18 Ottobre 2026 ☁ 20°

Violenza a Bologna: quattro minorenni arrestati, 36 agenti feriti

Bologna è scossa da una protesta che è degenerata in fuoco, rapine e scontri, con arresti di minorenni e decine di agenti feriti.

Violenza a Bologna: quattro minorenni arrestati, 36 agenti feriti

Il 17 ottobre 2026 la capitale emiliana è stata teatro di una manifestazione che doveva essere pacifica, ma ha subito una brusca deviazione verso la violenza. Partito da Piazza Minghetti con l’insegna “Italia in piazza“, il raduno contava circa 3.000 persone, prevalentemente giovani, che scandivano slogan contro il caro-vita e gli aumenti. Gli organizzatori avevano più volte sottolineato la volontà di mantenere il corteo aparte da qualsiasi fazione politica e di evitare scontri.

Il punto di svolta: maranza e violenza a Piazza Minghetti

Intorno alle 16.30, un gruppo stimato di circa 300 giovani riconoscibili per i volti coperti da mascherine e cappucci, si è staccato dal flusso principale. Questi individui, spesso etichettati dai media come “maranza”, hanno iniziato a lanciare oggetti – biciclette elettriche, sedie da bar, cartelli stradali – contro gli agenti dell’ordine. Il risultato è stato il rapido incendio di diversi cassonetti e di alcune e-bike parcheggiate lungo Via Indipendenza, nonché il danneggiamento di vetrine commerciali nel centro.

Atti di vandalismo contro monumenti e attività commerciali

Nel caos, i manifestanti hanno anche imbrattato la facciata della Basilica di San Petronio con bombolette spray originariamente destinate alla realizzazione di cartelli contro la crisi economica. A pochi passi dal luogo sacro, il Burger King di Piazza Medaglie d’Oro è stato assaltato: il bancone è stato frantumato e gli inseganti pubblicitari strappati. Un video diffuso sui social mostrava giovani incappucciati che si impossessavano impulsivamente del locale, senza alcuna organizzazione apparente.

La guerriglia urbana nella zona della stazione

Il punto più critico della giornata è stato la zona della stazione ferroviaria. Qui, intorno alle 19.00, un gruppo di circa 200 manifestanti ha intensificato l’assalto, lanciando bottiglie di vetro, granelli di cemento e persino bombe cartacee contro i carabinieri e i poliziotti del Reparto Mobile. Le forze dell’ordine hanno risposto con l’impiego di lacrimogeni e l’attivazione di idranti per disperdere la folla. Il rumore dei getti d’acqua è durato più di cinque ore, fino a poco prima delle 21.15, quando la maggior parte dei rivoltosi è stata costretta a ritirarsi verso Viale Pietramellara.

Danni materiali e impatto sulla mobilità

Gli effetti del disordine sono stati devastanti: oltre una decina di vetrine sono risultate rotte, numerose e-bike sono state bruciate, i cassonetti di immondizia sono stati svuotati e incendiati, e parti di cantieri ferroviari e segnaletica stradale sono state strappate via. Nelle immediate vicinanze, i lavori di ristrutturazione della zona della Montagnola hanno subito ritardi a causa dei danni alle transenne e ai materiali da costruzione.

Reazioni istituzionali e bilancio delle vittime

Le autorità hanno rapidamente fornito un resoconto dei fatti. La Questura di Bologna ha comunicato quattro arresti di minorennisette denunciati e quarantuno identificati di cui dieci sono stati portati in caserma per ulteriori accertamenti. Parallelamente, 36 agenti – sia polizia che carabinieri – hanno riportato ferite di varia entità, alcune delle quali hanno richiesto cure mediche.

Dichiarazioni dei vertici politici

Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha sottolineato su X che “manifestare è un diritto, la violenza no”, condannando gli aggressori dei civili in divisa. Il sindaco di Bologna, Matteo Lepore, ha definito le scene “inaccettabili” e ha invitato i giovani a non usare la protesta come pretesto per distruggere la città. La premier Giorgia Meloni, invece, ha chiesto una “condanna unanime” dell’accaduto e ha proposto misure di Daspo urbano nei confronti dei responsabili.

Nel contesto più ampio, il segretario del Coisp, Domenico Pianese, ha ricordato che i manifestanti travestiti da studenti hanno colpito l’autorità a scopo di provocazione, chiedendo una condanna chiara da parte di tutti gli organi di governo. La situazione ha inoltre riacceso il dibattito sulla sicurezza durante le manifestazioni pubbliche e sull’uso di misure preventive come il deroga temporanea al Codice della Strada in zone ad alto rischio di violenza.

Con le squadre di pulizia e i tecnici dell’ATAC ancora al lavoro per ripristinare la normalità, le ferite della città rimangono visibili sia sul asfalto che nella memoria dei residenti. La speranza è che, entro pochi giorni, Bologna possa tornare a respirare senza il fumo dei fuochi e le urla dei lacrimogeni, ma le cicatrici sociali e i richiami alla responsabilità civile potranno durare molto più a lungo.

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