Il processo per la morte di Emily Vegliantela giovane carabiniera di 22 anni originaria di Solopacaha preso avvio con le prime testimonianze. La tragedia avvenne l’11 maggio 2026 lungo la Strada Provinciale 66nei pressi dell’incrocio tra via Modena e via di Renazzonel comune di Cento.
Al centro del processo un uomo di 51 anni, accusato di aver causato l’incidente che costò la vita alla giovane militare. Secondo l’accusa, l’imputato, alla guida di una Peugeot 3008avrebbe invaso la corsia opposta, scontrandosi frontalmente con la Fiat Punto su cui viaggiavano Emily Vegliante e un collega di 40 anni.
La ricostruzione dell’incidente
Uno dei testimoni chiave è stato un meccanico che, quel giorno, stava testando un’auto e si trovava dietro la Peugeot 3008 guidata dall’imputato. Il testimone ha descritto una scena drammatica: “L’ho avuta davanti per circa un chilometro. Quando la strada ha iniziato a curvare verso destra, l’auto ha cominciato a spostarsi verso la corsia opposta. Stava praticamente deragliando: le due ruote di destra erano sulla linea di mezzeria, mentre il resto della vettura era nell’altra corsia.”
La Fiat Puntocon a bordo i due carabinieri, cercò di evitare l’impatto, ma invano. “All’ultimo istante si è spostata nel tentativo di evitare l’impatto“, ha continuato il testimone. “Le due automobili si sono comunque scontrate. Il violento urto ha fatto da ‘trampolino’ alla Peugeot, che ha compiuto una capriola in aria per poi finire in un campo a lato strada.”
Le condizioni dei coinvolti
Il meccanico, sceso per prestare soccorso, trovò Emily Vegliante riversa fuori dal finestrino, con le gambe incastrate nel cruscotto. “Entrambi gli occupanti della Punto non indossavano la cintura di sicurezza“, ha dichiarato. La giovane carabiniera morì sul colpo, mentre il collega fu elitrasportato all’ospedale Maggiore di Bolognadove gli furono diagnosticate fratture guaribili in oltre quaranta giorni. L’imputato, invece, fu portato al Santissima Annunziata.
Le dichiarazioni del carabiniere sopravvissuto
In aula è stato ascoltato anche il carabiniere che era alla guida della Fiat Punto. Il militare, all’epoca in servizio presso la stazione di San Matteo della Decimaha raccontato di aver svolto un servizio in abiti civili, nelle vicinanze di un bosco, dove un cittadino aveva segnalato alcuni episodi di spaccio. Con lui c’era anche Emily Vegliante, che in quel momento era fuori servizio.
“Il giorno precedente avevo effettuato un sopralluogo e, quel giorno, entrambi vestiti con abiti sportivi, avevamo simulato una corsa lungo una strada ghiaiata per svolgere un’attività di osservazione e appostamento“, ha spiegato. Al termine del servizio, i due carabinieri si erano fermati a prendere un panino al McDrive di Cento prima di fare ritorno in caserma. Durante il tragitto di rientro, avvenne il tragico incidente.
“Quando siamo arrivati in prossimità della curva, ho visto l’auto provenire dalla direzione opposta e invadere la nostra corsia. Ho provato a sterzare e a frenare, ma mi è piombata addosso“, ha raccontato il militare. Il carabiniere ha spiegato di non ricordare se lui e la collega indossassero le cinture di sicurezza al momento dello schianto. “Ricordo solo che mi sono risvegliato direttamente all’ospedale Maggiore“, ha riferito.
Le conseguenze legali
Nel procedimento non ci sono parti civili. Il carabiniere che era alla guida della Fiat Puntodopo l’integrale risarcimento del danno, è uscito dal procedimento. Il gup del tribunale di Ferrara ha respinto la richiesta di costituzione degli eredi di Emily Vegliante, poiché presentata tardivamente.


