Il 19 luglio scorso il 42enne Abderrahim Fakir è stato trovato privo di vita al Pilastro di Bologna, dopo un intervento della polizia che lo ha immobilizzato a terra. Gli agenti, di età 23 e 28 anni, hanno cercato di contenere l’uomo che mostrava segni di agitazione estrema. L’accaduto ha scatenato un’inchiesta per omicidio colposo che coinvolge sia i due agenti sia i quattro volontari della Croce Rossa presenti sul posto.
Fin dalle prime ore le indagini hanno evidenziato la mancanza di un dispositivo mobile: la Procura disponeva solo del primo smartphone di Fakir. Solo di recente un amico di famiglia, preoccupato per la privacy delle conversazioni, ha consegnato alla Procura il secondo cellulare custodito per settimane.
Recupero del secondo smartphone e avvio delle analisi
L’amico, totalmente estraneo ai fatti, è stato sentito dalla Procura e, dopo aver consultato l’avvocato Fabio Anselmo ha consegnato il dispositivo. I pubblici ministeri Morena Plazzi, Domenico Ambrosino e Francesca Arienti, sotto la guida del capo procuratore Paolo Guido, hanno disposto l’esame forense del telefono con le stesse modalità utilizzate per il primo.
Modalità di esame dei dati
Gli specialisti proverranno a estrarre messaggi, cronologia chiamate, foto di ricette mediche e qualsiasi evidenza che possa ricostruire le ore precedenti al decesso. L’obiettivo è capire con chi Fakir fosse in contatto, quale fosse la sua attività quel pomeriggio e, soprattutto, individuare eventuali patologie pregresse che possano aver innescato la crisi mentale descritta dalle testimonianze.
Autopsia e ipotesi sulla causa della morte
I primi risultati dell’autopsia effettuata a Padova nella sede dell’anatomopatologa Cristina Basso, escludono cause cardiache e cerebrali. Il crescente accumulo di sangue nei polmoni indica un fenomeno di asfissia mentre gli esami tossicologici hanno rilevato la presenza di cocaina nell’organismo. La sostanza, assunta prima dell’intervento, era però in quantità non elevata.
Le autorità stanno valutando se la posizione di contenzione a pancia in giù adottata dai due agenti, abbia aggravato la difficoltà respiratoria di Fakir. Il 2 ottobre i consulenti di tutte le parti – rappresentanti della Procura, periti e avvocati – si riuniranno per confrontare i risultati degli esami tossicologici, istologici e di imaging, al fine di definire le eventuali concause del decesso.
Il ruolo delle forze dell’ordine e dei soccorritori
I due agenti intervenuti sono stati inseriti nella registrazione 45 bis una procedura preliminare che consente di valutare se l’azione di contenzione possa costituire una giustificazione. Parallelamente, i quattro volontari della Croce Rossa, presenti per prestare soccorso immediato, sono anch’essi oggetto di verifica. La Squadra Mobile e il RIS dei Carabinieri continuano a raccogliere testimonianze e a ricostruire la scena per capire se vi siano stati errori procedurali.
In attesa dei risultati definitivi, la Procura dovrà decidere se procedere con un’archiviazione preliminare o se aprire un’indagine formale nei confronti dei soggetti coinvolti. Gli investigatori confidano che l’analisi del secondo cellulare e la revisione dell’autopsia forniscano gli elementi necessari per chiarire le responsabilità e per offrire una risposta alla famiglia di Fakir.



