coerente con il modello drammaturgico che Battistelli porta avanti da decenni: già nel 1981, con Experimentum Mundi a Roma aveva coinvolto sedici artigiani di Albano Laziale quattro voci femminili, un percussionista e un attore per esplorare la teatralizzazione del gesto esecutivo. Quel lavoro ha contribuito a definire una linea creativa che oggi si ritrova in OperaPaese.
Storie personali sul palcoscenico
Accanto al suono degli attrezzi, la serata ha raccontato storie intime: la figura centrale è stata la «vecchia del paese», interpretata da Mila Croci novantadue anni, che con il suo sassofono ha incarnato la memoria collettiva. Mila, che a sessant’anni ha imparato a suonare il sax in soli due mesi prendendo in mano uno strumento lasciato dalla figlia, ha portato sul palco un ritratto di dedizione e tenacia: «Ed io lavoravo con le mie mani e voglio lavorare», recita una delle frasi evocative che rimandano al valore del lavoro manuale.
Altre vicende personali alimentano la drammaturgia: i pasticceri che hanno preparato la torta per i venticinque anni di matrimonio di Cristina e Riccardo Muti la mosaicista che da bambina aveva ammirato la luce e i mosaici della Basilica di San Vitale e ha scelto quel mestiere per tutta la vita. Queste narrazioni, raccolte e messe in voce da Guido Barbieri hanno costruito un coro di memorie che dialoga con le sonorità strumentali.
La messa in scena e la ricezione del pubblico
Con la direzione sul palco dello stesso Battistelli, l’allestimento ha puntato a una fusione tra esecuzione musicale e azione lavorativa: i suoni prodotti dagli utensili sono stati mixati con le parti dell’ensemble e con il coro, cercando un equilibrio tra il ruolo pratico dei movimenti e la loro valenza estetica. Verso la conclusione, la banda cittadina ha invaso la platea, ampliando lo spazio sonoro e coinvolgendo il pubblico direttamente nella scena.
La risposta degli spettatori è stata calorosa: lunghe ovazioni hanno salutato la performance e il lavoro collettivo degli artisti e degli artigiani, evidenziando come progetti di questo tipo possano riannodare relazioni tra comunità, mestieri e linguaggi contemporanei della musica e del teatro.
Un progetto dentro una traiettoria artistica
OperaPaese si inserisce in una traiettoria creativa consolidata: Battistelli, riconosciuto con il Leone d’Oro alla carriera alla Biennale di Venezia ha sviluppato nel tempo un repertorio di opere che sperimentano la teatralità del suono e il valore scenico del gesto. La versione per Ravenna prende spunto dalla storia personale dei partecipanti, dalla geografia locale e dalla tradizione artigiana della città, nota per i suoi mosaici, per costruire un evento che è al contempo performativo e commemorativo.
Il carattere locale dell’iniziativa non ne limita la capacità simbolica: facendo dialogare mestieri storici con ensemble strumentali e una banda cittadina, l’evento ha rimesso al centro la centralità del lavoro manuale come patrimonio culturale e sonoro, valorizzando generazioni diverse, dalle nuove leve ai novantaduenni come Mila Croci.



