Il quartiere Pilastro di Bologna è stato teatro di una marcia popolare che ha visto la partecipazione di centinaia di persone. L’obiettivo della manifestazione era chiedere giustizia e verità per la morte di Abderrahim Fakir il 42enne deceduto durante un fermo di polizia in via Italo Svevo una settimana fa.
La manifestazione, organizzata da vari collettivi e associazioni locali, ha visto la partecipazione di Plat, Si Cobas, Giovani Palestinesi, comitato popolare Pilastro e MuBasta tra gli altri. Lo striscione che ha aperto il corteo recitava “Siamo tutte e tutti Fakir” un messaggio forte e unito che ha risuonato tra le vie del quartiere.
Il percorso della marcia e i simboli della protesta
Il corteo ha percorso via Italo Svevo e tutte le vie del Pilastro, per poi tornare all’angolo tra via Italo Svevo e via Alfredo Panzini, dove è morto Fakir. Durante il minuto di silenzio, tutti i presenti si sono inginocchiati con il pugno chiuso verso il cielo, un gesto simbolico che richiamava la memoria di George Floyd.
Tra i cartelli esposti durante la manifestazione, spiccavano messaggi come “I can’t breathe”“Aboliamo la polizia” e “Divise unici stranieri nei nostri quartieri”. Le bandiere dell’Italia, del Marocco e della Palestina sventolavano insieme, simbolo di una lotta che va oltre i confini nazionali.
Le reazioni istituzionali e il dibattito sulla sicurezza
Intanto, continua il dibattito sulla sicurezza dopo la notizia della scorta assegnata al sindaco Matteo Lepore. Il presidente della Regione Emilia-Romagna, Michele de Pascale, ha definito le minacce rivolte a Lepore “gravissime e inaccettabili” sottolineando che rappresentano una ferita per tutta la democrazia.
Il Sim Carabinieri ha proposto che la scorta al sindaco sia affidata alla Polizia Locale e ha invitato a valutare una protezione anche per i poliziotti coinvolti nel caso Fakir. “Apprendiamo dell’assegnazione della scorta al sindaco di Bologna, Matteo Lepore, a seguito delle minacce ricevute nei giorni successivi alle manifestazioni di piazza. Esprimiamo solidarietà di fronte a qualsiasi minaccia – scrive il sindacato -, ma riteniamo doveroso porre l’accento sulla corretta gestione delle risorse e sulla parità di tutela per chi serve lo Stato.”
L’assemblea pubblica e le richieste di verità e giustizia
Venerdì scorso, un’importante assemblea pubblica si è svolta in Piazza San Francesco, chiamata da Potere al Popolo per chiedere la revoca dello scudo penale agli agenti responsabili dell’omicidio di Fakir. Significativa la presenza di diversi avvocati e di tante realtà sociali, del Pilastro e a livello cittadino, che hanno contribuito al dibattito.
Durante l’assemblea è stata rilanciata una petizione nazionale che ha raccolto numerose firme in poco tempo. Alcuni interventi hanno ritenuto doveroso portare questi temi anche alla manifestazione del prossimo 2 agosto, tenendo insieme la richiesta di verità e giustizia per la strage della stazione e per l’omicidio di Fakir, come di tutte le vittime per omicidio di stato.
L’assemblea ha ritenuto urgente un momento di confronto nazionale, nella forma di convegno, da tenere proprio a Bologna ad inizio settembre. A 50 anni da quel convegno sulla repressione svoltosi in città nel 1977, pensano sia importante raccogliere quell’eredità e portare avanti quella frattura insanabile che oggi è presente fra amministrazione e quartieri popolari.
La morte di Fakir impone un accertamento rigoroso delle responsabilità e richiama l’attenzione su un tema più ampio: quello di un quartiere che da troppo tempo viene affrontato prevalentemente attraverso logiche di controllo e repressione, anziché con investimenti nei servizi pubblici, nel welfare, nella sanità territoriale, nella salute mentale e nelle politiche sociali.



