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Bologna: lettera anonima condanna a morte Bonaccini e Lepore

Una missiva anonima condanna a morte il sindaco di Bologna e l’ex presidente regionale, suscitando denuncia e reazioni politiche.

Bologna: lettera anonima condanna a morte Bonaccini e Lepore

Una mattina di 25 settembre, una dipendente dell’ufficio postale comunale di Bologna ha ritirato una busta priva di mittente indirizzata a Palazzo d’Accursio. All’interno, una scritta a caratteri cubitali recitava: Stefano Bonaccini e Matteo Lepore sono condannati a morte. La lettera di minacce è stata subito denunciata alle autorità, segnando un nuovo episodio di intimidazione contro due figure di spicco della politica locale e nazionale.

La consegna della minacciosa missiva

Il documento è stato recapitato direttamente all’interno degli uffici comunali, senza alcuna indicazione di provenienza. La posta, infatti, è stata consegnata nella cassetta del Comune di Bologna, dove la dipendente, occupandosi della classica gestione della corrispondenza, ha scoperto il contenuto scioccante. La lettera, redatta a mano, non presenta firma né riferimenti che possano subito individuare l’autore, rendendo più difficile il lavoro delle forze dell’ordine.

Le autorità hanno avviato un’indagine preventiva, vagliando le riprese delle telecamere di videosorveglianza installate nella zona e interrogando il personale postale. La Polizia sta analizzando tutti i possibili scenari, dalla consegna tramite corriere privato a un invio diretto da parte di un residente, senza escludere nessuna pista. L’obiettivo è identificare rapidamente il responsabile, in un contesto in cui la sicurezza dei rappresentanti istituzionali è diventata una priorità.

Il clima di tensione a Bologna

Il caso si inserisce in una fase di particolare clima di tensione per la città emiliana. Già a luglio, il centro storico aveva subito l’assalto di circa duecento individui durante un presidio in memoria di Abderrahim Fakir, provocando danni e incendi. A seguito di quegli avvenimenti, il sindaco Matteo Lepore è stato posto sotto scorta, con due operatori della Guardia di Finanza al suo fianco durante gli impegni pubblici.

Negli ultimi mesi, Lepore è stato bersaglio di insulti e minacce diffuse sui social network e via e-mail, anche con la diffusione del suo vecchio indirizzo di residenza. Parallelamente, Stefano Bonaccini – ex presidente della Regione Emilia-Romagna e ora europarlamentare del Partito Democratico – ha già subito diversi atti intimidatori, come la divulgazione del suo numero di telefono da gruppi no-vax nel 2022. Questi episodi hanno alimentato un senso di vulnerabilità tra le istituzioni locali.

Le reazioni delle istituzioni

Il Partito Democratico e la segretaria Elly Schlein

Elly Schlein ha definito la vicenda gravissima e inaccettabile sottolineando che “l’odio non può essere tollerato come strumento di confronto politico”. Ha aggiunto che la minaccia mira a ridurre la libertà di confronto democratico e ha espresso pieno sostegno a Bonaccini e Lepore, confidando nell’intervento efficace delle autorità.

Il presidente regionale Michele de Pascale

Michele de Pascale ha ribadito la propria vicinanza personale e istituzionale ai due politici, affermando che “nessuna forma di odio, minaccia o violenza può trovare spazio nel confronto democratico”. Ha chiesto alle forze dell’ordine di individuare al più presto il colpevole e ha promesso la difesa dei valori della democrazia in Emilia-Romagna.

Il segretario provinciale del PD Enrico Di Stasi

Di Stasi ha ricordato che il clima di intimidazioni è “un fattore di pericolosa polarizzazione” e ha chiesto a tutte le forze politiche di condannare senza ambiguità le intimidazioni, invitando a “abbassare i toni” e a isolare chi alimenta l’odio. Ha ribadito la piena solidarietà del Partito a Bonaccini e Lepore.

Il capo gruppo di Fratelli d’Italia Galeazzo Bignami

Bignami ha definito l’atto “vigliacco” e ha chiesto una condanna unanime, sottolineando che la dialettica politica deve rimanere entro i limiti del rispetto democratico. Ha auspicato una rapida individuazione dei responsabili e il loro porto a giudizio.

Altre voci istituzionali

Il ministro del Lavoro Marina Calderone ha condannato “categoricamente” le minacce, ribadendo che il confronto politico deve sempre avvenire nel rispetto delle persone. Anche il deputato Andrea De Maria ha espresso la sua solidarietà, definendo il caso “un ulteriore episodio di intimidazione inaccettabile”.

Tutte queste dichiarazioni convergono su un unico messaggio: la democrazia non può cedere di fronte alla violenza verbale o fisica, e le istituzioni sono chiamate a proteggere chi le rappresenta. La ricerca dell’autore della lettera continua, in attesa che le indagini della Polizia facciano piena luce su questo grave atto di intimidazione.

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