In un’epoca in cui le parole sembrano perdere il loro peso, il cardinale Matteo Zuppi e Serena Dandini si sono incontrati a Villa Revedin per riflettere sul tema “Parole chiare in tempi oscuri”. Durante l’evento di Ferragosto, i due hanno discusso l’importanza del linguaggio nella Costituzione italiana e nella società contemporanea.
L’incontro, che ha visto la partecipazione di circa 300 persone, è stato condotto da suor Chiara Cavazza e ha offerto un momento di riflessione profonda in un contesto di relax e frescura, tipico del parco del Seminario Arcivescovile di Bologna.
Il significato delle parole nella Costituzione
Serena Dandini, autrice del libro “Paura non abbiamo. Le donne che hanno fatto la Repubblica” ha ricordato il ruolo cruciale delle donne nell’Assemblea Costituente. “Nell’assemblea costituente – ha spiegato la scrittrice e conduttrice televisiva – vi erano solo 21 donne. Hanno saputo inserire le parole giuste nella Costituzione: riuscirono a cambiare il termine ‘rinuncia’ con ‘ripudia’.”
Dandini ha sottolineato come queste scelte linguistiche abbiano un significato profondo. “La parola ripudio è straordinaria – ha proseguito l’arcivescovo -. Dobbiamo fermarci a capirla bene perché se noi ripudiamo la guerra significa che lo strumento della guerra non è adeguato.”
L’articolo 11 e il ripudio della guerra
Il cardinale Zuppi ha approfondito il significato dell’articolo 11 della Costituzione, che recita: “L’Italia ripudia la guerra”. “Se non ripudiamo la guerra, questo significa delle cose. Ripudiare vuol dire che quello strumento lì non è adeguato, che io rifiuto che ci sia”, ha affermato Zuppi.
Il presidente della Cei ha anche criticato l’idea che “se vuoi la pace prepara la guerra”, definendola un ribaltamento della prospettiva dei padri costituenti. “È esattamente il contrario di quello che volevano fare i Costituenti, esattamente il contrario”, ha sottolineato.
L’uso responsabile del linguaggio
Zuppi ha anche affrontato il tema dell’odio sui social network, noto come “leoni da tastiera”. “Non li giustifico, per tanti motivi, ma in tanti casi non ti rendi conto” della portata di quello che si dice, ha affermato.
Il cardinale ha ricordato un episodio avvenuto molti anni fa, quando alcuni ragazzi del catechismo si dissero cose terribili tramite messaggini. “Quando perdi la fisicità, gli occhi, la faccia dell’altro, diventa possibile un po’ tutto”, ha spiegato.
Dandini ha aggiunto che “la parola fondamentale è noi”. “Molte delle cose che hanno fatto le madri costituenti le hanno fatte usando il noi. Insieme”, ha sottolineato, ricordando come donne con appartenenze e idee diverse riuscirono a trovare un modo di convivere e fare meglio insieme.
In un mondo sempre più connesso ma anche sempre più diviso, il messaggio di Zuppi e Dandini risuona con forza: le parole hanno un potere immenso e devono essere usate con responsabilità e consapevolezza.



