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Arresto a Reggio Emilia: Jaber Naggay indagato per terrorismo e sotto osservazione psichiatrica

Lo scontro tra accuse di terrorismo e la richiesta di cure apre questioni sul ruolo delle perizie e sulla responsabilità delle autorità

Arresto a Reggio Emilia: Jaber Naggay indagato per terrorismo e sotto osservazione psichiatrica

La storia processuale di Jaber Naggay è al centro di un’indagine che mescola elementi giudiziari, profili sanitari e passaggi internazionali. Arrestato dalla Digos a Reggio Emilia dopo la segnalazione della madre, il giovane è accusato di tentativo di arruolamento e di progettare un’azione violenta ispirata al Stato islamico. Fonti investigative segnalano conversazioni via Telegram tra il 5 e il 21 maggio, mentre il fermo è avvenuto la sera del 21 maggio: Naggay è stato trovato disarmato in una laterale della via Emilia. Al centro del dibattito restano la natura dei collegamenti con l’estremismo e il peso delle sue condizioni psicologiche.

Accanto agli aspetti criminali si intrecciano questioni di cura e responsabilità: il ragazzo è tornato in Italia dopo essere stato espulso dalla Germania nel gennaio 2026 e, stando al suo legale, era seguito dal Centro di salute mentale locale e assumeva terapie farmacologiche. L’avvocato Maurizio Colotto ha chiesto una valutazione sulla capacità processuale e ha annunciato che avrebbe incontrato il proprio assistito in carcere; ha inoltre riferito che la famiglia si sta organizzando per tornare in Italia. Le autorità procedono invece con l’istruttoria e con la collaborazione tra uffici locali e centrali.

Le circostanze dell’arresto

La dinamica del fermo ricostruita dagli investigatori descrive una sequenza di interventi coordinati: dopo la segnalazione materna del pomeriggio del 21 maggio, che indicava l’intenzione del figlio di portare in centro un coltello per aggredire persone, la Digos ha intensificato i controlli. Verso le 22 gli agenti hanno individuato Naggay in via Roma; non è stato trovato con armi. Nel corso dell’interrogatorio sono emerse chat dove si discuteva di una presunta “operazione” da compiere in Italia o in Svizzera, paese che il giovane avrebbe detto di voler raggiungere anche in bicicletta. L’episodio si inserisce in un contesto cittadino già affollato per eventi sportivi e musicali.

Le prove iniziali e l’udienza di convalida

Le conversazioni raccolte tra il 5 e il 21 maggio e alcuni elementi acquisiti in fase di fermo hanno portato alla contestazione di reati con finalità di terrorismo. In udienza di convalida, tenutasi il 25 maggio, il giudice ha disposto la custodia cautelare in carcere e chiesto il coinvolgimento della Procura Antiterrorismo di Bologna. Il giovane ha scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere e non ha rilasciato dichiarazioni al giudice. Gli atti riportano anche che Naggay era già monitorato dalla Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione da tempo, a seguito di ripetute esternazioni a favore dell’estremismo islamico.

Il quadro psichiatrico e il passato in Germania

Il profilo clinico del 22enne pesa molto nell’interpretazione dei fatti. Naggay ha alle spalle ricoveri in strutture psichiatriche tedesche e, secondo la difesa, era stato dimesso da un reparto del Centro di salute mentale locale pochi giorni prima dell’arresto, dopo un ricovero iniziato a metà febbraio. In Germania, dove si era trasferito da bambino, era stato arrestato nel 2026 in relazione a un allarme bomba a Villingen: quel caso e le successive valutazioni cliniche avevano già fatto emergere pareri discordanti sul grado di pericolosità e sulla capacità di controllo del soggetto.

Perizie a confronto

Le perizie citate negli atti espongono visioni diverse: da una parte specialisti che hanno considerato immaginari i contatti con esponenti dell’estremismo, dall’altra consulenti che hanno ritenuto la condizione del giovane tale da influire significativamente sulla sua capacità di autocontrollo. Secondo una delle valutazioni germane, in assenza di adeguate misure terapeutiche la probabilità di recidiva era elevata, anche per la scarsa empatia descritta nei referti. Questi elementi alimentano la richiesta di una nuova perizia psichiatrica avanzata dalla difesa per stabilire la capacità d’intendere e di volere.

La posizione della difesa e i prossimi passi

L’avvocato Maurizio Colotto ha ribadito l’esigenza di cure appropriate e contestato l’idea che il carcere sia il luogo adatto per un giovane con disturbi psichiatrici e, secondo la difesa, con un quadro di autismo. Il legale ha ufficializzato l’intenzione di incontrare il cliente in carcere e ha comunicato che la famiglia sta rientrando in Italia per seguirne la situazione, come dichiarato il 28/05/2026. Sotto il profilo processuale, le indagini proseguiranno per ricostruire eventuali collegamenti con reti radicali estere e per valutare l’incidenza delle condizioni psicologiche sulla responsabilità penale.

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