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Misure di sicurezza e sanzioni: l’Italia stringe la risposta alle proteste

Bologna si difende: la Questura blocca i provocatori e il governo alza il pugno contro le proteste violente.

Misure di sicurezza e sanzioni: l’Italia stringe la risposta alle proteste

Venerdì 17 ottobre la capitale emiliana è stata teatro di scontri che hanno coinvolto centinaia di persone, provocando danni consistenti al patrimonio commerciale e a numerosi veicoli. In risposta, la Questura di Bologna ha adottato una serie di provvedimenti di prevenzione e, a livello nazionale, è stato varato il decreto cortei per inasprire le sanzioni contro la violenza nelle manifestazioni.

Il bilancio degli avvenimenti mette in luce una dinamica di escalation: una prima concentrazione spontanea in piazza Minghetti, seguita da una marcia che ha superato le 2.000 teste, per poi degenerare in lanci di oggetti contundenti nella zona della stazione ferroviaria. Le autorità hanno quindi dovuto affrontare non solo la ricostruzione dei fatti, ma anche la prevenzione di eventuali recidive.

Gli scontri del 17 ottobre a Bologna

Intorno alle 14:30 circa 500 persone si sono radunate in piazza Minghetti senza alcun preavviso alla questura. Il raduno, legato a gruppi locali come Cua e Plat, ha rapidamente attirato nuovi partecipanti, facendo crescere il corteo a circa 2.000 individui. Il corteo si è spostato verso piazza XX Settembre, dove le tensioni sono aumentate.

Danni nella zona della stazione

Nel tratto adiacente alla stazione ferroviaria, una fascia di circa 300 persone ha iniziato a lanciare pietre, bottiglie di vetro e oggetti metallici contro le forze dell’ordine. Alcuni manifestanti hanno anche accatastato biciclette, sottratto lamiere e griglie dai cantieri, provocando la rottura di vetrine, danni a negozi, autobus e veicoli privati. Le forze di polizia hanno dovuto intervenire con spray al pistacolo e taser, riportando quasi 200 feriti.

Nel corso della manifestazione sono stati effettuati cinque arresti e 50 persone sono state identificate, di cui sette successivamente deferite al giudice competente.

Provvedimenti di prevenzione della Questura

Il 20 ottobre la Questura ha comunicato l’applicazione di nove provvedimenti di prevenzione nei confronti di alcuni partecipanti ai disordini. Si tratta di un foglio di via obbligatorio, sei Dacur (divieto di accesso alle aree urbane) e due avvisi orali. Le misure sono state giustificate come necessarie “per prevenire il ripetersi di condotte pregiudizievoli per l’ordine e la sicurezza pubblica”.

Tra i soggetti interessati vi sono anche giovani nati nel 2008 e nel 2009, dimostrando la volontà dell’Amministrazione di estendere le restrizioni anche ai minorenni coinvolti nei fatti.

Decreto cortei: le novità legislative

Il Consiglio dei Ministri ha approvato il decreto cortei un provvedimento che trasforma la partecipazione violenta a manifestazioni in vero e proprio reato. Le pene previste variano da 2 a 5 anni di reclusione, con multe comprese tra 10.000 e 20.000 euro. L’utilizzo di armi improvvisate o di esplosivi aumenta la sanzione di un terzo fino a metà.

Per i minorenni, la legge introduce la possibilità di fermo preventivo e stabilisce una presunzione di imputabilità a partire dai 14 anni, invertendo il precedente criterio in cui la capacità di intendere e volere doveva essere dimostrata caso per caso. Inoltre, sono previste aggravanti per i reati di devastazione, saccheggio e attentato a impianti di pubblica utilità commessi durante le proteste.

Un ulteriore rinforzo della sicurezza è rappresentato dall’invio di 500 militari aggiuntivi a Milano fino al 31 dicembre 2026, con l’obiettivo di garantire una presenza più capillare in caso di nuove manifestazioni.

Arresti dei minorenni e decisioni giudiziarie

Il 20 ottobre si è tenuta la convalida degli arresti di quattro minorenni, tutti provenienti da famiglie di origine tunisina o pakistana. Tre di loro hanno ricevuto la misura della permanenza domiciliare con l’obbligo di presentarsi regolarmente al GIP, mentre al 17enne pakistano è stato imposto il divieto di uscire dalle ore 20:00 alle 7:00.

Il padre di una delle ragazze, Ali, ha manifestato la propria disperazione davanti al Tribunale dei minorenni, chiedendo il rilascio della figlia 16enne, affetta da asma, internata in un centro di accoglienza. “Sono arrabbiatissimo per quello che è successo. Se mia figlia non esce da lì io preferisco morire”, ha dichiarato tra le lacrime.

Il giudice ha ritenuto che, sebbene i giovani avessero partecipato alla manifestazione per motivi pacifici, alcuni hanno reagito alla confusione lanciando piccoli sassi contro gli agenti. La procura ha richiesto misure restrittive, mentre la difesa ha sostenuto la buona condotta dei giovani, chiedendo la libera permanenza a casa con la sola autorizzazione a frequentare la scuola.

Parallelamente, è stata convalidata l’arresto di un maggiorenne 21enne, studente di archeologia, che ha subito una frattura al setto nasale durante i confronti con la polizia. Il giudice ha optato per l’obbligo di firma, ritenendo non comprovata la resistenza agli agenti.

Le indagini della Polizia continuano: oltre ai cinque arresti, sono state presentate sette denunce e cinquanta identificazioni. La Questura ha già disposto dieci ulteriori provvedimenti di prevenzione, tra cui quattro Dacur rivolti a soggetti legati a collettivi come Cua, per limitare la loro libertà di movimento nelle aree sensibili della città.

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