Le autorità sanitarie e i servizi meteorologici hanno attivato piani di allerta per un’ondata di calore persistente che ha raggiunto il culmine tra il 20 e il 21 giugno al Centro-Nord con bollino rosso a Bologna e picchi fino a 38-39 °C nelle pianure emiliane. L’evento si estende nel fine settimana del solstizio e prosegue con notti sopra i 20 °C, mentre a Firenze il 19 giugno 2026 le massime hanno toccato i 37 °C. Ultimo aggiornamento: 22 giugno 2026.
La rilevanza risiede nella persistenza più che nei picchi: i modelli indicano giorni consecutivi senza rinfrescate significative, con accumulo di stress termico in aree urbane e di pianura. Le implicazioni riguardano la salute pubblica la tutela di cani e gatti e l’organizzazione del lavoro all’aperto con ordinanze e protocolli che spostano o limitano le attività nelle ore più calde.
Le massime nelle grandi città possono avvicinarsi ai 38-39 °C con sensazioni termiche superiori per l’umidità, mentre le notti tropicali, spesso oltre 24-26 °C nei centri urbani, riducono il raffreddamento domestico. In pianura l’afa rimane accentuata, sulle coste il mare mitiga parzialmente, e in collina e montagna la ventilazione mantiene valori più contenuti rispetto alle città.
Bollino rosso a Bologna e città del Centro-Nord
Il bollino rosso livello 3 di allerta sanitaria, è stato assegnato a Bologna e ad altre città del Centro-Nord, indicando condizioni a rischio anche per persone in buona salute. A Bologna le previsioni regionali hanno stimato massime diffuse tra 38 e 39 °C da Reggio Emilia a Ravenna, con notti tropicali e afa persistente lungo la via Emilia, interessando quartieri densamente edificati e aree ad alto traffico.
Il bollettino ministeriale ha segnalato un impatto esteso su anziani, bambini, lavoratori all’aperto e persone con patologie croniche, ma anche su soggetti sani nelle giornate più intense. L’Ausl di Bologna ha richiamato “attenzione agli scompensi cardiaci, respiratori e renali” e ha invitato ad azioni immediate di idratazione e ricerca di ambienti freschi, con monitoraggio dei sintomi nei fragili e nelle persone che vivono sole.
Dati termici e meccanismi dell’anticiclone subtropicale
La configurazione sinottica mostra una cupola subtropicale che convoglia aria calda dall’Africa, affiancata da una blanda saccatura a ovest della Spagna; la subsidenza in quota intensifica il riscaldamento per compressione. Ne derivano cieli stabili, sviluppo cumuliforme limitato ai rilievi e locali temporali di calore pomeridiani su Appennini e Alpi, talora con raffiche improvvise ma di breve durata.
Le mappe termiche indicano massime fino a 38 °C nelle pianure del Centro-Nord e circa 34 °C al Sud, con minime spesso sopra i 20 °C in città. La durata è il fattore più insidioso: le proiezioni delineano almeno due settimane con temperature elevate e scarsa ventilazione nelle pianure centrali ed orientali dell’Emilia-Romagna. Sulle coste l’influenza del mare attenua i picchi, mentre l’entroterra registra raffreddamento notturno ridotto e maggiore accumulo di calore negli edifici.
Rischi sanitari e indicatori bioclimatici in pianura e città
Per valutare lo stress termico è stato utilizzato l’indice di Thom che ha raggiunto a Bologna valori associati a forte disagio in ambiente urbano. In collina i valori risultano più bassi, con minore accumulo di calore e ventilazione migliore; in montagna il quadro è stabile e relativamente fresco, confermando il ruolo del territorio nel modulare l’impatto sulla popolazione.
Durante ondate intense aumenta la probabilità di colpo di calore con potenziale coinvolgimento del sistema nervoso centrale. Tra i segnali: confusione, disorientamento, sonnolenza, difficoltà a parlare, convulsioni o perdita di coscienza, fino alla pelle molto calda ma secca nelle forme più gravi. In caso di sintomi sospetti si interviene spostando la persona in luogo fresco, alleggerendo gli indumenti, favorendo il raffreddamento con impacchi e contattando i soccorsi per trattamento urgente.
Tutela di animali domestici e lavoro all’aperto: misure in vigore
Il caldo prolungato incrementa il rischio di colpo di calore e disidratazione per cani e gatti, con un pericolo ulteriore legato alle superfici roventi. L’asfalto, più caldo dei percorsi erbosi, può lesionare i cuscinetti plantari causando scottature e abrasioni. Le raccomandazioni includono uscite nelle ore più fresche, disponibilità costante di acqua, tratti ombreggiati e, quando necessario, scarpe protettive per le zampe su pavimentazioni surriscaldate.
Tra i segnali di allarme negli animali compaiono irrequietezza, ansimare, scoordinazione, zoppia e leccamento insistito delle zampe. In caso di surriscaldamento si procede con trasferimento in luogo fresco e applicazione di panni bagnati a temperatura ambiente su collo, ascelle e inguine, evitando ghiaccio e acqua gelida che possono peggiorare la condizione. Viene ribadito di non lasciare mai un animale in auto, anche per pochi minuti: l’abitacolo diventa una trappola ipertermica rapidamente.
Per i lavoratori esposti al sole in agricoltura, edilizia, cave, vivai e logistica, diverse regioni hanno adottato ordinanze che limitano le attività più faticose nelle ore centrali quando il rischio locale è elevato. I riferimenti tecnici individuano fasce orarie critiche in base alle condizioni microclimatiche; nella prassi è considerata critica una temperatura percepita oltre 35 °C per mansioni ad alta intensità, con disponibilità di acqua, pause programmate e sorveglianza sanitaria.
Le imprese possono rimodulare i turni verso mattino e sera e, nei casi previsti, accedere a strumenti come la Cassa Integrazione Guadagni, sebbene con possibili criticità organizzative. Le ordinanze prevedono esenzioni per attività urgenti e servizi essenziali, ma impongono misure obbligatorie di protezione; la violazione comporta sanzioni quando è in vigore un provvedimento dell’autorità. La gestione programmata di orari, pause e idratazione punta a ridurre lo stress termico garantendo continuità operativa.


