Negli ultimi giorni il liceo Dini di Pisa è diventato il centro di una vera e propria guerra di striscioni. Due messaggi contrapposti si sono alternati sulle porte dell’istituto, creando un clima di tensione tra chi difende il diritto all’istruzione per tutti e chi sostiene il nuovo decreto Valditara che prevede restrizioni per gli studenti stranieri nelle classi.
Il primo cartello, affisso poco dopo la pubblicazione del provvedimento, recitava “Qui nessun* è stranier*”. Le stelle e gli asterischi erano stati inseriti per rendere la frase inclusiva, ma il messaggio è stato rapidamente rimosso, sia su indicazione della dirigenza scolastica sia per interventi di gruppi studenteschi contrari al provvedimento.
I manifesti contro il blocco degli studenti stranieri
Il provvedimento ministeriale, annunciato a gennaio, stabilisce un limite di ammissione per gli alunni provenienti da paesi extra-UE, una misura indicata dal governo come necessaria per «preservare la qualità dell’offerta formativa». Tuttavia, gli studenti, le famiglie e diversi sindacati hanno definito la norma discriminatoria e hanno organizzato una campagna di sensibilizzazione.
Il cartello “Qui nessun* è stranier*” è stato appeso per la prima volta alla cancellata principale del liceo, richiamando l’attenzione su diritti di cittadinanza e su un principio di accoglienza sancito dalla Costituzione. Alcuni genitori hanno fotografato il manifesto e lo hanno condiviso sui social, suscitando una risposta immediata da parte dell’Amministrazione provinciale.
La reazione opposta: “Non passa lo straniero”
Pochi giorni dopo, un nuovo striscione è comparso sullo stesso portone, leggendo “Non passa lo straniero”. Il messaggio è stato attribuito a gruppi legati a movimenti nazionalisti e a rappresentanti di alcune organizzazioni studentesche favorevoli al decreto. Anche questo cartello è stato rimosso entro poche ore, sia da parte della direzione scolastica, sia per ordine delle forze dell’ordine locali.
Le dichiarazioni dei rappresentanti sindacali
Pasquale Cuomo, portavoce di un’importante federazione sindacale, ha dichiarato che l’iniziativa dei manifesti è un chiaro segnale di dissenso contro le politiche di esclusione. Ha aggiunto che il sindacato sta coordinando azioni di protesta pacifica e che la rimozione dei cartelli non deve silenziare la voce degli studenti.
Le organizzazioni sindacali coinvolte hanno inoltre chiesto al Ministero dell’Istruzione di rivedere il decreto, sostenendo che la misura potrebbe compromettere la coesione sociale e l’accesso all’istruzione per i giovani stranieri.
Altre scuole di Pisa: un fenomeno che si estende
Il caso del liceo Dini non è isolato. Anche il liceo Marconi e una scuola primaria di La Serra hanno visto affissi simili, con slogan come “Qui nessuno è straniero” e “La scuola è aperta a tutti”. In entrambi i contesti, le autorità hanno intervenuto per rimuovere i cartelli, ma le discussioni continuano sui forum locali.
Il movimento studentesco ha organizzato una serie di incontri pubblici per discutere l’impatto del decreto Valditara sulla vita quotidiana delle scuole. Gli incontri, tenuti in diverse aule, hanno visto la partecipazione di genitori, docenti e giovani attivisti, tutti convinti che l’educazione debba rimanere un diritto universale, indipendente dalla nazionalità.
La guerra dei cartelli al liceo Dini illustra un conflitto più ampio tra politiche governative e la società civile, che utilizza le mura scolastiche come palcoscenico per far sentire la propria voce. Resta da vedere se il dibattito porterà a una revisione del provvedimento o se la tensione si trasformerà in ulteriori forme di protesta.



