Il processo ‘Mondo sofferenza’, nato dall’inchiesta che ha portato alla luce presunte pratiche di caporalato nel magazzino di Mondo Convenienza a Calderara di Reno si è concluso con l’assoluzione di tutti gli imputati. La vicenda, emersa nel 2022 ha visto coinvolti diversi rappresentanti e responsabili delle società legate al magazzino, oltre a lavoratori accusati di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro.
Tra gli imputati figuravano Mara Cozzolino presidente del Cda di Mondo Convenienza Holding Spa e altri cinque individui, difesi dagli avvocati Francesco ColottiLuca Luparia DonatiLuca SpaltroDomenico Morace e Alessandra Gualazzi. Le accuse riguardavano un’organizzazione del lavoro che, secondo la Procura di Bologna, avrebbe sfruttato i lavoratori con retribuzioni inferiori a quanto previsto dai contratti, turni estenuanti, violazioni della sicurezza sul lavoro e metodi di controllo umilianti.
Le accuse e le violazioni contestate
L’indagine ha portato alla luce un sistema di lavoro che, per ridurre tempi e costi nelle forniture ai clienti, faceva ricorso a facchini forniti da alcune cooperative. Questi lavoratori sarebbero stati sottoposti a condizioni disumane, con turni senza fine, obbligo di sopportare pesanti carichi fisici senza strumenti meccanici, veicoli carenti e metodi di controllo degradanti. La Procura ha contestato anche la minaccia di penalità per costringere i lavoratori a consegnare tutti i pacchi affidati entro la giornata.
Tra le parti civili, la Città metropolitana di Bologna e il Comune di Calderara di Reno difesi dall’avvocato Salvatore Tesoriero e la CGIL. Anche la procuratrice aggiunta Morena Plazzi all’esito dell’istruttoria, aveva chiesto l’assoluzione per tutti gli imputati.
Le difese e le assoluzioni
Gli avvocati difensori hanno sostenuto che le accuse non erano supportate da prove sufficienti e che le condizioni di lavoro, pur essendo dure, non costituivano de facto un caso di caporalato. La difesa ha sottolineato che i lavoratori erano regolarmente assunti e che le cooperative coinvolte operavano nel rispetto delle normative vigenti.
Il giudice ha accolto le richieste di assoluzione, ritenendo che le prove raccolte non fossero sufficienti a dimostrare la responsabilità degli imputati. La sentenza ha chiuso un capitolo complesso della vicenda, che aveva suscitato grande attenzione mediatica e dibattito pubblico sulle condizioni di lavoro nel settore della logistica.
Il caso ‘Mondo sofferenza’ ha messo in luce le criticità del settore e ha sollevato questioni importanti sul rispetto dei diritti dei lavoratori. Nonostante l’assoluzione, la vicenda ha lasciato un segno profondo, spingendo verso una maggiore attenzione alle condizioni di lavoro e alla necessità di garantire dignità e sicurezza a chi opera nei magazzini e nelle catene di distribuzione.



