Il tredicesimo anniversario dell’attacco di Hamas, avvenuto il 7 ottobre, ha riacceso il dibattito sulla sicurezza pubblica in Italia. Le autorità hanno avviato un monitoraggio continuo, concentrandosi in particolare sulle città del Nord, dove sono previsti raduni sia di sostenitori della causa palestinese sia di gruppi opposti. La memoria di scontri avvenuti nello stesso periodo l’anno scorso ha spinto le istituzioni a non sottovalutare alcun segnale, anche se fino ad oggi non sono state rilevate minacce specifiche.
Durante il primo ottobre, il Viminale ha tenuto una riunione del Comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza, decidendo di rafforzare i presidii in tutta la regione. La decisione, sebbene non accompagnata da un allarme formale, prevede un aumento delle pattuglie e una più stretta collaborazione con le forze di polizia locale, soprattutto nei pressi di università e piazze centrali. L’obiettivo è garantire che eventuali manifestazioni si svolgano in condizioni di massima tranquillità, evitando il rischio di scontri violenti.
Eventi non autorizzati a Bologna
A Bologna, il collettivo Giovani Palestinesi ha annunciato un incontro intitolato “Dalla grande rivolta araba al sette ottobre”, previsto per le 19:00 negli spazi universitari di via Zamboni 32. Gli organizzatori descrivono l’attacco del 7 ottobre come una delle “azioni più importanti della resistenza palestinese” e intendono proiettare il film “Palestina 36”. L’università di Bologna ha però chiarito di non aver concesso alcuna autorizzazione, mentre il sindaco Matteo Lepore ha invitato i cittadini a usare la testa in vista di ulteriori raduni, tra cui la manifestazione prevista per il 10 ottobre in centro, con slogan contro il sionismo. Parallelamente, la Comunità Ebraica Progressista organizza una veglia e una cerimonia di commemorazione nella sinagoga, sottolineando il bisogno di ricordare le vittime in un clima di pace.
La risposta delle forze dell’ordine a Bologna
Le autorità locali hanno valutato che la natura chiusa dell’evento universitario riduca il rischio di disordini, ma hanno comunque disposto una presenza di pattuglie di supporto per intervenire tempestivamente in caso di evoluzioni impreviste. La decisione di mantenere alta la sicurezza pubblica si fonda su esperienze recenti, in cui manifestazioni spontanee hanno generato scontri. Il conteggio dei partecipanti rimane incerto, ma le autorità rimangono vigili, pronti a intervenire qualora il clima si deteriori.
Torino: la manifestazione “Torino per Gaza”
Nel capoluogo piemontese, il gruppo “Torino per Gaza” ha programmato un incontro analogamente nello spazio del Campus universitario. L’obiettivo dichiarato è quello di riflettere su cosa significhi “far parte di una resistenza globale”. Anche in questo caso, la rettrice dell’ateneo ha espresso dissociazione dall’evento, ma gli organizzatori hanno confermato che la serata avrà luogo, diffondendo la notizia sui propri canali social. Le autorità di Torino hanno predisposto presidi di sicurezza aggiuntivi, monitorando i flussi di partecipanti e valutando la necessità di intervenire in caso di tensioni tra gruppi opposti.
Divieti di cortei in Lombardia: Lecco e Bergamo
Le autorità lombarde, attraverso la Questura di Lecco hanno vietato sia il presidio che il corteo previsto per il 7 ottobre, motivando la decisione con il potenziale rischio di “reazioni da posizioni ideologicamente contrapposte” che avrebbero potuto aumentare l’indice di criticità per l’ordine pubblico. Un provvedimento analogo è stato adottato anche nella provincia di Bergamo, con la stessa giustificazione di evitare possibili scontri tra sostenitori e oppositori della causa palestinese. Le decisioni sono state comunicate subito agli organizzatori, che hanno pubblicato un avviso con la dicitura “Vietato dalla Questura”.
Scuola di Novi Ligure e l’uso del registro elettronico
Un caso diverso, ma altrettanto delicato, è emerso a Novi Ligure, dove il Liceo Edoardo Amaldi avrebbe utilizzato il registro elettronico per convocare gli studenti a partecipare al corteo “Sudario di Gaza” del 10 ottobre. L’invito è stato subito contestato da Italia-Israele e da Forza Italia, che hanno chiesto al ministero dell’Istruzione di verificare l’operato della scuola. Il ministro Giuseppe Valditara ha disposto un’ispezione per accertare se vi siano state violazioni della deontologia professionale, ribadendo che la scuola deve promuovere il pensiero critico e non l’indottrinamento. Il deputato Riccardo Molinari (Lega) ha lodato la prontezza del governo nel difendere il ruolo neutro dell’istituzione scolastica.



