In un tranquillo paese alle porte di Bologna, un comando di polizia locale è diventato il teatro di una tragedia che ha scosso l’intera nazione. Anzola dell’Emilia, conosciuta per le sue rotonde e il mercato del sabato, è finita sotto i riflettori per un omicidio che ha lasciato tutti senza parole. Sofia Stefani, una giovane vigilessa di 33 anni, ha perso la vita il 16 maggio 2026 in circostanze che hanno sollevato molte domande e poche risposte.
La vicenda di Sofia Stefani tornerà al centro dell’attenzione con una nuova puntata di Un giorno in pretura in onda mercoledì 22 luglio alle 21.15 su Rai 3. La trasmissione ripercorrerà uno dei casi di cronaca più discussi degli ultimi anni, ricostruendo il processo che ha portato alla condanna all’ergastolo di Giampiero Gualandi, il suo superiore e amante.
Chi era Sofia Stefani
Sofia Stefani era una giovane donna appassionata del proprio lavoro come agente di polizia locale. Chi la conosceva la descriveva come una persona con una vita ancora tutta da costruire. La sua morte ha lasciato un vuoto incolmabile nella comunità di Anzola dell’Emilia e ha sollevato importanti questioni sui rapporti di potere e sulla violenza contro le donne.
Durante il processo, è emerso che Sofia aveva una relazione sentimentale complessa e tormentata con Giampiero Gualandi, il comandante della polizia locale. Questa relazione, secondo l’accusa, avrebbe costituito il contesto nel quale maturò il delitto.
La dinamica dell’omicidio
La mattina del 16 maggio 2026, Sofia Stefani si trovava nell’ufficio del comandante del corpo di polizia locale di Anzola dell’Emilia quando venne colpita mortalmente da un proiettile esploso dalla pistola d’ordinanza di Giampiero Gualandi. Fin dall’inizio, l’ex comandante sostenne che si fosse trattato di un colpo partito accidentalmente durante una colluttazione.
Tuttavia, questa versione non ha convinto la Procura né la Corte d’Assise, che hanno ritenuto non credibile la tesi dell’incidente. Gli accertamenti tecnici, le testimonianze e la ricostruzione complessiva dei fatti emersi nel corso del processo hanno portato a una conclusione diversa.
Le testimonianze e le indagini
Le indagini hanno rivelato dettagli inquietanti sulla relazione tra Sofia e Gualandi. Secondo la ricostruzione dell’accusa, Gualandi avrebbe ucciso Sofia per il timore che la ragazza potesse raccontare alla moglie e sul luogo di lavoro particolari della loro relazione. La difesa, invece, ha sostenuto che Sofia fosse una persona fragile e con difficoltà nel gestire la propria aggressività, e che durante una lite avrebbe afferrato la pistola dell’ufficiale, provocando accidentalmente lo sparo.
Le testimonianze raccolte durante il processo hanno offerto un quadro complesso e contraddittorio della vicenda. Amici e colleghi di Sofia hanno descritto una giovane donna appassionata e dedita al suo lavoro, mentre altri hanno parlato di una relazione turbolenta e di tensioni crescenti tra i due.
Il processo e la condanna
Il procedimento giudiziario si è concluso in primo grado con la condanna all’ergastolo di Giampiero Gualandi per l’omicidio di Sofia Stefani. I giudici hanno ritenuto non credibile la tesi dell’incidente, accogliendo l’impianto accusatorio secondo cui il colpo fu esploso volontariamente.
La sentenza ha rappresentato uno dei momenti più importanti dell’intera vicenda giudiziaria. Ha, infatti, posto fine al primo grado di un processo seguito con grande attenzione sia dai media sia dall’opinione pubblica. La Corte d’Assise di Bologna ha inoltre disposto un risarcimento di 600.000 euro per ciascuno dei genitori di Sofia e di 500.000 euro per il fidanzato della vittima.
Nel corso del processo e dopo la sentenza, i genitori di Sofia hanno più volte chiesto che la figlia fosse ricordata prima di tutto come una giovane donna, e non soltanto come vittima di un fatto di cronaca. La madre ha definito quanto accaduto «un fallimento della società», auspicando che la vicenda possa contribuire a una maggiore consapevolezza sul tema della violenza contro le donne e sulle responsabilità collettive nel riconoscere e prevenire situazioni di abuso e sopraffazione.
La puntata di Un giorno in pretura in onda mercoledì 22 luglio alle 21.15 su Rai 3, ripercorrerà le fasi principali del processo attraverso immagini d’aula, testimonianze e ricostruzioni dei momenti chiave dell’inchiesta. Il programma offrirà ai telespettatori la possibilità di comprendere come si sia sviluppato il procedimento che ha portato alla condanna in primo grado di Giampiero Gualandi, restituendo il contesto della vicenda e il dolore della famiglia di Sofia Stefani.
La storia di Sofia Stefani continua a suscitare emozione e riflessione, così come fu all’inizio quando la sua vita venne scandagliata. La puntata di Un giorno in pretura riporta al centro una vicenda che ha segnato profondamente la comunità di Anzola dell’Emilia e l’intero Paese. L’obiettivo non è solo ricordare l’esito del processo, ma soprattutto la vita di una giovane donna spezzata troppo presto.



