La storia di Imagbe Ehizomwengie36 anni, è un intreccio di migrazione, fortuna e giustizia. Arrivato in Italia dopo un viaggio attraverso il Niger e la Libia e lo sbarco a Palermo, ha vissuto per quasi dieci anni senza documenti, chiedendo l’elemosina a Pesaro. Nel novembre del 2026 ha acquistato un Gratta e Vinci con cinque euro ricevuti come elemosina: il biglietto si è rivelato vincente per 500mila euro. La sua vicenda, culminata con una decisione del Tribunale di Anconaha ripercussioni personali e legali che raccontano un percorso di integrazione e conflitti interni alla comunità.
Il viaggio, l’arrivo e la vita da irregolare
Imagbe racconta di essere fuggito dalla Nigeria perché, come figlio maggiore, avrebbe dovuto assumere un ruolo religioso all’interno di una setta familiare: «Mio padre era il capo spirituale di una società segreta e a me, essendo il figlio maschio maggiore, sarebbe toccato di succedergli. Mia madre, spaventata, mi consigliò di scappare». Dopo aver attraversato il Nigerè rimasto in Libia per circa due anniperiodo durante il quale è stato sequestrato e liberato previo pagamento di un riscatto. Lo sbarco è avvenuto a Palermo nell’estate del 2016; successivamente si è trasferito nelle Marche, stabilendosi in provincia di Ancona e in particolare a Pesarodove ha vissuto in condizioni di irregolarità per circa dieci anni.
La vincita, la fiducia tradita e l’accordo familiare
Nel novembre del 2026, mentre svolgeva attività di ambulante e chiedeva l’elemosina fuori da un supermercato di PesaroImagbe ha speso cinque euro per un Gratta e Vinci che si è rivelato vincente per 500mila euro. Immediata la sorpresa: «È incredibile, però è così. È fortuna. Ho anche pianto», ha dichiarato. L’assenza di un permesso di soggiorno gli ha però impedito di incassare direttamente la somma, perché non poteva aprire un conto corrente. Per questo motivo si è affidato a un connazionale, che avrebbe riscosso il premio per poi custodirlo fino alla regolarizzazione di Imagbe.
Il rapporto di fiducia si è però incrinato: secondo la ricostruzione, l’uomo incaricato dopo l’accredito ha cominciato a comportarsi come se quei soldi gli appartenessero. L’intervento di altri membri della comunità nigeriana e di parenti ha portato a un confronto e a un accordo che prevedeva il trasferimento di circa 250mila euro sul conto del cugino di Imagbe. Con quella somma è stata acquistata a Falconara Marittima l’attività commerciale Mama Africanche sarebbe servita come luogo di lavoro per Imagbe una volta ottenuti i documenti: «Il negozio l’ho venduto al cugino, ma lui è al lavoro ogni giorno», ha spiegato Omar, citato nella vicenda.
La gestione della somma e il ruolo della famiglia
L’accordo familiare ha dunque trasformato parte della vincita in capitale per un’attività locale, ma ha anche evidenziato la vulnerabilità di chi vive senza documenti: non poter aprire un conto limita l’accesso a tutele finanziarie e legali, costringendo a soluzioni informali che possono degenerare. La vicenda mostra come denaro, fiducia e sicurezza amministrativa siano strettamente connessi nel percorso di integrazione.
Il ricorso, la sentenza e il permesso di soggiorno
La storia di Imagbe ha approdato in sede giudiziaria quando la sua richiesta di permesso per protezione specialepresentata alla Questura di Pesaro e Urbino nel 2026, era stata respinta. Contro il diniego è stato presentato ricorso al Tribunale di Ancona. Nella sentenza depositata il 4 giugno il Tribunale ha valutato che l’uomo aveva costruito in Italia un concreto percorso di integrazione, considerando lavoroconoscenza della lingua italiana, legami familiari e l’assenza di precedenti penali. Il provvedimento della Questura è stato annullato e il diritto al permesso di soggiorno per protezione speciale è stato riconosciuto.
Alla notizia della decisione, Imagbe si è detto sollevato e grato: «Dico grazie all’Italia, ora farò una festa» e «Io sono contento: Italia grazie, mi piace stare qua». Le parole esprimono non solo la gioia per il riconoscimento formale della sua posizione, ma anche la volontà di restare e lavorare nel territorio.
La vicenda, resa pubblica il 07/06/2026, rimane un caso emblematico di come migrazione, normativa sull’immigrazione e relazioni informali possano intrecciarsi. Dal barcone alla sentenza del tribunale, passando per una vincita inaspettata comprata con cinque eurola storia di Imagbe mette in luce fragilità e opportunità del percorso di integrazione in Italia.



