10 Settembre 2026 🌫 21°

Come le Brigate del Lavoro della Flai Cgil combattono lo sfruttamento agricolo

Le Brigate del Lavoro della Flai Cgil stanno rivoluzionando la lotta al caporalato nel Ferrarese, offrendo supporto e tutela ai lavoratori agricoli

Come le Brigate del Lavoro della Flai Cgil combattono lo sfruttamento agricolo

In un contesto agricolo spesso segnato dallo sfruttamento e dal caporalato, le Brigate del Lavoro della Flai Cgil stanno facendo la differenza. Attive nei territori di Ferrara e Ravenna queste squadre sindacali operano direttamente nei campi, offrendo supporto concreto e informazioni sui diritti ai lavoratori.

La giornata conclusiva dell’iniziativa, ospitata a Palazzo Rasponi ha messo in luce i risultati raggiunti e le potenzialità di questo modello. La segretaria nazionale Silvia Guaraldi ha sottolineato come il Ferrarese sia diventato un esempio avanzato nella prevenzione dello sfruttamento agricolo.

L’impegno sul territorio

Le Brigate del Lavoro operano in modo strutturale, raggiungendo i lavoratori nei punti di ritrovo, di notte o di giorno, a seconda delle esigenze del territorio. Oltre a distribuire acqua e informazioni sui diritti, queste squadre ascoltano le storie dei lavoratori, raccogliendo denunce e promuovendo percorsi di tutela.

L’iniziativa conclusiva ha riunito rappresentanti delle istituzioni, tra cui i prefetti Massimo Marchesiello di Ferrara e Raffaele Ricciardi di Ravenna, e associazioni del terzo settore come CidasLibera e Mediterranea Saving Humans. L’obiettivo è condividere pratiche efficaci e promuovere collaborazioni concrete.

I meccanismi dello sfruttamento

Guaraldi ha evidenziato come il lavoro nero, il lavoro grigio, lo sfruttamento e il caporalato siano fenomeni ancora presenti. Gli intermediari illegali organizzano il reclutamento, fanno pagare il trasporto e spesso anche l’accesso al lavoro. Il trasporto, in particolare, è uno degli strumenti principali di ricatto, soprattutto nei confronti dei lavoratori stranieri.

Nei casolari agricoli isolati, le condizioni di vita sono spesso indegne. Tuttavia, il Ferrarese rappresenta un esempio virtuoso grazie alla collaborazione tra PrefetturaInpsAgenzia regionale per il lavoro organizzazioni agricole e terzo settore.

Le soluzioni concrete

Un punto di svolta è stato il rafforzamento del Centro per l’impiego di Portomaggiore che ha introdotto la mediazione culturale e organizzato Open Day per far incontrare direttamente aziende e lavoratori. Inoltre, l’Agribus un servizio di trasporto dedicato ai lavoratori regolarmente assunti, ha ridotto la dipendenza dai caporali.

Le Brigate del Lavoro continuano a operare sul territorio, raggiungendo i lavoratori direttamente nei campi. A volte hanno solo pochi minuti per lasciare i loro recapiti e raccogliere informazioni. Molti lavoratori, inizialmente timorosi, ricontattano successivamente le Brigate, permettendo di avviare denunce e segnalazioni.

L’importanza della mappatura

Le Brigate mappano il territorio, individuano le colture e seguono il calendario delle raccolte. Questo lavoro permette di monitorare il fenomeno e tornare negli stessi luoghi durante le altre lavorazioni agricole, costruendo una rete di contatti anno dopo anno.

Nei territori più esposti allo sfruttamento, come l’Agro Pontino o il Foggiano l’attività si amplia ulteriormente. La Flai ha aperto sedi sindacali direttamente negli insediamenti informali, organizza assistenza legale, visite mediche e corsi di italiano. Imparare la lingua è il primo passo per conoscere i propri diritti.

I risultati e le sfide future

I numeri confermano la portata del fenomeno: secondo l’Osservatorio Placido Rizzotto della Flai Cgil, a fine 2026 erano almeno 548 i procedimenti aperti per il reato di caporalato in agricoltura. Il sindacato stima inoltre tra 180 mila e 200 mila lavoratori in condizioni di irregolarità o ricattabilità.

La legge 199 contro il caporalato ha dimostrato di funzionare sul piano repressivo, ma la prevenzione resta debole. Solo poco più della metà delle sezioni territoriali della Rete del lavoro agricolo di qualità è stata istituita e quelle realmente operative sono ancora poche.

Guaraldi conclude sottolineando la necessità di più controlli e strumenti che premiano chi rispetta il lavoro regolare. L’esperienza del Ferrarese dimostra che quando istituzioni, sindacato e terzo settore lavorano insieme, si possono costruire alternative concrete al caporalato e restituire dignità ai lavoratori.

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