In Emilia-Romagna è stato registrato il primo caso di virus West Nile nel 2026. Il paziente, un uomo di 80 anni residente tra Modena e Nonantola, è attualmente ricoverato presso la Medicina interna del Policlinico di Modena in condizioni stabili. L’indagine epidemiologica è già stata avviata come previsto dal piano regionale di sorveglianza.
Il virus West Nile è trasmesso all’uomo attraverso la puntura di zanzare infette, principalmente del genere Culex, attive al crepuscolo e durante la notte. Questo virus è endemico in Italia, soprattutto nelle regioni del bacino padano, e il suo ciclo di moltiplicazione si sviluppa tra alcune specie di uccelli e le zanzare comuni.
Il primo caso di West Nile in Emilia-Romagna nel 2026
Il paziente, un uomo di 80 anni che vive e frequenta i comuni di Modena e Nonantola, è stato ricoverato presso la Medicina interna del Policlinico di Modena. Le sue condizioni sono stabili, e l’indagine epidemiologica è già stata avviata come previsto dal piano di sorveglianza regionale.
Il virus West Nile è trasmesso all’uomo attraverso la puntura di zanzare infette, principalmente del genere Culex, attive al crepuscolo e durante la notte. Questo virus è endemico in Italia, soprattutto nelle regioni del bacino padano, e il suo ciclo di moltiplicazione si sviluppa tra alcune specie di uccelli e le zanzare comuni.
Le caratteristiche del virus West Nile
Il virus West Nile è trasmesso all’uomo attraverso la puntura di zanzare infette, principalmente del genere Culex, attive al crepuscolo e durante la notte. Questo virus è endemico in Italia, soprattutto nelle regioni del bacino padano, e il suo ciclo di moltiplicazione si sviluppa tra alcune specie di uccelli e le zanzare comuni.
A differenza di altre malattie trasmesse da zanzare, come la Dengue, il virus West Nile non richiede disinfestazioni nell’area di residenza del paziente, in quanto non è trasmissibile. L’uomo, così come i cavalli, viene occasionalmente infettato tramite punture di zanzare e non è in grado di trasmettere l’infezione ad altre zanzare o persone.
I consigli dell’Ausl per la prevenzione
Nei giorni successivi a piogge intense come quelle dei giorni scorsi e seguite da alte temperature, si sviluppano condizioni che favoriscono lo sviluppo dell’insetto. In queste situazioni, è fondamentale rinnovare i trattamenti larvicidi nei luoghi in cui si possono formare ristagni d’acqua, sia in ambito pubblico sia nelle aree private.
Le precipitazioni, infatti, dilavano i prodotti già applicati, riducendone l’efficacia: ripetere i trattamenti consente di interrompere il ciclo vitale della zanzara nella fase larvale, cioè quando si trova nell’acqua, prima che diventi adulta e in grado di pungere.
L’Ausl raccomanda inoltre di proteggersi dalle punture, soprattutto di sera e di notte, quando è attiva la zanzara comune, applicando repellenti cutanei, preferibilmente contenenti principi attivi riconosciuti efficaci, seguendo le indicazioni riportate in etichetta.
In ambito domestico, è consigliabile adottare misure preventive volte a ridurre l’ingresso e la presenza degli insetti, come l’utilizzo del condizionatore d’aria e l’installazione di zanzariere su porte e finestre.
Per le situazioni in cui si trascorre del tempo all’aperto, l’impiego di dispositivi elettroemanatori, opportunamente scelti e utilizzati, può contribuire a ridurre significativamente la presenza di zanzare nelle immediate vicinanze.
La zanzara necessita di quantitativi minimi di acqua stagnante — anche di pochi millilitri — per deporre le uova e completare il proprio ciclo riproduttivo. Per questo motivo è imprescindibile un’attenta e costante attività di eliminazione di tutti i possibili ristagni d’acqua, quali sottovasi, grondaie intasate, secchi e contenitori vari che possono raccogliere acqua piovana. Nei casi in cui tali ristagni non possano essere rimossi, si raccomanda l’utilizzo periodico di prodotti larvicidi specifici, al fine di interrompere il ciclo biologico delle zanzare e contenere efficacemente la proliferazione degli insetti.



