Il 12 giugno, all’interno della Casa Circondariale di Rovigoè stato inaugurato un nuovo laboratorio dedicato alla produzione di pane e lievitati artigianali. L’iniziativa nasce dalla collaborazione tra Panaté Società Benefit e la Cooperativa Sociale Solidarietà scs e propone un modello in cui la formazione professionale e il mercato si integrano per favorire il reinserimento sociale delle persone detenute.
All’evento hanno partecipato rappresentanti delle istituzioni locali, dell’Amministrazione Penitenziariadella Polizia Penitenziariacooperative sociali e imprese partner: fra i presenti figuravano Mattia Arba (Direttore della casa circondariale di Rovigo), Valeria Gaspari (Viceprefetto vicario della Prefettura di Rovigo), Davide Danni (CEO di Panaté), Stefano Bolognesi (Amministratore della Cooperativa Solidarietà scs), Luca D’Alba (General Manager Italy di Autogrill Italia) e Dario Fabbri (Presidente della Cooperativa La Rosa). La giornata è stata anche marcata dalla presenza di un picchetto della Polizia Penitenziaria a testimonianza della collaborazione istituzionale.
Un laboratorio produttivo integrato con il mercato HoReCa
Il progetto prevede la produzione di prodotti destinati al settore HoReCacon l’obiettivo di assicurare continuità produttiva e qualità professionale. La scelta di puntare sul mercato non è casuale: per essere sostenibile, il laboratorio deve contare su commesse e relazioni commerciali solide. In questo senso, la partecipazione di Autogrill Italia rappresenta un elemento concreto di integrazione tra produzione interna e canali di vendita esterni, mentre altre partnership tecniche e logistiche permettono di consolidare la filiera.
Formazione, qualità e replicabilità
Il modello Panaté punta su tre pilastri: formazione professionalestandard produttivi elevati e replicabilità del modello in altri istituti penitenziari. Il laboratorio a Rovigo si inserisce in un percorso già avviato in altre strutture, mettendo a frutto competenze tecniche e know-how industriale per garantire prodotti di qualità e percorsi formativi misurabili. Il concetto è chiaro: il lavoro interno deve rispondere a criteri produttivi concreti per creare opportunità di inserimento reale una volta conclusa la detenzione.
Dichiarazioni e ruolo degli attori coinvolti
Durante l’inaugurazione i rappresentanti hanno ribadito il valore del lavoro come strumento del percorso trattamentale. Mattia Arba ha sottolineato come il lavoro possa essere parte integrante del graduale reinserimento delle persone detenute nella società, mentre Valeria Gaspari ha evidenziato l’attenzione istituzionale verso progetti che coniughino sicurezza e inclusione. Davide Danni ha richiamato la responsabilità collettiva necessaria per far funzionare un laboratorio in carcere: “Nessuno realizza un progetto come questo da solo“, ha detto, rimarcando la necessità di un impegno condiviso tra istituzioni, imprese e cooperative.
Una testimonianza emblematica è arrivata dalla Giudice Penale del Tribunale di Rovigo, Alessia Vanoliche ha sintetizzato il senso dell’iniziativa con una frase tanto semplice quanto incisiva: “Sono qui per vedere cosa accade dopo il mio lavoro“. Questo richiamo evidenzia il passaggio dal momento giudiziario a percorsi concreti di formazione e lavoro, fondamentali per ridurre il rischio di recidiva e offrire possibilità reali di autonomia.
Ruolo delle cooperative e partnership tecniche
La Cooperativa Solidarietà scs è co-protagonista del progetto dal punto di vista operativo e formativo, mentre altre cooperative e partner tecnici supportano la replicabilità del modello. L’iniziativa a Rovigo si colloca in una rete che coinvolge realtà che hanno già collaborato in altre sedi, con l’obiettivo dichiarato di trasformare l’esperienza in un metodo trasferibile e sostenibile anche in altri territori.
La giornata inaugurale si è conclusa con la visita al laboratorio produttivo e con una fotografia che ha riunito lavoratori, operatori, cooperative, istituzioni, Polizia Penitenziaria e partner industriali: un’immagine pensata per rappresentare la condivisione di una responsabilità collettiva e l’avvio operativo di un percorso volto al reinserimento sociale attraverso il lavoro.
Il progetto, presentato il 12 giugno e riportato il 14/06/2026 alle 10:42, sottolinea come la produzione in carcere possa diventare uno strumento concreto di dignità e inclusione se supportata da professionalità, mercato e impegno istituzionale.


