La famiglia di Leonardo Calcinail ragazzo di 15 anni che si tolse la vita a Senigallia nell’, ha formalizzato una richiesta di risarcimento nei confronti del Ministero dell’Istruzione e del Merito. L’atto è stato depositato al Tribunale di Ancona e chiede un indennizzo pari a 700000 euro, sostenendo che nella scuola frequentata da Leonardo nell’anno scolastico 2026/2026 sarebbero avvenuti episodi di bullismo non adeguatamente contrastati.
L’iniziativa civile segue e si basa su quanto emerso nel procedimento penale e nelle verifiche svolte dalle autorità competenti. Secondo la legale della famiglia, Pia Perriccile vicende che portarono al gesto del ragazzo “sarebbero state conosciute o comunque conoscibili dall’istituzione scolastica” e non sarebbero state messe in campo misure sufficienti di prevenzionevigilanza e protezione per tutelare lo studente.
Apertura delle indagini e nuovi accertamenti al tribunale minorile
Sul fronte giudiziario, il caso non si è chiuso con la prima richiesta di archiviazione: la famiglia ha presentato opposizione, chiedendo ulteriori approfondimenti. Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale per i Minorenni delle Marcheil magistrato Cutronaha disposto nuovi accertamenti che hanno incluso il sequestro dei cellulari dei ragazzi coinvolti. L’obiettivo dichiarato dagli inquirenti è verificare la presenza di messaggi o altri elementi che possano chiarire la sussistenza di atti persecutori e di eventuale istigazione al suicidio.
Documentazione e base dell’azione civile
Nel fascicolo civile depositato al Tribunale di Ancona sono state richiamate le risultanze acquisite davanti all’autorità giudiziaria minorile, oltre alla documentazione raccolta durante le ispezioni e le indagini amministrative. L’atto di citazione sostiene che le condotte pregiudizievoli nei confronti di Leonardo si siano protratte e siano state segnalate o comunque osservabili, ma che non siano state prese misure efficaci per interromperle e tutelare il ragazzo.
Dichiarazioni dell’avvocata e motivazioni dell’azione
L’avvocatessa Pia Perricci ha spiegato che la causa non è solo una richiesta di risarcimento economico: «La finalità è accertare tutte le responsabilità, fare piena luce su quanto accaduto e contribuire affinché tragedie come quella di Leonardo non si ripetano», ha detto, richiamando il ruolo fondamentale delle scuole come spazi di crescita. Nell’atto processuale, la famiglia sottolinea che “la scuola deve essere un luogo di crescita, inclusione e sicurezza per ogni studente” e chiede che venga riconosciuta la responsabilità dell’istituzione nello specifico contesto di Senigallia.
La vicenda ha attirato attenzione anche per le implicazioni più ampie sul tema del bullismo scolastico e sul dovere delle istituzioni di attuare sistemi di prevenzione efficaci. L’azione civile intende così accertare se vi siano state omissioni nelle procedure di vigilanza e nelle risposte agli episodi segnalati.
Rilevanza locale e segnalazioni pubbliche
Il caso di Leonardo ha avuto ripercussioni nell’area delle Marchesoprattutto a Senigallia e nella provincia di Anconastimolando domande su come le scuole trattino segnalazioni di comportamenti persecutori tra minori. I genitori ribadiscono che la loro iniziativa giudiziaria mira a mantenere alta l’attenzione sul contrasto al bullismo e sulla tutela dei minori, auspicando che il procedimento possa contribuire a rafforzare gli strumenti di prevenzione a disposizione di famiglie e istituzioni.
La registrazione dell’azione civile al Tribunale di Ancona e i successivi sviluppi delle indagini presso il Tribunale per i Minorenni delle Marche saranno elementi chiave per stabilire responsabilità e ricostruire la sequenza degli eventi che portarono alla morte di Leonardo nel 2026. Il processo rimane aperto e sotto osservazione, con verifiche tecniche in corso sui dispositivi sequestrati e con la possibilità che emergano nuovi elementi utili a chiarire il quadro complessivo.



