La manifestazione pacifica per chiedere verità e giustizia per la morte di Abderrahim Fakir avvenuta domenica a Bologna durante un intervento di polizia, è degenerata in violenza lunedì notte. Gli scontri tra manifestanti e forze dell’ordine hanno causato danni per oltre 190mila euro e ferito 80 agenti.
Danni per 190mila euro e beni pubblici distrutti
Un primo bilancio dei danni è stato fornito dall’assessora alla sicurezza urbana Matilde Madrid durante il question time in Comune. La parte più rilevante riguarda i beni pubblici tre auto del Comune incendiate, danni per circa 13.700 euro a decine di cassonetti stradali e cestoni Hera, alcuni dei quali bruciati. Sono state danneggiate anche decine di biciclette elettriche di RideMovi per quasi 30mila euro. Il cantiere di via Rizzoli ha subito danni per 150.000 euro circa, in particolare a tre macchinari.
Le dichiarazioni dell’assessora Madrid
“Ora che abbiamo concluso la stima dei danni al patrimonio pubblico – ha aggiunto Madrid – procederemo in tempi brevissimi a sporgere denuncia con richiesta di risarcimento dei danni subiti da imputare a carico dei responsabili che auspichiamo vengano quanto prima individuati.” L’assessora ha anche annunciato contatti con le attività commerciali che hanno subito danni a vetrine e dehors.
Scontri violenti e feriti tra manifestanti e polizia
La manifestazione, iniziata pacificamente in Piazza del Nettuno, è degenerata in scontri violenti davanti alla Prefettura e alla Questura. Bombe carta, auto date alle fiamme, cassonetti divelti e atti vandalici hanno caratterizzato la notte di lunedì a Bologna. Il sindacato di polizia Siulp ha condannato fermamente la violenza contro le forze dell’ordine, esprimendo vicinanza agli 80 poliziotti rimasti feriti.
Il bilancio dei feriti
Secondo i dati forniti dalla Questura di Bologna, sono stati 64 gli agenti feriti, con prognosi dai 3 ai 35 giorni. Sei mezzi della Polizia di Stato sono risultati danneggiati. Gli scontri hanno coinvolto le vie centrali della città, adiacenti a Piazza Maggiore, imbrattando e danneggiando vetrine di negozi, banche e cassonetti della spazzatura. Due auto sono state incendiate e diverse decine di biciclette sono state distrutte per creare barriere contro l’intervento della polizia.
La famiglia Fakir prende le distanze dalle violenze
La famiglia di Fakir ha preso nettamente le distanze dalle violenze, definendole “un attacco alla famiglia”. L’avvocato Fabio Anselmo ha espresso solidarietà alle forze dell’ordine e ha invitato a non strumentalizzare la protesta, allontanando l’attenzione dalla richiesta di accertare la verità sulla morte del 42enne. La nipote Yosra Fakir ha ricordato lo zio chiedendo che la sua vicenda non venga dimenticata.
La famiglia ha specificato di non chiedere vendetta, ma “verità, giustizia, rispetto e umanità”. Accanto ai familiari era presente anche il presidente della Comunità islamica di Bologna, Yassine Lafram che ha invitato la città a stringersi attorno alla famiglia. Tuttavia, una parte della piazza ha contestato le sue parole con cori contro la polizia.
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha condannato gli episodi di violenza, sottolineando che “nulla può giustificare la violenza contro le Forze dell’Ordine”. Anche il vicepremier Matteo Salvini ha condannato gli scontri, parlando di “teppisti” e accusando la sinistra di alimentare ostilità nei confronti delle forze di polizia.



