Il territorio trevigiano vive un paradosso: da un lato domanda estera in crescita dall’altro una condizione climatica che rischia di intaccare la capacità produttiva. Nel primo trimestre del 2026 le vendite all’estero dei prodotti alimentari della Marca sono aumentate del 17,2% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, portando nelle casse locali oltre 184 milioni di euro. Questo impulso economico interessa prevalentemente il settore industriale della trasformazione.
Il quadro però non è privo di ombre: le recenti ondate di calore e le anomalie nelle precipitazioni possono influire negativamente su colture diverse, dalla vite ai seminativi fino al comparto lattiero caseario con possibili effetti a catena sulla qualità e sulla quantità delle produzioni.
Export provinciale: mercati e prodotti principali
L’incremento delle esportazioni è trainato soprattutto dall’area intra UE, che registra un +16,2% e assorbe quasi i tre quarti delle vendite provinciali del comparto. Anche i mercati extra UE segnano un progresso, con un +20,2% favorito dal recupero degli Stati Uniti e dall’aumento delle esportazioni verso Cina e Hong Kong. Tra i mercati europei, la Francia risulta sostanzialmente stabile con un lieve calo (-1,8%).
I prodotti più esportati evidenziano la specializzazione territoriale: al primo posto figurano i prodotti da forno e i farinacei (quasi 339 milioni di euro al 31/12/2026), seguiti da zucchero e dolciumi, pasti pronti e spezie (circa 190 milioni di euro). Al terzo posto compaiono i lattiero-caseari per un valore attorno ai 95 milioni di euro con specialità locali come Casatella e Stracchino apprezzate anche all’estero.
Distribuzione e circuiti commerciali
La maggior parte di questi prodotti viene lavorata nella Marca e poi commercializzata principalmente in Europa, ma con una quota crescente diretta verso paesi extra UE. Questo mix commerciale ha sostenuto un trend positivo che dura da oltre un decennio, tuttavia la tenuta futura dipenderà molto dalle condizioni produttive interne e dalle variabili climatiche.
Clima e vigneti: segnali concreti per Conegliano Valdobbiadene e oltre
Il cambiamento climatico è ormai percepibile nelle pratiche vitivinicole del territorio. Studi commissionati da attori locali indicano che, nel trentennio recente, il ciclo fenologico della vite si è accorciato di circa 13 giorni con vendemmie sempre più anticipate e una maturazione della Glera esposta a stress da caldo estivo. Le proiezioni fino al 2100 prevedono un aumento delle temperature nella finestra aprile-settembre, più giornate sopra i 30-35 °C e una redistribuzione delle piogge, con meno precipitazioni in piena estate e piogge più concentrate in primavera.
Per reagire a questi mutamenti, nel documento elaborato dal Consorzio sono state raccolte azioni operative concrete quali il miglioramento della salute del suolo l’aumento della sostanza organica la costruzione di microinvasi la prevenzione delle microfrane, la scelta di portinnesti e viti più adatte, nonché il recupero delle vecchie vigne e una gestione adattata della chioma. L’obiettivo dichiarato è preservare la variabilità interna della denominazione e mantenere il profilo organolettico dei vini senza banalizzazioni.
Impatto immediato sulla vendemmia 2026
Il caldo precoce e le notti tropicali stanno già influenzando le tempistiche di raccolta. Osservazioni tecniche suggeriscono un anticipo della vendemmia di circa una settimana rispetto alla media: per le uve destinate a spumanti a bassa quota si ipotizza l’inizio della raccolta intorno al 7-8 agosto mentre per la generalità delle produzioni una partenza verso il 10 agosto non è da escludere; per varietà come il Pinot grigio la raccolta potrebbe collocarsi tra il 17 e il 18 agosto sempre in funzione dell’andamento climatico di luglio.
Oltre allo stress idrico, gli operatori segnalano una maggiore visibilità di sintomi associati a fitopatie come la flavescenza dorata che possono manifestarsi prima in condizioni di caldo ma al momento non giustificano allarmismi generalizzati: saranno i bilanci di fine annata a fornire il quadro definitivo.



