Il quadro emerso mercoledì, 21 ottobre 2026 è caratterizzato da messaggi di stampo violento circolati nelle chat delle scuole, con minacce rivolte a studenti e studentesse che hanno spinto famiglie a trattenere i figli da lezioni per precauzione. A Bologna le segnalazioni sono arrivate al sindaco Matteo Lepore, che ha dichiarato che le autorità competenti sono state informate e che “le forze dell’ordine stanno seguendo con molta attenzione e cura“. In più aree dell’Emilia-Romagna sono stati rilevati messaggi e video che annunciavano presunte violenze organizzate, generando apprensione tra le famiglie.
Allarme nelle scuole di Bologna e in altre città
Il fenomeno segnala come catene e gruppi sui social possano creare panico in contesti educativi: il sindaco Lepore ha parlato di “catene social create per diffondere il terrore e confusione” e ha precisato che, al momento, non risultano elementi concreti di pericolo imminente. Le comunicazioni diffuse sui canali digitali includevano dichiarazioni che minacciavano aggressioni sessuali contro studentesse e appuntamenti violenti per il fine settimana, inducendo in alcune famiglie della regione la decisione di non mandare i figli a scuola. Le autorità locali hanno raccolto le segnalazioni per avviare accertamenti e valutare eventuali provvedimenti di ordine pubblico.
Reazione delle istituzioni locali
Di fronte all’ondata di segnalazioni i Comuni e le forze dell’ordine hanno intensificato i contatti per coordinare verifiche e interventi. Il richiamo alle istituzioni è stato chiaro: occorre monitorare i flussi comunicativi senza alimentare allarmismi, distinguendo tra messaggi intimidatori e minacce accompagnate da elementi concreti. In questo contesto, la presenza di strumenti digitali che amplificano voci e video ha reso più urgente una risposta coordinata tra enti locali e centrali per tutelare la sicurezza degli istituti scolastici e delle comunità.
Il decreto del Governo approvato dal Consiglio dei ministri
Nella serata precedente il Consiglio dei ministri ha approvato un nuovo provvedimento volto a contrastare la criminalità legata a disordini pubblici. Il testo, definito dal Governo come misura per la sicurezza pubblica, introduce tra l’altro il reato di partecipazione violenta a manifestazioni pubbliche, aggravanti per devastazione e saccheggio e per attentato a impianti di pubblica utilità, nonché una qualifica aggravata del danneggiamento se commesso da un gruppo organizzato. Sono inoltre previste la procedibilità d’ufficio per lesioni a ufficiali o agenti e strumenti amministrativi volti a far fronte ai danni causati dalle violenze.
Disposizioni pratiche e misure operative
Il provvedimento include l’adozione di sanzioni amministrative e ingiunzioni di risarcimento per coprire i danni materiali connessi ai disordini, insieme a misure preventive come l’avviso orale con il divieto di radunarsi in luoghi pubblici o aperti al pubblico. A livello operativo, è stata già prevista l’applicazione di rinforzi sul territorio: a Milano saranno impiegati altri 500 militari fino alla fine dell’anno, a supporto di polizia e carabinieri, per garantire ordine e proteggere infrastrutture sensibili.
Interventi specifici sui minorenni
Una parte significativa del decreto riguarda i ragazzi tra i 14 e 18 anni. La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni ha spiegato che viene introdotta una presunzione della capacità di comprendere le proprie azioni per quella fascia di età, “salvo prova contraria”: “Quella norma è in Parlamento, ma con il decreto di oggi diventa operativa immediatamente“, ha dichiarato la premier riferendosi alla misura. Inoltre, è prevista la possibilità di applicare il fermo preventivo anche ai minorenni, secondo quanto annunciato dalla presidente del Consiglio.
Sul tema della responsabilità economica è stato ribadito il principio del “chi rompe paga“: “E se chi rompe è un minorenne, pagano i suoi genitori“, ha aggiunto la presidente, sottolineando come alcune delle disposizioni sulla responsabilità dei genitori fossero già previste in normative vigenti. Queste misure puntano a responsabilizzare le famiglie e a creare strumenti di deterrenza contro comportamenti collettivi violenti che coinvolgano giovani.
Il quadro che emerge combina azioni immediate di tutela del territorio con interventi normativi che incidono su responsabilità penali e amministrative. Le autorità locali e centrali mantengono il monitoraggio sulle comunicazioni digitali e sugli sviluppi in strada, nella logica di prevenire episodi che mettano a rischio l’incolumità delle persone e la tenuta dei servizi pubblici.



