La Procura ha disposto un sequestro preventivo di 1,4 milioni di euro nell’ambito di un’inchiesta che ha portato la Guardia di Finanza a Rimini a eseguire un’operazione mirata. L’attività investigativa ha messo al centro un sistema imprenditoriale che, secondo l’accusa, avrebbe utilizzato una rete di società “schermo” e meccanismi di subappalto per nascondere ricavi, ridurre artificialmente l’imponibile e accedere indebitamente a risorse pubbliche. Nell’operazione risultano iscritti nel registro degli indagati due soggetti ritenuti collegati alla gestione delle società coinvolte.
Modalità operative: società schermo e subappalti
Le indagini hanno ricostruito un modello organizzativo basato sulla creazione e sull’uso di società di comodo che svolgevano funzioni fittizie, spesso concentrate su attività amministrative o su contratti di facciata. Tali entità erano impiegate per inoltrare subappalti ad altre imprese apparentemente indipendenti ma, di fatto, riconducibili agli stessi interessi economici. Questo meccanismo permetteva di trasferire costi, evadere imposte e nascondere reali flussi finanziari, con conseguente danno per l’Erario e per i creditori in caso di crisi aziendale.
Elementi che hanno insospettito gli investigatori
Gli investigatori hanno evidenziato elementi probatori come la sproporzione tra fatturato dichiarato e movimentazioni finanziarie effettive, contratti di subappalto senza corrispondenza di operatività reale e pagamenti effettuati a conti riconducibili a società terze. L’analisi contabile e i riscontri bancari sono stati determinanti per dimostrare l’esistenza di operazioni simulate e per giustificare la misura cautelare patrimoniale da 1,4 milioni di euro disposta dalla Procura.
Rilevanza dell’accusa di bancarotta e impatto sui creditori
Oltre alla frode fiscale l’inchiesta riguarda profili di bancarotta legati alla gestione delle aziende finite in crisi. Gli inquirenti ritengono che alcune pratiche abbiano aggravato lo stato di insolvenza, sottraendo risorse che avrebbero dovuto essere destinate al soddisfacimento dei creditori. Il sequestro di beni e disponibilità finanziarie è finalizzato a preservare la massa attiva utile per eventuali azioni di responsabilità e per garantire un recupero economico a favore delle parti lese.
Connessioni con fondi pubblici
Un aspetto significativo dell’indagine è la verifica sull’utilizzo di contributi e finanziamenti pubblici. Secondo gli accertamenti, alcuni vantaggi ottenuti dal gruppo erano collegati a richieste di fondi e rapporti contrattuali con enti pubblici, ottenuti attraverso documentazione e pratiche che ora sono oggetto di scrutinio. La Procura ha ritenuto necessario blindare le risorse finanziarie per evitare che capitale potenzialmente frutto di illeciti venisse disperso.
Le misure cautelari patrimoniali sono state eseguite il 22/06/2026, a seguito dell’attività istruttoria condotta dalla Guardia di Finanza sotto il coordinamento della Procura. Gli inquirenti hanno proceduto al sequestro di conti correnti, disponibilità liquide e altri beni riconducibili alle persone indagate e alle società coinvolte nel presunto schema. Il valore complessivo della misura è stato quantificato in 1,4 milioni di euro importo che riflette le somme ritenute oggetto di illecito o frutto di operazioni elusive.
Gli indagati dovranno ora rispondere davanti all’autorità giudiziaria delle accuse formulate, mentre proseguono le verifiche documentali e bancarie per mappare l’intera rete di relazioni economiche venute alla luce. Le autorità sottolineano che l’attività di indagine ha carattere esplorativo e che ogni profilo di responsabilità dovrà essere accertato con il procedimento giudiziario. Per il territorio riminese l’operazione rappresenta un segnale dell’attenzione degli organi di controllo sul corretto utilizzo dei fondi e sulla lotta all’evasione e alle pratiche illecite che danneggiano il mercato e i creditori.



