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Moncaro, asta parziale: la cantina di Montecarotto comprata da Uve Unite, restano invenduti Camerano e Acquaviva

La storica cooperativa Moncaro vede una prima vendita: lo stabilimento di Montecarotto passa a una società legata a Uve Unite. Il risultato mantiene parte della filiera nel territorio ma lascia aperte molte questioni economiche e patrimoniali.

Moncaro, asta parziale: la cantina di Montecarotto comprata da Uve Unite, restano invenduti Camerano e Acquaviva

Il 27 maggio 2026 si è registrata una prima svolta nell’asta per il patrimonio di Moncaro: uno dei lotti più rilevanti, la cantina di Montecarotto con marchi e linee di imbottigliamento, è stata aggiudicata a una società controllata da Uve Unite. Questo esito, arrivato al primo giro d’asta con l’offerta minima, rappresenta un segnale di speranza per molti produttori locali, ma non chiude il capitolo delle incertezze: altri poli importanti restano senza acquirenti e diversi lotti immobiliari non hanno trovato mercato.

La vicenda non è solo economica, ma anche territoriale: dall’esito dell’asta dipende in larga parte la tutela del Verdicchio e la capacità dei viticoltori di mantenere un controllo sul processo di trasformazione e vendita dell’uva. In questo quadro, le decisioni del Mimit e le garanzie offerte nelle fasi di vendita appaiono determinanti per evitare ulteriori danni alla filiera.

Esito dell’asta e contenuti dell’acquisizione

L’aggiudicazione riguarda in blocco lo stabilimento produttivo di Montecarotto, le linee di imbottigliamento e un portafoglio di etichette riconosciute in vari mercati internazionali. La società controllata dalla cooperativa Uve Unite si è aggiudicata il lotto con un’offerta di 3.914.250 euro, cifra che rappresenta l’offerta minima prevista. Oltre allo stabilimento, sono passati alla nuova proprietà 52 etichette e rapporti commerciali con canali della Gdo e della Ho.Re.Ca., componenti che hanno contribuito in passato al fatturato aggregato della cooperativa.

Cosa è incluso nella cessione

Nel pacchetto acquisito figurano le linee produttive, marchi registrati in diversi Paesi e contratti commerciali in essere. L’operazione comprende inoltre un insieme di relazioni commerciali che avevano sostenuto il volume d’affari fino al 2026; queste relazioni sono cruciali per dare continuità alle vendite e non disperdere il valore delle etichette sul mercato. Tuttavia, diversi lotti immobiliari — tra cui bottaia, ristorante e casolari — hanno avuto scarso interesse nel primo giro d’asta, lasciando ulteriori complessità da risolvere.

Il ruolo del ministero e le misure di tutela

Dietro l’esito dell’asta c’è l’intervento del Mimit, che ha gestito la fase di liquidazione giudiziale e ha imposto priorità finalizzate alla salvaguardia della produzione. Le scelte ministeriali hanno privilegiato la continuità aziendale e il mantenimento delle capacità produttive, attraverso interventi mirati come l’acquisto delle uve vendemmia 2026 e 2026 a condizioni ritenute eque e la valorizzazione di stock non strategici per finanziare l’attività agricola. Queste misure hanno creato le condizioni perché un soggetto locale potesse presentarsi all’asta con un piano credibile.

Strumenti adottati per sostenere i conferitori

Tra gli strumenti messi in campo c’è anche la stipula di un contratto quadro che vincola il futuro acquirente a comprare le uve conferite dalla cooperativa locale per un periodo definito, garantendo così una base di mercato per i viticoltori. A queste garanzie si aggiunge il sostegno diretto a chi produce, volto a evitare estirpi di vigneti e la perdita di valore dell’uva, fenomeni che avrebbero effetti duraturi sull’economia rurale.

Bilancio, cause della crisi e prospettive aperte

Il fallimento della gestione precedente è stato ricondotto dai periti a un mix di investimenti troppo aggressivi e indebitamento crescente senza un corrispondente aumento dei ricavi. Tra le cause evidenziate figurano l’acquisto non perfezionato di una cantina esterna per 8 milioni di euro e difficoltà derivanti dall’aumento dei costi post-pandemia. A queste criticità si sono aggiunte scelte gestionali e contabili che hanno aggravato il dissesto. Nonostante l’acquisto del lotto di Montecarotto rappresenti una boccata d’ossigeno, rimangono aperte le questioni legate alla massa debitoria complessiva e ai poli di Camerano e Acquaviva, ancora privi di offerte.

Il futuro dipenderà dalla capacità di rendere operativi gli accordi presi, di valorizzare le produzioni tipiche come il Verdicchio e di proteggere anche il Rosso Conero, richiamati da rappresentanti del mondo agricolo come elementi chiave per preservare il presidio territoriale della filiera. La strada è ancora lunga, ma l’esito del 27 maggio 2026 segna un primo passo verso la ricostituzione di una governance locale della produzione vinicola.

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