Sabato 10 ottobre, la piazza Cattedrale di Ferrara è diventata il centro di una manifestazione organizzata da Ferrara per la Palestina. Più di trecento persone hanno riunito le proprie voci per chiedere la fine del genocidio in corso a Gaza, a tre anni dal suo inizio.
Le storie dei bambini che hanno ispirato la protesta
Tra le bandiere palestinesi e le kefiah sventolanti, sono stati esposti due cartelli con le foto di Ibrahim e Haitham, due minori segnalati su Facebook e Instagram. Silvia, una partecipante, ha spiegato che Ibrahim è stato ferito da una scheggia al cervello, mentre Haitham vive in una tenda e spera di raggiungere il Regno Unito grazie a parenti lì presenti. Il Ministero della Salute palestinese riporta 21.524 bambini colpiti, un dato che sottolinea l’entità della crisi infantile nella striscia.
“Sono un bambino che lotta per la pace e la giustizia”
Il cartello di Silvia riporta le parole di un bambino: «Sono un bambino che lotta per la pace e la giustizia, ma nonostante questo, hanno voluto silenziare la mia voce…». Il messaggio è stato usato per dare visibilità non solo a Ibrahim e Haitham, ma a tutte le vittime minorili della guerra.
Le richieste politiche avanzate dal gruppo
Un altro manifestante, identificato con la sigla “E.”, ha tenuto al collo un cartello recante il motto «Blocchiamo tutto!». Il messaggio chiedeva la cessazione immediata del finanziamento italiano all’“apartheid” a Gaza, rimarcando il ruolo di aziende come Leonardo nella fornitura di armamenti. Parallelamente, la rappresentante Nesrin di Ferrara per la Palestina ha richiesto il ritiro del ddl antisemitismo la sospensione di ogni accordo di cooperazione militare ed economica con Israele, e la liberazione dei prigionieri politici italiani citati per nome.
Un’economia di guerra in Italia
Adam, portavoce del movimento, ha evidenziato che il governo italiano prevede di destinare il 5 % del PIL alla spesa militare entro il 2035. Ha inoltre ricordato l’inchiesta della giornalista indipendente Linda Maggiori, la quale ha chiesto informazioni sui carichi di armi dal porto di Ravenna verso Israele. L’Agenzia delle dogane, citata nei documenti legali, ha rifiutato di pubblicare i dati, indicando che la loro diffusione comprometterebbe la “sicurezza nazionale”.
Altri raduni nell’Abruzzo: Chieti e Pescara
Il 10 ottobre, anche Chieti ha ospitato un incontro pubblico in piazza G.B. Vico, organizzato da Chieti bene comune, con approfondimenti su sionismo, spartizione della Palestina e movimenti anti-guerra dal ‘68. Nel pomeriggio, a Città Sant’Angelo, la Onlus Gazzella ha tenuto laboratori per bambini su aquiloni e lingua araba, seguiti da un dibattito e una cena sociale. Sempre la stessa giornata ha visto un presidio nella pineta di Villa Rosa a Martinsicuro, curato da Vibrata per la Palestina.
Flash mob a Pescara
Domenica 11 ottobre, l’assemblea “Disarmare la pace, disertare la guerra” ha organizzato un flash mob in piazza Muzii, Pescara, con l’obiettivo di mantenere alta l’attenzione sul conflitto e sui 300 bambini uccisi dal 7 ottobre, data descritta da Adam come un “atto di resistenza armata” del popolo occupato.
Nel complesso, le mobilitazioni dell’Abruzzo hanno messo in luce non solo la protesta contro il conflitto a Gaza, ma anche le preoccupazioni relative al ddl antisemitismo alle leggi di sicurezza e alla continuità dell’economia bellica italiana.



