Il distretto ceramico di Imola, storicamente uno dei motori dell’economia locale, sta vivendo una fase di forte tensione. L’aumento dei costi energetici le tensioni geopolitiche e la progressiva contrazione dei mercati hanno ridotto drasticamente gli ordini, colpendo non solo i grandi stabilimenti ma anche le piccole imprese di impiantistica e tecnologia che costituiscono l’indotto.
Questa crisi si inserisce in un contesto già fragile, segnato da anni di ristrutturazioni aziendali e da una costante diminuzione della forza lavoro. Le aziende del settore, abituate a una produzione costante, ora si trovano a far fronte a fermi impianto prolungati, con il rischio di trasformare la temporanea flessione in una perdita permanente di posti.
Allarme della Filctem CGIL di Imola sul comparto ceramico
La Filctem CGIL di Imola che rappresenta i lavoratori dell’industria e dell’artigianato è stata la prima a sollevare la questione, evidenziando l’urgenza di interventi per preservare la continuità produttiva. Il sindacato sottolinea che la riduzione degli ordini ha già causato chiusure parziali e che, senza un sostegno adeguato, si potrebbero generare esuberi strutturali in un settore che già da tempo lotta per mantenere i livelli occupazionali.
Le parole di Cristina Cirina
«Il nostro obiettivo prioritario è evitare che queste difficoltà traducano i fermi impianto in esuberi strutturali e perdite definitive di posti di lavoro», ha affermato Cristina Cirina della Filctem CGIL di Imola. La dirigente ha aggiunto che non è sufficiente affidarsi esclusivamente agli ammortizzatori sociali per gestire la situazione, poiché questi strumenti non garantiscono la ripresa della produzione né la conservazione delle competenze professionali acquisite nel tempo.
Richieste concrete alle istituzioni
Il sindacato rivolge un appello urgente alle autorità a livello nazionale e locale, chiedendo misure specifiche per contenere i costi dell’energia e per inserire garanzie di sostegno nella prossima Legge di Bilancio. La proposta è quella di introdurre derivati o soglie di prezzo, nonché incentivi per l’adozione di tecnologie a basso consumo, in modo da ridurre l’onere finanziario sulle imprese ceramiche.
«Chiediamo alle istituzioni e alla politica di intervenire a tutti i livelli prima che sia troppo tardi», ha concluso Cirina, ribadendo che la tutela dell’occupazione, dei redditi e delle competenze è fondamentale per evitare una crisi a catena che coinvolgerebbe anche le aziende dell’indotto.
Rischi di un peggioramento strutturale
Se le misure richieste non verranno attuate rapidamente, le conseguenze potrebbero estendersi oltre il singolo comparto. La perdita di posti di lavoro nella ceramica avrebbe effetti moltiplicatori sull’intera filiera, dal trasporto dei materiali alla manutenzione degli impianti, compromettendo la capacità del territorio di attrarre nuovi investimenti e di mantenere le competenze tecniche accumulate negli ultimi decenni.
La Filctem CGIL di Imola resta in attesa di una risposta concreta da parte delle istituzioni, consapevole che il futuro del distretto ceramico dipende da decisioni politiche che non possono più rimandare.



