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Cassazione conferma la custodia preventiva per due palestinesi

La Cassazione rifiuta le appelli e prosegue la detenzione dei due palestinesi legati a un’inchiesta sui finanziamenti a Hamas.

Cassazione conferma la custodia preventiva per due palestinesi

Il 9 ottobre la Corte di Cassazione ha emesso una decisione cruciale per due cittadini palestinesi detenuti in Italia: Ra’ed Dawoud, incarcerato nella casa circondariale dell’Arginone a Ferrara, e Mohammad Hannoun, attualmente recluso a Terni. I difensori di entrambi avevano presentato un nuovo ricorso contro la custodia cautelare ma la Suprema Corte ha respinto le istanze, lasciando intatte le misure restrittive.

Indagine su presunti finanziamenti a Hamas

Il caso affonda le radici nell’arresto di Dawoud avvenuto il 27 dicembre 2025. Originario della Cisgiordania, cittadino italiano e residente a Milano, è stato indicato dagli inquirenti come figura di riferimento nella sede milanese dell’Associazione Benefica di Solidarietà con il Popolo Palestinese (Abspp) insieme a Yaser Elasaly. Le autorità sostengono che le attività dell’Associazione siano state utilizzate per deviare fondi destinati a Hamas, mentre la difesa insiste sulla natura umanitaria delle raccolte a favore della popolazione palestinese.

Il ruolo di Mohammad Hannoun e dell’Api

Parallelamente, Mohammad Hannoun, presidente dell’Associazione Palestinesi in Italia (Api) è stato imputato nello stesso procedimento giudiziario. Anche lui è soggetto a custodia cautelare e si trova nel carcere di Terni. La Procura di Genova ha accusato sei individui, tra cui Dawoud, Hannoun, Riyad Albustanji e Yaser Elasaly, di essere parte di una rete che avrebbe facilitato i flussi finanziari verso Hamas attraverso associazioni benefiche.

Documenti israeliani e controversie processuali

Una parte sensibile del fascicolo investigativo riguarda i documenti israeliani forniti da un funzionario dell’intelligence identificato solo con lo pseudonimo “Avi”. Questi materiali, provenienti da contesti di guerra, sono stati giudicati inammissibili sia dal Tribunale del Riesame di Genova sia dalla Cassazione, per l’impossibilità di verificare l’identità della fonte e la mancanza di una catena di custodia certificata. La Corte ha inoltre criticato l’uso di fonti aperte senza adeguata verifica.

Procedimenti preliminari e ricorsi della difesa

Il 19 giugno il Tribunale del Riesame aveva confermato la custodia cautelare per Dawoud, Hannoun, Albustanji e Elasaly, decisione contestata dalla difesa che aveva poi presentato un nuovo ricorso. Il 18 settembre la Procura di Genova ha notificato la chiusura delle indagini preliminari a tutti i sei indagati, suscitando la reazione dei legali, tra i quali l’avvocato Dario Rossi, che ha definito la tempistica “stupisce” e ha avvertito che la chiusura potrebbe mirare a evitare la scadenza dei termini di detenzione preventiva. Nel frattempo, il 21 settembre è stata inviata una rogatoria internazionale a Israele per interrogare “Avi”, senza finora ottenere risposta.

Condizioni carcerarie e prossimi sviluppi giudiziari

Gli avvocati hanno inoltre denuncato le dure condizioni di vita dei quattro palestinesi detenuti all’Arginone, evidenziando sovraffollamento, temperature estive estreme e difficoltà di mantenere i contatti familiari. La decisione della Cassazione sul 9 ottobre riguarda solo Dawoud e Hannoun; per Yaser Elasaly e Riyad Albustanji è attesa una nuova pronuncia il 13 novembre. Nel frattempo, la difesa continua a sollevare dubbi sull’utilizzabilità delle intercettazioni, sulla correttezza delle traduzioni e sulla reale consapevolezza degli indagati riguardo alla destinazione dei fondi.

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