In una conferenza tenuta in Piazza Verdi a Bologna alcuni esponenti di rilievo di Forza Italia Giovani hanno formalizzato la propria uscita dal movimento giovanile e, di fatto, dal partito. Hanno partecipato all’annuncio Daniele Aiello responsabile nazionale organizzazione di Forza Italia Giovani, Emanuele Federici segretario regionale in Emilia-Romagna e Sara Bartolomei segretaria cittadina di Forza Italia Giovani Bologna. Nel comunicato che accompagna la decisione si segnala inoltre che altri dirigenti e militanti potrebbero seguire lo stesso percorso nei prossimi giorni.
L’uscita formale è stata motivata come una scelta sofferta e circoscritta alle dinamiche locali e regionali, non rivolta alla leadership nazionale del movimento: nel testo i dimissionari ringraziano i segretari di FIG e FISimone Leoni e Antonio Tajani sottolineando però il deteriorarsi del clima interno. I protagonisti parlano di una serie di tensioni e scontri che, a loro giudizio, hanno progressivamente spento l’entusiasmo politico tra i giovani aderenti.
Passaggi che hanno alimentato la frattura
Nel racconto delle ragioni della scelta vengono citati episodi concreti ritenuti segnanti. Si fa riferimento allo sgambetto subito durante il congresso dei quartieri l’anno scorso inoltre viene richiamata la vicenda che ha coinvolto Morris Battistini vicesegretario provinciale, e che è stata definita un caso di outing. Un altro nodo è l’assetto regionale risultante dall’Ultimo congresso, con il passaggio di Rosaria Tassinari da coordinatrice a vicecoordinatrice regionale e la nomina di Pietro Vignali alla coordinazione: per Aiello e Federici si è trattato della perdita di un riferimento per l’“anima più liberale e giovane” del partito in regione.
La candidatura comunale e il metodo contestato
Un elemento politicamente esplicito del comunicato riguarda la scelta della leadership bolognese di indicare Valentina Castaldini quale candidata sindaco del centrodestra. I dimissionari giudicano la decisione discutibile “nel metodo e nel merito“, lamentando che la designazione sia avvenuta senza un reale confronto con la classe dirigente, gli amministratori e i militanti del partito. La questione della candidatura è presentata come il punto di conflitto più immediato e sensibile sul piano locale.
Le dichiarazioni pubbliche e le prospettive elettorali
Aiello ha rincarato la posta sull’orientamento politico che, a suo avviso, il centrodestra bolognese dovrebbe seguire: serve un profilo moderato capace di intercettare anche il malcontento verso l’amministrazione attuale. Nella sua visione, se la coalizione optasse per candidature dal profilo troppo marcato, il rischio sarebbe quello di consegnare la città al centrosinistra per un tempo molto lungo: “Serve un candidato moderato, o Lepore governerà altri 60 anni“, è stata la formulazione usata dal dirigente.
Al tempo stesso Aiello ha preso le distanze da facili nostalgie rispetto a modelli passati: sul cosiddetto “modello Guazzaloca” ha detto che “non esiste ha detto, un modello automaticamente vincente”, poiché la città e la politica si sono trasformate. Piuttosto, ha proposto la costruzione di un confronto aperto con forze civiche e associazioni locali per definire proposte concrete, non limitate alle logiche interne di coalizione.
Federici ha invece descritto un ambiente segnato da una necessità continua di difesa: “Clima tossico, abbiamo protetto il gruppo“, ha detto, rimarcando la presenza di quelli che definisce tranelli, agguati e congiure interne. Ha anche precisato di non cercare al momento un nuovo approdo politico, evidenziando come il partito sia oggi “solo un contenitore” e come per lui la priorità sia la tenuta del gruppo e la sua integrità.
Aiello ha inoltre rivendicato il contributo organizzativo e numerico portato nelle ultime competizioni interne: insieme a Tassinari, hanno raccolto oltre 6.000 tessere nell’ambito dell’ultimo congresso regionale, molte delle quali frutto dell’attivazione dei giovani in città, senza però ricevere il riconoscimento che ritenevano adeguato.
Infine, sul piano delle alleanze e degli spostamenti di campo, Federici ha escluso di avere una preferenza precisa verso altri partiti in questo momento, considerandone qualcuno più un alleato di governo che una diretta alternativa. I dimissionari hanno ribadito che non intendono al momento cambiare casacca ma che puntano a costruire un progetto autonomo pensato per le comunali tra un anno.



