La Corte d’Appello di Bologna ha pronunciato una sentenza significativa nel processo Radici riguardante le infiltrazioni della criminalità organizzata in Riviera Romagnola. Sebbene alcune condanne siano state ridotte, l’impianto accusatorio è stato sostanzialmente confermato. La seconda sezione penale, presieduta da Anna Mori ha ribadito le condanne del Tribunale di Ravenna, con alcune modifiche alle pene inflitte.
Le condanne confermate e ridotte
Tra i principali imputati, Francesco Patamia candidato alla Camera per Noi Moderati è stato condannato a 11 anni e 2 mesi mentre il padre Rocco Patamia ha ricevuto una pena di 10 anni e 6 mesi. La pena di Saverio Serra considerato legato al clan ‘ndranghetista Mancuso di Limbadi è stata ridotta da 13 anni e 3 mesi a 12 anni e un mese.
Le accuse riguardavano il controllo di locali della Riviera gestiti con modalità ritenute mafiose per riciclare denaro della criminalità organizzata. In primo grado, le condanne totali ammontavano a 98 anni e 35.350 euro di multe per 21 imputati. I giudici hanno disposto rimodulazioni per una decina di posizioni, assolvendo alcuni imputati per alcuni capi di imputazione e, in un caso, da tutte le contestazioni.
Le parti civili e le reazioni
Tra le parti civili del processo figura anche l’ex portiere di Serie A Marco Ballotta riconosciuto vittima di minacce e che sarà risarcito con 3.000 euro da Giovanni Battista Moschella condannato a 5 anni e 10 mesi di reclusione. Anche i Comuni di Bagnacavallo e Cervia si sono costituiti come parti civili.
Il sindaco di Cervia, Mirko Boschetti insieme all’assessore agli affari legali Samuele De Luca hanno espresso grande soddisfazione per il risultato raggiunto ringraziando l’ufficio legale interno e gli avvocati Chiara Rinaldi e Antonio Petroncini per il loro lavoro. La CGIL Emilia-Romagna, la CGIL Forlì-Cesena e la CGIL Ravenna, costituite parte civile nel processo, hanno accolto la sentenza con soddisfazione, sottolineando il valore del riconoscimento del danno subito dalle organizzazioni sindacali.
Il ruolo del sindacato nella lotta contro il caporalato
La CGIL ha dichiarato che la sentenza rappresenta un ulteriore tassello nella lotta contro ogni forma di sfruttamento e illegalità nel mondo del lavoro. Il sindacato ha ribadito il proprio impegno a vigilare affinché situazioni analoghe vengano individuate e contrastate con determinazione, promuovendo una cultura del lavoro fondata su legalità, rispetto e giustizia sociale.
La CISL Romagna ha espresso la propria soddisfazione per l’esito del processo, sottolineando come le mafie abbiano saputo infiltrarsi nell’economia legale per investire i profitti dei loro traffici illeciti. La partecipazione della CISL Emilia Romagna come parte civile nel processo ribadisce l’impegno di un’organizzazione sindacale che da decenni opera attivamente sul territorio contro la criminalità organizzata.



