In Italia, la lotta contro la criminalità organizzata si sta concentrando non solo sull’arresto dei leader, ma anche sul destino dei beni sequestrati. Due iniziative recenti, una a Bologna e l’altra in Sicilia, evidenziano come le autorità stiano cercando di trasformare questi patrimoni in risorse per la collettività.
Il Fondo Unico Giustizia è al centro di una proposta avanzata da Libera Bologna che chiede di destinare il 2% delle sue risorse al riutilizzo sociale dei beni confiscati. L’appello è stato formulato venerdì 2 ottobre 2026, durante il Festival dell’Informazione Libera e dell’Impegno (F.I.L.I.) svoltosi a Villa Celestina esempio di proprietà riciclata da una precedente operazione di confisca.
Libera Bologna propone il 2% del Fondo Unico Giustizia per il riuso sociale
Andrea Giagnorio, referente dell’associazione, ha sottolineato che “i beni confiscati sono una risorsa per tutta la comunità e vanno messi al centro dell’attenzione politica”. Il problema principale, secondo l’organizzazione, è rappresentato dai costi di ristrutturazione e gestione che gravano su chi riceve gli immobili, rischiando di bloccare il loro riutilizzo. L’allocazione del 2% consentirebbe di coprire tali spese, accelerando la trasformazione di appartamenti, locali commerciali e spazi inutilizzati in soluzioni concrete per la crisi abitativa.
Le imprese confiscate: un caso da 20 anni a Bologna
Negli ultimi vent’anni, nella provincia di Bologna sono state confiscate 26 aziende, di cui 12 operano nel settore immobiliare e delle costruzioni – un ambito particolarmente vulnerabile alle infiltrazioni mafiose. Libera Bologna intende pubblicare a breve un dossier dedicato a queste realtà, offrendo uno strumento operativo a cittadini, istituzioni e imprese per tutelare i posti di lavoro e garantire la continuità produttiva, evitando che le attività ritornino nelle mani sbagliate.
La Regione Sicilia assegna 5 milioni per la riqualificazione dei beni sequestrati
Parallelamente, la Regione Sicilia ha varato un avviso da 5 milioni di euro destinati a comuni e consorzi per la legalità. L’assessora Nuccia Albano ha spiegato che il finanziamento servirà a rendere nuovamente fruibili gli immobili confiscati, trasformandoli in centri per i servizi sociali e socio-assistenziali. Ogni progetto potrà ricevere un contributo fino a 300 mila euro a condizione che gli interventi siano finalizzati all’adeguamento, alla rifunzionalizzazione e alla dotazione di arredi necessari.
Priorità alle aree di maggior disagio sociale
Nel criterio di valutazione, le proposte provenienti da zone con più alto livello di disagio sociale ottengono un punteggio più elevato. Inoltre, i comuni con popolazione inferiore a 100 mila abitanti beneficiano di criteri di premiatura specifici, promuovendo così una distribuzione più equa dei fondi. La misura si inserisce nel più ampio progetto di dare concretezza al principio secondo cui “un bene sottratto alla criminalità deve tornare a essere patrimonio della comunità”, concetto ribadito anche in memoria del magistrato Giovanni Falcone.
Prospettive di un modello integrato per la legalità e lo sviluppo
Le due iniziative, pur nate in contesti geografici diversi, condividono l’obiettivo di trasformare il patrimonio confiscato in strumenti di sviluppo locale. L’azione di Libera Bologna, focalizzata sul riutilizzo sociale degli immobili e delle imprese, trova eco nel sostegno finanziario siciliano, che punta a convertire gli immobili in centri di assistenza. Se entrambe le misure otterranno il sostegno necessario, potrebbero costituire un modello replicabile in altre regioni, con il potenziale di ridurre la marginalità territoriale e di rafforzare la percezione di una giustizia che produce benefici concreti per la cittadinanza.



