Il venerdì 30 ottobre 2026 la capitale emiliana è stata teatro di una mobilitazione di massa proclamata dall’Unione sindacale di base (Usb). Dalla piazza Maggiore, il corteo ha attraversato il centro storico, ha sbarrato i viali di circonvallazione e si è diretto verso la tangenziale con l’obiettivo di fermare il traffico cittadino.
Le scuole hanno subito la prima ondata di protesta: gli studenti hanno chiuso le porte di licei come Copernico, Minghetti e Laura Bassi, organizzando sit-in e posizionando cassonetti rovesciati per bloccare gli ingressi. Fumogeni colorati, striscioni contro la guerra e il cosiddetto “carovita” hanno riempito le piazze, dove i cori più udibili erano “Noi la guerra non la vogliamo” e “Se ci togliete il futuro vi blocchiamo il presente”.
Il percorso del corteo e il tentativo di raggiungere la tangenziale
Partito da Piazza Maggiore, il corteo ha seguito la Strada Maggiore, per poi immettersi nei viali di circonvallazione. Lungo il tragitto, le forze dell’ordine in tenuta antisommossa hanno tentato più volte di contenere la marcia, soprattutto all’altezza di Via Stalingrado, di fronte al palazzo Unipol. Qui i manifestanti hanno intonato “Verso la tangenziale”, “Fateci passare” e “I lavoratori vogliono passare”, cercando di sfondare il cordone di polizia.
Intorno alle 13:00 la testa del corteo ha raggiunto la tangenziale, costringendo le autorità a chiuderla al traffico per diversi minuti. Anche un tratto di autostrada è stato temporaneamente interdetto, come confermato dalla Dire. Dopo circa un’ora e trenta minuti alcuni gruppi hanno iniziato a defluire, ma una parte del corteo è rimasta ferma sulla carreggiata fino alle 15:00.
Reazioni istituzionali, commercio e impatto sul traffico
Il sindaco Matteo Lepore, alla luce degli scontri avvenuti nelle precedenti manifestazioni, ha lanciato un appello alla calma: “È importante che chi manifesta veda garantito il proprio diritto di manifestare e allo stesso tempo rispetti la città”. Parallelamente, negozi di Via Farini e Via d’Azeglio hanno eretto barriere di legno e pannelli di compensato per proteggere le vetrine, anticipando la chiusura dei locali già dal 24 ottobre.
I servizi di trasporto pubblico hanno subito disturbi limitati: la stazione ferroviaria di Bologna non ha registrato cancellazioni significative, e gli autobus in città hanno continuato a circolare, seppur rallentati dal congestionamento generato dai cortei. I taxi, invece, sono rimasti disponibili. L’amministrazione locale ha comunque segnalato possibili disagi a macchia di leopardo per scuole, uffici pubblici e sanità.
Le richieste dei manifestanti
Secondo gli organizzatori, le ragioni della protesta includono carovita, il riarmo e l’“economia di guerra”, nonché l’aumento dei prezzi dei carburanti, i tagli a scuola e alla sanità e la stagnazione dei salari. L’Usb ha chiesto una revisione dei prezzi, un rialzo di salari e pensioni, e una spesa pubblica più orientata ai servizi sociali anziché alle armi.
Il tema ha avuto eco anche in più di cinquanta città italiane, con manifestazioni particolarmente fitte a Roma, Milano, Torino e Napoli, dove le forze dell’ordine hanno preparato dispositivi di ordine pubblico di ampia portata, inclusi elicotteri e droni.



