Il 16 maggio scorso, un veicolo lanciato dal 31enne Salim El Koudri ha investito la pedonale di Modena provocando la morte di una donna di 55 anni. La dinamica si è svolta nel cuore della città, con l’autista che, poco prima dell’attacco, aveva pubblicato su Instagram una foto della bandiera nera dell’Isis il 24 aprile. La medesima immagine è stata rinvenuta nella galleria fotografica del suo smartphone, elemento che gli investigatori considerano un segno tipico dei soggetti perseguibili per terrorismo.
Due mesi dopo, la stessa vittima, Monica, è deceduta a seguito dell’impatto subito, suscitando richieste di risarcimento da parte del fratello Giovanni Esposito. L’avvocato Deborah De Cicco ha presentato una memoria alla Procura di Bologna, chiedendo il trasferimento del fascicolo dalla Procura di Modena alla Direzione distrettuale antiterrorismo, citando una consulenza tecnica che inquadra l’attacco come un atto terroristico.
Prove digitali e perizia tecnica
L’analisi dei dati raccolti dal cellulare di El Koudri ha rivelato una serie di contenuti riconducibili all’estremismo. Oltre alla bandiera, il dispositivo conteneva registrazioni di nasheed estremisti e condivisioni di discorsi dell’ex capo di Stato islamico, Abu Bakr al-Baghdadi. L’esperto di terrorismo Francesco Bergoglio Errico che ha redatto una consulenza di 80 pagine, ha dichiarato che questi elementi costituiscono “un tipico gesto che si riscontra con frequenza nei casi di soggetti incriminati per terrorismo”.
Bandiera ISIS e contenuti jihadisti
Il gesto di postare la bandiera è stato definito da Errico come “un chiaro segnale di appartenenza a una logica jihadista”. Le ricerche di canti nasheed e le condivisioni di propaganda hanno rafforzato la tesi di un profilo radicalizzato caratterizzato da un odio profondo verso i cristiani e l’Italia, come evidenziato nella perizia.
Consulenza tecnica di 80 pagine
La relazione, depositata alla Dda di Bologna e alla Direzione nazionale antiterrorismo ha sottolineato la corrispondenza tra il modus operandi dell’attentato e altri episodi terroristici: scelta di un luogo simbolico, accessibilità e orario strategico. La consulenza ha inoltre sostenuto la necessità di trasmettere l’intero fascicolo penale per consentire un esame completo da parte delle autorità competenti.
Viaggi in Europa e video di incitamento
Le indagini hanno ricostruito un itinerario europeo compiuto da El Koudri nei mesi precedenti l’attacco. Secondo le dichiarazioni del padre, Mohammed El Koudri il figlio ha viaggiato in auto dall’Austria alla Scozia, passando per Germania, Francia e Inghilterra. Le autorità della Digos e dell’Antiterrorismo di Bologna stanno verificando se durante questi spostamenti abbia frequentato moschee o contatti con reti estremiste.
Messaggi di odio e tentato suicidio in carcere
I video girati dallo stesso El Koudri mostrano un linguaggio esplicitamente antisemita e razzista: “Loro sono fottutamente cattivi…”. In altre registrazioni, l’autore incita a “uccidere i romani”, definendoli “ratti” e descrivendo scene di violenza con termini quali “corpo mutilato”. Tali contenuti, uniti a una telefonata effettuata da paesi diversi a forze di polizia straniere, hanno convinto gli esperti dell’Antiterrorismo che vi fossero “precise finalità di terrorismo”. Dopo l’arresto, El Koudri ha tentato un gesto autodistruttivo ingerendo cinque pastiglie del compagno di cella, gesto definito dai medici come una dimostrazione piuttosto che una reale volontà di morire.
Nel complesso, le prove raccolte – dalla bandiera ISIS al percorso transfrontaliero, dai video di incitamento alle analisi tecniche – hanno permesso alle procure di Modena e Bologna di inquadrare l’attentato come un atto di terrorismo organizzato. La fase successiva prevede il trasferimento del fascicolo e l’avvio di ulteriori procedimenti giudiziari, con l’obiettivo di smantellare eventuali reti di sostegno e prevenire futuri attacchi.



