Il 01 giugno 2026 il neo costituito Comitato popolare Pilastro ha convocato un presidio davanti a Palazzo D’Accursio per protestare contro il progetto del museo delle bambine e dei bambini denominato Futura. Gli organizzatori hanno allestito una mostra fotografica per documentare i lavori in corso e la costante presenza delle forze dell’ordine nel quartiere, trasformando lo spazio pubblico in luogo di dibattito cittadino.
La manifestazione ha voluto porre l’accento non solo sull’opera in sé, ma anche sulle modalità di realizzazione e sul rapporto tra amministrazione e comunità locale, che secondo gli attivisti è stato caratterizzato da scarsa comunicazione e dall’assenza di risposte concrete alle richieste del rione.
Le ragioni del presidio
Alla base della mobilitazione ci sono accuse precise: il Comitato contesta la trasformazione del progetto originale e parla di un vero e proprio «ecomostro», lamentando l’uso continuativo del cemento e il ritorno delle betoniere in contrasto con l’idea iniziale di una struttura principalmente in legno e vetro. Le fotografie esposte servono a sostenere questa narrazione, mostrando cantieri attivi e transenne che, per gli attivisti, snaturano il progetto.
Materiali e impatto ambientale
Il comitato sottolinea che la scelta dei materiali incide sul carattere dell’intervento: dove era prevista una costruzione leggera e trasparente, oggi si notano gettate di calcestruzzo e opere di consolidamento. Per gli attivisti questo comporta una perdita di qualità ambientale e un aumento del consumo di suolo, elementi che alimentano la critica verso l’amministrazione comunale.
Presenza delle forze dell’ordine
Un altro elemento che ha acceso la protesta è la costante visibilità delle forze dell’ordine nel quartiere. I manifestanti hanno sintetizzato la loro protesta con lo slogan «Cemento e Polizia», ripetuto durante il presidio come denuncia della convivenza fra pratiche edilizie invasive e un elevato dispiegamento di agenti.
La richiesta di dialogo e i problemi del territorio
Il Comitato popolare Pilastro accusa il Comune di non aver avviato un confronto serio con i residenti: «È da gennaio che protestiamo e il Comune non ci ascolta né ci riceve», hanno affermato i portavoce. La richiesta principale è stata di sospendere i lavori, anche temporaneamente, per aprire un tavolo di ascolto che prenda in considerazione i bisogni del rione.
Questioni aperte oltre al museo
I manifestanti hanno ricordato che la controversia sul museo è inserita in un quadro più ampio di criticità locali: dalla scuola alla salute pubblica, dal verde urbano all’assistenza agli anziani. Per loro, la priorità dovrebbe essere l’investimento nelle necessità quotidiane del quartiere piuttosto che un’opera che percepiscono come imposta dall’alto.
Il dibattito politico e le iniziative istituzionali
All’interno di Palazzo D’Accursio la protesta è stata portata alla luce anche dal consigliere comunale Matteo Di Benedetto (Lega), che si è schierato a sostegno del presidio e ha depositato un ordine del giorno. Con quel testo propone di introdurre nelle pianificazioni comunali il principio del consumo di suolo zero e di promuovere interventi di depavimentazione e desigillazione in occasione di opere pubbliche e riqualificazioni.
Esito dell’ordine del giorno
La maggioranza di centrosinistra, tuttavia, ha deciso di rinviare il documento in commissione, evitando una discussione immediata in aula. L’iter proposto dal consigliere prende spunto da esempi di depaving portati avanti in altre città, ma dovrà prima passare attraverso approfondimenti e valutazioni tecniche.
Prossimi passi per il comitato
Il confronto pubblico non si fermerà al presidio: il Comitato popolare Pilastro ha convocato un’assemblea pubblica per il 5 giugno alla Casa di quartiere del Pilastro, dove si discuteranno strategie, richieste e possibili forme di pressione per ottenere un reale coinvolgimento dell’amministrazione.
La vicenda mette in evidenza il nodo tra progettualità urbana e partecipazione civica: su un terreno già segnato da necessità sociali e ambientali, l’arrivo di un’opera simbolicamente importante come il museo Futura diventa il catalizzatore di questioni ben più ampie, che riguardano consumo di suolo, trasparenza nelle decisioni e priorità di spesa pubblica.


