Ferrara ha vissuto una notte magica, una di quelle notti che restano impresse nella memoria collettiva. Il Parco Urbano Giorgio Bassani ha ospitato un evento storico: il ritorno di Vasco rossi dopo trentanove anni dall’ultima esibizione. Il Komandantearrivato in elicottero, ha riabbracciato la sua città con un concerto che ha lasciato il segno.
L’attesa era palpabile fin dal mattino, con 60.000 fan pronti a vivere un’esperienza unica. Il palco, una vera e propria cattedrale di metallodominava l’immenso spazio verde, pronto ad accogliere l’energia di una folla transgenerazionale. Quando le prime note dell’Intro hanno riempito l’aria, il parco ha tremato, e l’apparizione di Vasco è stata una scarica di adrenalina pura.
Un viaggio musicale attraverso gli anni
Il concerto è iniziato con Vado al massimoun brano del 1982 che Vasco non portava sul palco dal 1983. La scaletta, annunciata come diversa dal solito, ha mantenuto la promessa fin dall’inizio. Il primo blocco dello show è stato un viaggio serrato nel tempo, con perle come Fegato, fegato spappolato e Una nuova canzone per leimai eseguita dal vivo prima.
La folla ha cantato ogni singola parola, trascinata in un delirio rock senza freni da brani come Bolle di saponeAlibi e Ciao. La scaletta ha scavato nell’anima dei presenti, con momenti di nostalgia come Domani sì, adesso no e Tango… (della gelosia)che hanno fatto respirare l’atmosfera dei tempi del muretto.
Momenti di pura emozione
Le emozioni forti non sono mancate. Con Siamo soli e Se ti potessi direVasco ha ribadito il suo legame indissolubile con il proprio vissuto. La doppietta della provocazione con Gli spari sopra e C’è chi dice no ha trasformato il Parco Bassani in un’arena di pura resistenza rock.
La parte finale del concerto è stata un elenco di monumenti della musica italiana. Su Stupendo le braccia sono tutte alzate, su Rewind il parco esplode in un ballo dionisiaco e liberatorio. Ma è con Sally che i nodi alla gola sono diventati impossibili da mandare giù, commuovendo tre generazioni di fan.
La sorpresa di Claudio ‘Il Gallo’ Golinelli
La notte estense ha riservato un altro clamoroso colpo di scena. Quando è arrivato il momento di Siamo solo noil’inno generazionale per eccellenza, sul palco si è consumato il miracolo rock: a sorpresa è apparso Claudio ‘Il Gallo’ Golinelliil bassista storico di Vasco. Il boato del Parco Bassani è stato tellurico. La sua intesa con Vasco è stata quella di sempre, un’energia animale che ha incendiato definitivamente la prateria di Ferrara.
La tripletta finale è stata da pelle d’oca, con Vasco che ha indossato il cappello dell’associazione Libera contro le mafie. Vita spericolataCanzone e l’immancabile Albachiara hanno chiuso una serata indimenticabile sotto i fuochi d’artificio. Ferrara ha aspettato 39 anni, ma questa notte rimarrà impressa nella pietra per i prossimi cento.
Vasco ha dimostrato, ancora una volta, che il tempo per lui è solo un’opinione e che nessun palco sarà mai troppo grande per il suo immenso popolo. E stasera si replica, con la promessa di altre notti magiche.



