Nel calore della sala da pranzo della casa accoglienza delle Piccole Suore di Santa Teresa di Gesù Bambino a Imola, Lina Martelli compie un breve viaggio nella memoria. Seduta con una fotografia in mano che la ritrae a due anni e un’altra del 27 dicembre 1945il giorno del suo matrimonio, racconta episodi che collegano scelte pubbliche e vicende private: dal referendum del 2 giugno 1946 alla nascita della figlia, avvenuta la notte dell’8 giugno.
Il seggio in centro e la scelta del 2 giugno 1946
Lina non ha dubbi: «Certo che ho votato al Referendum del 1946! E ho votato per la Repubblica». Ricorda con chiarezza la collocazione dell’urna: il seggio era «in pieno centro a Imolaproprio di fronte alla caserma dei carabinieri». I manifesti che invitavano a scegliere «per la Repubblica o la Monarchia» le sono rimasti impressi, così come il fatto che, anche in età avanzata, ha continuato a partecipare alla vita civica: «sono andata a votare anche alle ultime elezioni amministrative», dice, ricordando la visita dell’attuale sindaco Panieri in occasione dei 100 anni.
Famiglia, nascita della figlia e vita quotidiana a Imola
Il periodo che circonda il referendum è per Lina anche tempo di eventi personali intensi. Aspettava la figlia Carla Collina proprio in quei giorni: «Quando andai a votare ero alla fine della gravidanza. Sa, la mia mamma un po’ si vergognava. Ero rimasta incinta prima di sposarmi e, all’epoca, non era una cosa così ben vista», confida. Abitava in via dei Collinon lontano dall’istituto agrarioe per muoversi la famiglia, povera, doveva prevalentemente camminare. Arrivata all’ospedale vecchio di Imola per il parto, ricorda che per favorire il travaglio dovette salire e scendere molte scale: Carla è nata verso mezzanotte. Il marito non era presente perché impegnato al lavoro; ogni sera correva in ospedale per avere notizie chiedendo ai medici “E’ ned?” senza sapere se fosse maschio o femmina.
Ritratti di famiglia e ricorrenze
Alla festa per i 100 anni, celebrata il 18 gennaioLina è ritratta insieme a persone che fanno parte della sua quotidianità: da sinistra la badante Romanala nipote Stefaniala figlia Carlail sindaco Panieri e il genero Romano Bacchilega. Romano, appunto, dichiara di averla accompagnata anche alle ultime tornate elettorali.
Tra lotta partigiana e lavoro: gli anni del conflitto e del dopoguerra
Gli anni del conflitto pesano ancora nel racconto. Lina evoca la paura vissuta durante il ventennio: «Venivamo dal ventennio. Che paura di una spiata», racconta, descrivendo controlli e sospetti che condizionavano ogni gesto. Anche il cibo era scarso: la carne era un lusso e la sopravvivenza richiedeva espedienti. Sul lavoro, le ispezioni obbligavano a nascondersi: durante le visite dei funzionari doveva rifugiarsi nei bagni della segheria perché non era ancora stata assunta regolarmente.
Il ruolo attivo nella Resistenza
Nonostante il clima di paura, Lina prese parte alla lotta di liberazione. Dopo il 1943, insieme alla sorella Luisasvolse attività di staffetta e trasporto di armi in bicicletta fino al fronte di Monte Battaglia. «Facevo la staffetta con mia sorella», ricorda, spiegando che per passare inosservate venivano invitate a cantare: «cantando saremmo sembrate due donne impegnate in una normale scampagnata». Lo zio Nino era anch’egli tra i partigiani; Lina riporta un episodio in cui un compagno vicino allo zio fu colpito all’improvviso, un ricordo che testimonia il prezzo umano della guerra.
La conclusione del conflitto e la nascita della Repubblica segnarono l’inizio di una difficile ricostruzione: «La guerra ci aveva lasciato in ginocchio», sintetizza Lina. Per mantenere la famiglia svolse diversi lavori: prestò servizio in famiglie, lavorò come magliaia, donna delle pulizie e infine casalinga. I genitori, prudenti e parsimoniosi, avevano messo da parte ogni moneta per permettere ai figli di studiare; la figlia Carla sottolinea che l’impegno nello studio e la borsa di studio furono risposte a quel sacrificio.
Oggi Lina, ospite della struttura delle Piccole Suore di Santa Teresa di Gesù Bambinoconserva i ricordi come tessere di uno stesso mosaico: voti, nascite, battaglie quotidiane e grandi scelte pubbliche si intrecciano nella storia di una vita lunga più di un secolo.



