La Fox Spa di Renzo Bompani, storica azienda di Ostellato specializzata nella produzione di elettrodomestici, si trova in una fase critica. La quarta relazione semestrale del commissario giudiziale Enrico Baraldi, depositata al Tribunale di Ferrara, evidenzia come il piano concordatario omologato nel dicembre 2026 non sia più sostenibile nelle attuali condizioni.
La situazione è particolarmente complessa e richiede una profonda revisione del piano industriale, con implicazioni significative per l’occupazione e il futuro dello stabilimento di Ostellato.
La situazione occupazionale: esuberi e mobilità volontaria
Il fronte del lavoro è particolarmente preoccupante. La società ha ottenuto la proroga della cassa integrazione straordinaria con contratto di solidarietà fino al 31 dicembre 2026 per un massimo di 77 lavoratori. Tuttavia, il commissario richiama quanto indicato dal management: l’analisi organizzativa evidenzia esuberi superiori a 50 unità e la probabile dismissione della smalteria.
Parallelamente, è stata avviata una procedura di mobilità volontaria per ridurre in modo permanente il costo del lavoro e adeguare l’organico alle nuove dimensioni produttive. Questa misura è volta a mitigare l’impatto della crisi sull’occupazione, ma le prospettive rimangono incerti.
Il futuro dello stabilimento di Ostellato
Un altro nodo cruciale riguarda il futuro del sito produttivo di Ostellato. Secondo la relazione, i correttivi finora messi in campo non saranno sufficienti a garantire il rispetto del concordato. La modifica del piano dovrà prevedere stringenti tempistiche per l’alienazione di taluni assets tra cui certamente lo stabilimento industriale di Ostellato.
Già nei mesi scorsi, la società aveva avviato un percorso di valorizzazione dell’immobile, destinando quote sempre maggiori degli spazi ad attività logistiche e mantenendo solo una parte della superficie per la produzione diretta. Questo tentativo di rendere il complesso più appetibile per eventuali investitori è in corso, insieme alla ricerca di acquirenti per altri asset aziendali, tra cui stampi, attrezzature e know-how non più utilizzati.
Le cause della crisi: conflitti e difficoltà logistiche
Il peggioramento della situazione economica è stato influenzato anche dagli effetti del conflitto nell’area del Golfo Persico, che ha colpito il principale mercato di riferimento dell’azienda. Le difficoltà logistiche e commerciali hanno provocato una significativa riduzione dei volumi produttivi già nel primo semestre del 2026, aggravando una situazione già compromessa dalla lenta ripresa dell’attività dopo l’avvio del concordato.
Le conseguenze si riflettono direttamente sui conti. La produzione e il fatturato sono rimasti ben al di sotto delle previsioni del piano industriale, impedendo di generare i flussi di cassa necessari sia per la gestione ordinaria sia per soddisfare i creditori. Il debito corrente è così salito a oltre 1,07 milioni di euro, con un incremento di quasi 395mila euro rispetto alla fine del 2026.
Il commissario sottolinea che ad oggi non sono stati pagati i crediti privilegiati da soddisfare invece già nel corso dell’esercizio 2026, e non vi sono previsioni di pagamento degli stessi nel corso dell’esercizio 2026 per mancanza di disponibilità finanziaria. Questo ritardo accumulato nell’attuazione del piano è un segnale allarmante della gravità della situazione.
Non mancano, tuttavia, alcuni elementi di speranza. Al 28 luglio l’azienda disponeva di un portafoglio ordini superiore a 6,1 milioni di euro, tra commesse già in produzione e ordini in fase di conferma, sostenuti anche da linee di credito dedicate e dall’acquisizione di nuovi clienti. Tuttavia, questi segnali positivi non sono sufficienti, allo stato attuale, a garantire il rispetto del piano originario, rendendo inevitabile una sua revisione insieme a una profonda riorganizzazione industriale e occupazionale.



