Il processo per l’omicidio pluriaggravato dell’83enne Antonio Rivola deceduto il 5 settembre 2024 nel reparto di Lungodegenza dell’ospedale Mazzolani-Vandini di Argenta ha portato in udienza nuovi confronti tra accusa e difesa. Gli avvocati Lorenzo e Giacomo Valgimigli hanno messo in luce una serie di discrepanze legate alla gestione dei farmaci in reparto e ai riscontri tecnici raccolti dai carabinieri del Nas di Bologna.
Nel corso del controesame sono emersi numeri e documenti che non combaciano: ordini, bolle di consegna e annotazioni cliniche mostrano vuoti e diciture generiche che, sostiene la difesa, rischiano di deformare il quadro degli eventi. Il procedimento è aggiornato al 29 ottobre quando tornerà in aula per ulteriori sviluppi.
Anomalie negli ordini e nelle cartelle sull’uso di Midazolam
I militari del Nas di Bologna hanno segnalato che nel 2024 all’ospedale di Argenta furono ordinate 230 fiale a fronte di 200 ricoveri. In particolare, tra giugno e ottobre risultano quattro ordinativi per un totale di 80 fiale. Secondo gli investigatori, i consumi stimati sono almeno 62 fiale mentre nelle cartelle cliniche tra giugno e agosto compaiono solo 35 registrazioni e in reparto risultavano 18 fiale in giacenza, con un ammanco calcolato di 27 fiale in tre mesi.
La contestazione della dicitura “multifarmaco”
La difesa ha lasciato intendere che la voce multifarmaco nelle cartelle potrebbe aver occultato l’uso del Midazolam ovvero che il sedativo sia stato somministrato ma non registrato con il nome del principio attivo. Questo punto è centrale: se le annotazioni sono generiche, il confronto tra fiale ordinate e somministrazioni potrebbe risultare fuorviante.
Il ruolo dell’Esmeron e le fiale mancanti del 2023
L’accusa ritiene che il miorilassante Esmeron sia stato impiegato per uccidere Rivola; si tratta di un farmaco usato in contesti di intubazione e non di routine in reparti di lungodegenza. L’ultima fornitura registrata risale al 27 marzo 2023 quando fu consegnata una confezione da 10 fiale ma in reparto ne sono state trovate solo 6. Gli inquirenti indicano
Ordini plurimi e responsabilità individuali
Dai registri emerge che una decina di infermieri avrebbero ordinato il farmaco in diversi momenti; Matteo Nocera figura tra gli ordinanti ma, secondo i documenti, avrebbe richiesto l’Esmeron una sola volta su 47 ordini complessivi, per un totale di 20 fiale. La difesa ha usato questi dati per sottolineare l’assenza di un nesso diretto e univoco tra gli ordini e la singola responsabilità dell’imputato.
Riscontri tecnici, Dna e fotografie: punti critici del controesame
Nel controesame del luogotenente Davide Bruni la difesa ha evidenziato limiti negli accertamenti forensi. Sulle fiale di Midazolam rinvenute in un alibox non sono state isolate tracce utili di Dna; l’unica evidenza citata è una siringa con residui del sedativo su cui è stato identificato un solo profilo femminile sullo stantuffo. Gli investigatori avevano cercato di associare il materiale biologico ai pazienti attraverso le somministrazioni, ma tutti avevano un catetere endovenoso circostanza che complica la lettura dei risultati.
In aula è stata affrontata anche la questione di alcune fotografie scattate nel 2022 con il cellulare di un’infermiera e mai formalmente denunciate: secondo il luogotenente Bruni non esisteva una segnalazione interna documentata, soltanto riferimenti informali alla coordinatrice. Sul legame tra quelle immagini e le condotte attribuite a Nocera non è stato prodotto un riscontro tecnico definitivo; il nesso, per ora, è costruito su testimonianze e intercettazioni che descrivono pazienti meno reattivi dopo il turno dell’imputato.
Il fascicolo sulla formazione e il decreto di equipollenza
Separatamente, la posizione di Nocera è aggravata da accuse di truffa aggravata ed esercizio abusivo della professione legate al titolo di studio. Forgione ha ricostruito che Nocera, dopo esperienze come Oss a Imola dal 2017 e incarichi in Toscana e Salerno, nel 2021 partecipò al concorso per infermiere a Ferrara allegando un decreto di equipollenza richiesto al Ministero il 15 giugno 2020. Quel decreto è risultato formalmente autentico, confermato sia dal Ministero italiano sia da quello romeno, ma a novembre 2025 la Procura ha chiesto un approfondimento incrociando voti e cartellini di presenza per verificare la corrispondenza delle ore svolte tra il 2016 e il 2019.
Le prossime udienze dovranno dirimere questi elementi tecnici e documentali che la difesa definisce elementi di dubbio sostanziale, mentre l’accusa punta a ricostruire una catena di responsabilità basata sugli ordini, sulle mancanze documentali e sulle dichiarazioni raccolte.



