Il dpcm che ridefinisce i criteri per stabilire se un comune debba essere considerato montano è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 7 luglio. Il testo regolamentare, intitolato “regolamento recante i criteri per la classificazione dei comuni montani”, determina i beneficiari delle misure previste dalla legge sulla montagna 131/2026 e trova applicazione dal 22 luglio data prevista per l’entrata in vigore. La novità normativa ha suscitato reazioni immediate nelle comunità interessate, dove amministrazioni locali hanno segnalato l’esclusione dall’elenco dei comuni montani.
Comuni della vallata del Santerno e del Faentino esclusi
Nella vallata del Santerno risultano declassificati i Comuni di CasalfiumaneseBorgo Tossignano e Fontanelice. Nella zona del Faentino la novità riguarda invece Riolo Terme e Brisighella. Queste amministrazioni hanno contestato la rimozione dall’elenco dei comuni montani, sostenendo che la nuova classificazione si fonda prevalentemente su parametri di natura geomorfologica come l’altitudine e la pendenza, e non valorizza adeguatamente le specificità socio-economiche, demografiche e territoriali delle aree interne e dell’Appennino.
Elenco dei Comuni coinvolti
Il documento rende espliciti i territori interessati: tra gli esclusi figurano i nomi sopra citati, che avevano chiesto che venissero prese in considerazione anche variabili come la densità demografica, la remoteness dei servizi e i trend di spopolamento. Secondo i rappresentanti locali, l’applicazione di criteri esclusivamente geomorfologici rischia di escludere realtà che, per la loro situazione socio-economica, necessitano delle agevolazioni previste dalla legge 131/2026.
Ricorsi al Tar e criticità sollevate dai sindaci
I Comuni esclusi si sono organizzati presentando un ricorso al Tar contestando la procedura e i criteri adottati. Gli amministratori locali hanno denunciato che la decisione ignora aspetti fondamentali della vita nelle aree interne e creerà impatti significativi nella gestione dei servizi pubblici locali. In una nota congiunta i sindaci hanno ribadito: “La strada del dialogo, del confronto e della condivisione da noi invocata” continua a non registrare risposte soddisfacenti da parte del Governo, definendo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale come la certificazione della rapida attuazione del decreto collegato alla legge 131/2026.
Gli amministratori hanno inoltre sottolineato di aver messo in evidenza, con chiarezza, “le prevedibili conseguenze” che la normativa produrrà nella gestione amministrativa e nell’erogazione dei servizi locali. A loro giudizio, una normativa anacronistica rischia di aumentare il divario tra le aree collinari e la pianura, complicando la quotidiana battaglia contro lo spopolamento. La nota conclude con un’osservazione amara: “Un grido rimasto, ad oggi, inascoltato“.
Effetti attesi sull’erogazione delle agevolazioni
Con l’entrata in vigore del regolamento il 22 luglio i criteri indicati condizioneranno l’accesso alle misure economiche e agli incentivi previsti dalla legge sulla montagna. Le amministrazioni locali denunciano che la perdita dello status di comune montano potrebbe tradursi in minori risorse per investimenti infrastrutturali, servizi essenziali e politiche di contrasto allo spopolamento. Per i sindaci, la mancata considerazione di fattori socio-demografici significa decidere sull’accesso alle agevolazioni senza una fotografia completa delle esigenze del territorio.
Il confronto tra criteri geomorfologici e valutazioni socio-economiche resta al centro della disputa legale e politica, mentre le comunità interessate attendono gli esiti del ricorso al Tar e una possibile interlocuzione istituzionale che possa rivedere l’applicazione pratica della legge 131/2026 alle realtà appenniniche dell’Emilia-Romagna.
Impatto locale e prospettive
Le amministrazioni colpite dalla declassificazione insistono sulla necessità di una lettura delle aree interne che non si limiti a parametri fisici ma contempli la dimensione umana ed economica delle comunità. Il regolamento, pubblicato il 7 luglio in Gazzetta Ufficiale impone tempi certi; tuttavia, la disputa legale e le richieste di maggiore dialogo istituzionale restano gli strumenti attraverso i quali i Comuni intendono far valere il loro punto di vista. L’evoluzione della vicenda sarà determinata sia dall’iter giudiziario al Tar sia da eventuali aperture sul piano politico-amministrativo.



