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Sentenza a sei mesi per l’ex medico accusato di aver iniettato olio di silicone

Il tribunale di Bologna ha ritenuto responsabile l'ex chirurgo: oltre alla pena penale emergono altri procedimenti e richieste risarcitorie

Sentenza a sei mesi per l’ex medico accusato di aver iniettato olio di silicone

Una vicenda che ha scosso il mondo della medicina estetica è culminata il 26 maggio 2026 con una sentenza che ha giudicato colpevole, per lesioni colpose, un ex professionista noto nella zona. Nel procedimento relativo a un intervento eseguito nello studio di Pianoro, la paziente, una donna di 45 anni, si è presentata in aula come parte civile dopo essersi trovata con il volto gravemente compromesso a seguito di infiltrazioni che, secondo l’accusa, contenevano olio di silicone, sostanza vietata in Italia dal 1993. In questa fase il tribunale ha indicato misure immediate e aperto la strada a un contenzioso civile per il risarcimento.

Il caso ha assunto una dimensione pubblica non soltanto per la gravità degli esiti sulla vittima, ma anche per il profilo dell’imputato, radiato dall’Ordine e soprannominato dai media per le pratiche contestate. La sentenza penale stabilisce una pena detentiva di sei mesi e dispone il pagamento di una provvisionale immediatamente esecutiva di 23mila euro, mentre la quantificazione del danno sarà decisa in sede civile. Le motivazioni della decisione dovranno essere depositate entro sessanta giorni, termine indicato dal tribunale.

La vicenda giudiziaria

Il procedimento che ha portato alla condanna riguarda un trattamento con posizionamento di fili di trazione agli zigomi, eseguito nello studio di Pianoro. Secondo l’impianto accusatorio, all’atto delle infiltrazioni sarebbe stato somministrato anche olio di silicone, materiale la cui immissione nel tessuto umano è proibita dal 1993. La qualificazione penale scelta dal pubblico ministero è stata quella di lesioni colpose, cioè un danno causato per negligenza o imperizia, e il giudice ha ritenuto provata la responsabilità dell’imputato sulla base delle prove raccolte durante il dibattimento.

Dettagli della sentenza

La pena irrogata è di sei mesi di reclusione; contestualmente il giudice ha disposto una provvisionale a favore della parte civile, che dovrà essere erogata immediatamente. Il collegio ha precisato che l’entità complessiva del risarcimento sarà definita nel giudizio civile successivo, con accertamenti medici e perizie che valuteranno l’entità e la durata delle conseguenze sul volto della vittima. La difesa ha già preannunciato ricorso, così che la sentenza potrebbe essere impugnata nei gradi successivi.

Indagini e altri procedimenti

Parallelamente a questo processo, l’ex medico è coinvolto in un’inchiesta più ampia della Procura che riguarda diversi pazienti e ipotesi di reato distinte. Nell’ambito dell’indagine principale emergono accuse come utilizzo di medicinali guasti e imperfetti e introduzione nello Stato di dispositivi medici falsificati, con una decina di persone che si sono costituite parte offesa. Le condotte contestate si riferiscono a un arco temporale che, secondo gli atti, va dal 2026 al 2026; in seguito alle verifiche l’interessato era stato sospeso dall’esercizio della professione e successivamente sottoposto a misure cautelari più stringenti.

Le accuse e le prove

Una parte significativa delle indagini si è basata su riprese e riscontri operativi: il professionista era stato infatti sorpreso dalle telecamere di alcune trasmissioni televisive e dai controlli dei NAS mentre riceveva pazienti nonostante i sigilli apposti allo studio dai carabinieri. Tali elementi hanno determinato l’aggravamento della misura cautelare e l’acquisizione di nuove denunce. Gli inquirenti hanno raccolto testimonianze, referti clinici e documentazione che hanno contribuito a ricostruire pratiche e presunte violazioni nelle procedure adottate.

Reazioni e prossimi passi

La parte civile, assistita dall’avvocato Luca Portincasa, ha espresso soddisfazione per la rapidità dell’iter giudiziario ma aveva richiesto la riqualificazione della fattispecie in lesioni gravissime, più grave rispetto alla contestazione conclusiva; tale richiesta però non è stata accolta perché non era stata contestata nelle prime fasi del procedimento. La difesa dell’imputato aveva invece sostenuto che molte delle pazienti avessero preesistenti trattamenti estetici effettuati da terzi, tentando di attribuire a problemi antecedenti la responsabilità dei danni lamentati, tesi che il tribunale non ha ritenuto convincente.

Con la sentenza pronunciata il 26 maggio 2026 il percorso giudiziario proseguirà fra impugnazioni e il contenzioso civile per i risarcimenti. Nel frattempo l’inchiesta più ampia resta aperta e potrà portare a ulteriori sviluppi giudiziari, mentre le motivazioni scritte del verdetto saranno lo strumento che chiarirà in modo più dettagliato le ragioni alla base delle decisioni del tribunale.

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