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Morte di Roberto Soffritti: il lungo ritiro del Duca rosso dalla scena politica di Ferrara

È morto a 84 anni Roberto Soffritti, sindaco di Ferrara per sedici anni e figura centrale della politica locale: la città lo ricorda per il rilancio culturale, le opere infrastrutturali e le controversie che segnarono i suoi mandati

Morte di Roberto Soffritti: il lungo ritiro del Duca rosso dalla scena politica di Ferrara

Si è spento a 84 anni Roberto Soffritti, figura che ha inciso profondamente sulla storia recente di Ferrara. Con un percorso iniziato nel Partito Comunista Italiano e proseguito attraverso più trasformazioni del proprio schieramento politico, Soffritti ha guidato il capoluogo estense per sedici anni consecutividiventando per molti un punto di riferimento sia per i progetti culturali sia per le scelte amministrative più controverse.

La sua parabola pubblica è intrecciata a nomi, luoghi e opere che hanno definito l’identità della città: dai grandi allestimenti al Palazzo dei Diamanti alla città riconosciuta patrimonio mondiale, fino a interventi infrastrutturali sul Po e la decisione sull’ospedale a Cona. Ma il suo passato comprende anche critiche legate ad appalti e scelte pubbliche che hanno lasciato ombre nel dibattito locale.

Dal Pci alla guida del Comune: la carriera politica e amministrativa

La carriera amministrativa di Soffritti prese avvio nel 1975quando l’allora sindaco Radames Costa lo nominò assessore agli Affari generali del Comune di Ferrara. Successivamente, con Claudio Vecchi in carica, assunse la delega al Bilancio e Finanzeesperienza che lo mise nella condizione di candidarsi al ruolo di sindaco nel 1983. Nei sedici anni successivi di governo cittadino il suo partito mutò nome — da Pci a Pds a Ds — ma la sua popolarità rimase costante. Sostenuto da ampi consensi, vinse sempre al primo turno, un risultato che alcuni critici collegavano al presunto rapporto di consociativismo con la Democrazia Cristiana di Nino Cristofori.

Ruoli successivi e passaggio al livello nazionale

Terminata la lunga esperienza da sindaco, Soffritti mantenne un ruolo pubblico attivo: entrò nel Pdci e fu presidente delle Ferrovie Emilia-Romagna. Nel 2006 fu eletto deputato nelle liste del partito di Diliberto e partecipò alle tornate elettorali successive senza riuscire a riconquistare seggi: si ricandidò con Sinistra Arcobaleno nel 2008 e con Rivoluzione Civile nel 2013. Rimase nel Pdci fino al 2014quando, insieme a una parte del partito, aderì a Sel. Nel 2018 tentò un ritorno alla scena comunale con la lista “Insieme per Ferrara“, che però non riuscì a presentarsi alle urne.

Progetti culturali, infrastrutture e punti di scontro

Tra i dossier che più hanno segnato la sua immagine pubblica ci sono iniziative che hanno rilanciato Ferrara sul piano culturale: sotto la sua amministrazione il Palazzo dei Diamanti si affermò come polo espositivo di respiro internazionale, grazie anche al lavoro di figure come Franco Farina. Mostre di artisti come Andy Warhol e Robert Rauschenberg si affiancarono a esposizioni con opere di Dalì, Mirò e Monet, mentre al Teatro Comunale si affermarono progetti con direttori d’orchestra di livello internazionale, tra cui il legame con Claudio Abbado e orchestre come la Chamber Orchestra of Europe e la Mahler Chamber Orchestra.

Allo stesso tempo, l’amministrazione portò avanti opere infrastrutturali significative: la realizzazione del Parco urbanola ristrutturazione delle Mura rinascimentalilo stabilimento di potabilizzazione del Po e il progetto Geotermia. Fu inoltre sotto la sua guida che Ferrara ottenne l’iscrizione nella lista del patrimonio mondiale dell’Unescoun riconoscimento che consolidò l’immagine della città come capitale culturale.

Ombre e polemiche verificate

Non mancarono però le critiche: tra gli aspetti più contestati del suo lungo mandato figurano la costruzione del Palazzo degli Specchi affidata a figure come Gaetano Gracila cessione della Spal a Giovanni Donigaglia (Coopcostruttori) e la decisione di localizzare il nuovo ospedale a Cona. Queste scelte alimentarono nel tempo discussioni profonde sulla trasparenza degli appalti e sulle ricadute per la comunità locale.

Nel raccontare la propria esperienza politica, Soffritti si descriveva con toni autocritici e familiari: “tra le tante cose che ho fatto avrò fatto anche diecimila errori“; sul rapporto con il partito di origine diceva: “Io rispetto al Pci ero diverso, perché il Pci ferrarese era diverso da quello emiliano” e aggiungeva che “Il segno che mi portavo sulla schiena era quello di un comunista più aperto, quasi socialdemocratico“.

Reazioni istituzionali e cordoglio

Al momento dell’annuncio della scomparsa, il sindaco in carica ha espresso vicinanza alla famiglia e alla città: “profondamente addolorato. Da uomo politico qual era (quando la politica era fatta di dialogo, non di scontro continuo) sapeva mantenere i rapporti con tutti, al di sopra delle divisioni di appartenenza”. Ha poi ricordato il rapporto di confronto personale e politico, affermando che “È stata una grande persona e un grande politico, cui i ferraresi si sono affezionati” e concludendo con: “Porgo, a nome di tutta l’Amministrazione comunale, le più sentite condoglianze alla famiglia e a quanti gli hanno voluto bene“.

La scomparsa di Roberto Soffritti riapre il bilancio di un’epoca politica cittadina segnata da risultati culturali e infrastrutturali rilevanti, così come da controversie che continuano a essere oggetto di dibattito. Il lascito del suo lungo mandato rimane impresso nei luoghi, nelle istituzioni e nelle discussioni pubbliche di Ferrara.

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