In un contesto di gravi difficoltà, i volontari imolesi Simeone Del Prete e Francesca Trevigno stanno portando un raggio di speranza a Cuba con la loro missione per l’associazione internazionale Let Cuba breathe.
Nonostante le sfide legate alle connessioni elettriche instabili causate dal peggioramento dell’embargo statunitense, i due volontari sono riusciti a inviare emozionanti racconti e testimonianze dal loro viaggio, che sta volgendo al termine.
Le drammatiche conseguenze dell’embargo: testimonianze dai centri medici
Uno degli aspetti più toccanti del loro viaggio è stato l’incontro con i medici cubani. Nel centro medico di La Tinta nell’estremo est dell’isola, hanno parlato con un dottore che ha fatto parte del contingente cubano venuto in Italia durante il Covid. Il medico ha raccontato delle crescenti difficoltà nel reperire farmaci per malattie croniche come il diabete.
Ancora più drammatica è la testimonianza del vicedirettore dell’Hospital General Docente di Baracoa che garantisce cure mediche ad almeno un migliaio di persone a settimana. Le ambulanze senza carburante sono state sostituite da carri tirati dai cavalli, e c’è il dramma etico di dover scegliere a quali pazienti somministrare la dialisi purtroppo garantita solo ai giovani con maggiori speranze di vita.
Gli aiuti portati dai volontari imolesi
Tra le casse donate all’ospedale di Baracoa ci sono anche due scatole di dispositivi e disinfettanti chirurgici raccolti a Imola. Questi aiuti, insieme ad altri materiali sanitari e scolastici, stanno facendo la differenza in un contesto di grande necessità.
L’ospitalità cubana e la volontà di lottare
I volontari hanno toccato con mano anche la volontà dei cubani di continuare a lottare nonostante le difficoltà. A Baracoa hanno assistito all’inaugurazione di una nuova ala del reparto di nefrologia, un segno tangibile di resilienza e speranza.
In tutte le tappe, il convoglio è stato accolto con onori e festeggiamenti, un’ospitalità che riflette l’indole cubana ma anche il riconoscimento degli aiuti, che fanno sentire meno isolati dalla comunità internazionale.
Visite storiche e culturali
A Santiago, i volontari sono stati condotti al cimitero storico di Santa Ifigenìa, dove sono sepolti Fidel CastroJosè Martì ed altri eroi cubani. A El Cobre, alle porte della Sierra Maestra, hanno visitato un importante sito minerario che nel 1731 fu teatro della prima rivolta contro gli spagnoli da parte degli schiavi.
Le sfide per i giovani cubani e le provocazioni statunitensi
Al ritorno a Santiago, i volontari sono stati i primi stranieri a potersi affacciare dal balcone da cui Fidel nel 1959 annunciò il trionfo dei barbudos. Hanno partecipato ai grandi festeggiamenti per il centenario della nascita di Castro e ai festeggiamenti per i 515 anni dalla fondazione di Baracoa.
Durante i brindisi con alcuni giovani, Simeone e Francesca hanno sondato il loro stato d’animo. I ragazzi non hanno nascosto il malcontento per una situazione ormai logorante, ma anche la consapevolezza che una grande responsabilità cade sul bloqueo americano, da loro definito asfissia genocidiaria.
Nella tappa a Caimanera, fra la frontiera cubana e Guantanamo, la comunità locale ha espresso forte preoccupazione per le continue provocazioni dei soldati Usa a fianco dell’escalation bellica.



