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Processo Big Town: le difese chiedono la riforma della condanna a 28 anni

Gli avvocati Michele Ciaccia, Gabriele Bordoni, Stefano Scafidi e Giulia Zerpelloni contestano la sentenza di primo grado per la mancanza di elementi decisivi sul contesto emotivo degli imputati

Processo Big Town: le difese chiedono la riforma della condanna a 28 anni

Un processo che, secondo le difese, avrebbe trascurato il contesto emotivo e le circostanze precedenti alla tragica notte del Big Town di via Bologna. È questa la base degli appelli presentati dagli avvocati Michele Ciaccia, Gabriele Bordoni, Stefano Scafidi e Giulia Zerpelloni per Vito Mauro e Giuseppe Di Gaetano, condannati a 28 anni di carcere per l’omicidio di Davide Buzzi e il tentato omicidio di Lorenzo Piccinini.

La Corte d’Assise del tribunale di Ferrara, nel processo di primo grado, avrebbe ignorato elementi cruciali per comprendere lo stato d’animo degli imputati e il livello di pericolo percepito. Gli avvocati sostengono che la sentenza sia il risultato di una grave sottovalutazione di questi elementi, portando a un errore di giudizio significativo.

La mancanza di contesto emotivo e le circostanze precedenti

Gli appelli, depositati nelle scorse ore, ripercorrono gli eventi successivi alla morte di Edoardo Bovini il 13, evidenziando una crescente escalation di tensioni. Davide Buzzi sarebbe stato protagonista di aggressioni, minacce e richieste estorsive, creando un clima di forte allarme per i due imputati e le loro famiglie. Tra gli episodi citati, l’aggressione al bar Condor e il primo blitz di Buzzi al Big Town il 25.

Le difese sostengono che la Corte d’Assise abbia sistematicamente escluso dall’istruttoria elementi ritenuti decisivi. Questo avrebbe impedito una ricostruzione completa del quadro nel quale si svilupparono gli eventi, partendo da ciò che veramente ha spinto Buzzi e Piccinini a compiere un gesto così folle.

Le critiche alla gestione delle prove e dei testimoni

Uno dei punti centrali riguarda la decisione della Corte di non ammettere numerosi testimoni indicati dalla difesa, se non quelli condivisi con la lista del pm. Un provvedimento definito illegittimo già solo per l’incredibile dato quantitativo. Per i difensori, escludere quelle prove avrebbe impedito di ricostruire integralmente il quadro nel quale si svilupparono gli eventi.

La sentenza di primo grado si basa principalmente sulle immagini della telecamera interna del Big Town, sui reperti sequestrati dai carabinieri e sulle consulenze medico-legali. Tuttavia, le difese contestano questa lettura, sostenendo che le immagini video e le consulenze tecniche siano state trattate superficialmente e in maniera tale da offrire conforto probatorio esclusivamente all’interpretazione data dalla Corte.

La qualificazione giuridica dei fatti

Le difese contestano il rigetto della tesi della legittima difesa, anche nella forma putativa, l’esclusione dell’eccesso colposo e la configurazione del dolo omicidiario. Vengono inoltre censurate l’aggravante della crudeltà, il mancato riconoscimento della provocazione e la mancata valutazione dell’ipotesi di omicidio preterintenzionale. Le difese respingono anche la tesi dell’agguato organizzato, così come definito nelle motivazioni della sentenza.

Particolare rilievo assume anche il tema del tentato omicidio di Lorenzo Piccinini. La Corte aveva ritenuto che i colpi inferti fossero diretti a zone vitali del corpo e che gli imputati avessero agito con reciproca cooperazione, configurando un concorso nel reato. Gli appelli contestano questa ricostruzione sia sotto il profilo fattuale sia sotto quello giuridico, sostenendo che la valutazione delle consulenze medico-legali e delle immagini sarebbe stata erronea.

La richiesta di rinnovare l’istruttoria dibattimentale

Per questo motivo, le difese hanno avanzato richiesta di rinnovare l’istruttoria dibattimentale, con l’audizione di testimoni esclusi nel processo di primo grado e di consulenti tecnici che, secondo la difesa, avrebbero potuto offrire una diversa lettura dello stato emotivo degli imputati e delle circostanze antecedenti ai fatti.

Sarà ora la Corte d’Assise d’Appello di Bologna a valutare le numerose richieste formulate nei tre appelli dalle difese. Un processo che promette di fare luce su una vicenda complessa e dalle molte sfaccettature.

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