Il cardinale Camillo Ruini è deceduto in serata a Roma. Aveva compiuto 95 anni il 19 febbraio 1931 e negli ultimi mesi le sue condizioni di salute si erano aggravate: da maggio in condizioni criticheaveva scelto di rimanere nella sua abitazione dove medici e infermieri lo hanno assistito anche con l’ossigeno.
Le ultime ore e il cordoglio pubblico
La notizia della morte del porporato ha suscitato cordoglio tra figure politiche e religiose. Tra i primi a intervenire c’è stato Romano Prodiche ha ricordato il legame personale e l’impatto di Ruini sulle generazioni più giovani: “La scomparsa del Cardinale Ruini – osserva – mi addolora profondamente.” Prodi ha richiamato i ricordi della collaborazione giovanile nel Circolo Leonardo di Reggio Emilia e la presenza di Ruini come assistente ecclesiastico: “La nostra amicizia era autentica e profonda“; e ha concluso con un pensiero rivolto al porporato e ai suoi cari: “Il mio pensiero – cocnlude Prodi – commosso va a lui.” Queste parole esprimono sia il rispetto personale sia la consapevolezza dell’importanza pubblica della figura di Ruini.
Ruini nella gerarchia e negli incarichi della Chiesa
Originario di SassuoloCamillo Ruini fu creato cardinale il 28 giugno 1991 da Giovanni Paolo II. Della sua formazione fanno parte gli studi alla Pontificia Università Gregoriana e all’Almo Collegio Capranicacon ordinazione sacerdotale nel 1954 e la nomina a vescovo ausiliare di Reggio Emilia-Guastalla nel 1983. Nel 1986 entrò nella segreteria della Conferenza episcopale italiana; dall’inizio degli anni Novanta assunse ruoli di primo piano.
Vicariato di Roma e presidenza della Cei
Ruini fu nominato Vicario Generale di Sua Santità per la Diocesi di Roma e Arciprete della Basilica di San Giovanni in Lateranoincarichi che mantenne fino al 2008. Parallelamente, guidò la Conferenza episcopale italiana come presidente per un periodo prolungato, segnato da un ruolo centrale nel dialogo tra Chiesa e società. I suoi mandati dirigenziali nella Chiesa italiana sono associati a una forte attenzione ai cosiddetti valori non negoziabili e a una capacità di tessere relazioni istituzionali.
Attività culturali e incarichi successivi
Oltre ai ruoli istituzionali, Ruini promosse iniziative culturali e ricoprì presidenze di commissioni ecclesiastiche e fondazioni legate a riflessioni teologiche e a inchieste interne alla Chiesa. La sua attività è stata sempre caratterizzata da un profilo intellettuale e da una attenzione alla dimensione dottrinale e pastorale del magistero.
Il patrimonio di rappresentanza di Ruini comprende sia il ritiro dagli incarichi attivi ai vertici della Chiesa sia il perdurare di una voce autorevole nei dibattiti pubblici, talvolta fonte di vivaci controversie per le sue posizioni su temi etici e sociali.
Impronta pubblica e temi ricorrenti nella sua azione
Nel corso della sua lunga presenza pubblica, Ruini è stato identificato con posizioni nette su questioni come l’aborto e l’eutanasia, sostenendo pubblicamente l’importanza della tutela della vita secondo la dottrina cattolica. A più riprese la sua leadership ha influenzato scelte e discorsi all’intersezione tra Chiesa e politica, rendendolo una figura di riferimento per settori conservatori dell’episcopato e per numerosi fedeli che condividevano la sua interpretazione del ruolo pubblico della Chiesa.
La sua morte segna la fine di un’epoca per la gerarchia ecclesiastica italiana e apre una fase di riflessione sui rapporti tra fede, cultura e politica che hanno caratterizzato gran parte del suo servizio.



