La morte di Abderahim Fakir, un 43enne marocchino residente a Bologna, ha scatenato un’ondata di polemiche e domande senza risposta. L’uomo è deceduto durante un intervento delle forze dell’ordine nel quartiere Pilastro, e le circostanze del tragico evento sono ancora oggetto di indagine.
La Procura di Bologna, guidata dal procuratore Paolo Guido, ha aperto un fascicolo utilizzando il modello 45 bis un registro separato destinato alle annotazioni preliminari. Questo strumento è stato utilizzato per la prima volta per iscrivere i nomi di chi ha partecipato alle diverse fasi dell’intervento, senza però formalizzare indagini formali.
Le circostanze della morte
Secondo i primi accertamenti, gli agenti della polizia hanno segnalato al 118 che l’uomo stava vivendo una crisi psichiatrica. La situazione è degenerata quando Fakir ha iniziato a colpire l’auto della polizia. Gli agenti, con l’aiuto di un civile, hanno immobilizzato l’uomo utilizzando uno spray urticante e lo hanno ammanettato. Poco dopo, Fakir ha accusato un malore ed è deceduto.
La famiglia di Fakir ha espresso dubbi sulle circostanze della morte. La sorella Katia ha dichiarato: “Non mi darò pace finché mio fratello non avrà giustizia.” Anche il fratello Mohamed ha annunciato di voler coinvolgere le istituzioni marocchine per fare luce sulla vicenda.
Le testimonianze e le polemiche
Dai racconti dei testimoni, emerge che Fakir era in difficoltà e chiedeva aiuto. “Lui sempre chiedeva aiuto. Non ha fatto niente, chiedeva solo aiuto. Era un po’ agitato, chiedeva aiuto, aiuto, aiuto”, ha raccontato un testimone. La famiglia ha anche rivelato che Fakir soffriva di asma e che era già stato in ospedale in precedenza.
Le polemiche non si sono limitate alla vicenda in sé, ma hanno coinvolto anche i media. La Tgr Emilia-Romagna ha deciso di non trasmettere un servizio dedicato a Fakir, scatenando accuse di censura. La direzione della Tgr ha risposto che il servizio presentava una ricostruzione incompleta e che la notizia è stata comunque coperta ampiamente.
Le indagini e le richieste della famiglia
L’avvocato Fabio Anselmo, che rappresenta la famiglia Fakir, ha richiesto che le indagini siano condotte da un corpo autonomo e non dalla polizia. Anselmo ha anche espresso preoccupazione per una possibile campagna di denigrazione nei confronti di Fakir, citando precedenti penali lontani nel tempo.
La Procura ha precisato che le indagini terranno conto dell’intero sviluppo dei fatti, non solo del video diffuso in rete. “Le indagini – ha dichiarato il pm – terranno conto dell’intero sviluppo dei fatti e dell’intervento degli operatori sia delle forze dell’ordine sia del personale sanitario.”
La morte di Abderahim Fakir ha sollevato questioni importanti sulla gestione delle crisi psichiatriche e sull’uso della forza da parte delle forze dell’ordine. La famiglia continua a chiedere giustizia e verità, mentre le indagini proseguono per fare chiarezza su quanto accaduto.



