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Abderrahim Fakir: la storia dietro la morte al Pilastro e le indagini in corso

Un viaggio nella vita di Abderrahim Fakir, tra difficoltà economiche, lutti e problemi di salute, fino alla tragica morte durante un intervento della polizia.

Abderrahim Fakir: la storia dietro la morte al Pilastro e le indagini in corso

La morte di Abderrahim Fakir, il 42enne marocchino deceduto il 19 luglio 2026 durante un intervento della polizia al Pilastro di Bologna, ha scosso la città. Ma chi era davvero quest’uomo e cosa lo ha portato a una fine così tragica?

Le indagini della Procura di Bologna stanno cercando di fare luce sugli ultimi istanti di vita di Fakir, ma per comprendere appieno la tragedia è necessario ripercorrere gli ultimi mesi della sua esistenza, segnati da difficoltà economiche, lutti e problemi di salute.

Le difficoltà economiche e personali

Abderrahim Fakir viveva a Borgonuovo di Sasso Marconi con il fratello e lavorava come facchinaggio. Le difficoltà economiche della sua attività si sono aggravate con la recente scomparsa della madre, un lutto che ha profondamente segnato la sua vita.

Tra le difficoltà che ha dovuto affrontare c’è anche l’incertezza legata alla procedura per ottenere il permesso speciale di soggiorno, collegato alla richiesta di asilo. Questo procedimento, rallentato anche dal cambio del giudice competente, ha alimentato uno stato di forte ansia in Fakir, già evidente nelle settimane precedenti alla tragedia.

Gli spostamenti e i primi segnali di crisi

Negli ultimi due mesi, Fakir si è spostato frequentemente tra Bologna e diversi comuni della provincia, soggiornando saltuariamente presso amici e parenti. Oltre all’abitazione di Borgonuovo, ha trascorso periodi anche in via Tiarini, nel quartiere Bolognina, nella Pianura Est e successivamente a Castello d’Argile.

Il primo episodio documentato risale al 12 giugno, quando Fakir, in stato confusionale, ha citofonato all’abitazione di una persona in via Guido Rossa a Castello d’Argile, facendo scattare l’intervento del 118. I sanitari lo hanno visitato, ma Fakir ha rifiutato il ricovero in ospedale.

Il ricovero al Maggiore e il percorso di cura

Pochi giorni dopo, il 20 giugno, Fakir è stato accompagnato in ambulanza all’ospedale Maggiore in seguito a un episodio di autolesionismo. Dopo la valutazione sanitaria, è stato indirizzato al Centro di salute mentale della Pianura Est, dove ha avuto un domicilio presso alcuni familiari.

Nei giorni successivi, si è presentato spontaneamente alla prima visita specialistica con uno psichiatra, che gli ha prescritto una terapia a base di ansiolitici e fissato un successivo controllo per l’inizio di agosto.

L’intervento della polizia e le indagini

La mattina del 19 luglio, Fakir è stato visto urlare e chiedere aiuto nel cortile di un palazzo in via Italo Svevo al Pilastro. La polizia è intervenuta e, dopo un tentativo di immobilizzazione, Fakir ha perso conoscenza. Nonostante i tentativi di rianimazione, è stato dichiarato morto alle 12:53.

Le indagini della Procura di Bologna sono in corso e si basano sull’analisi delle immagini delle bodycam indossate dagli agenti, dei video diffusi dai familiari e delle altre riprese effettuate dalle persone presenti in via Svevo. Gli inquirenti stanno cercando di ricostruire con precisione la sequenza degli eventi e accertare eventuali responsabilità.

Nel frattempo, l’Azienda Usl di Bologna ha aperto un’indagine interna per verificare l’operato del personale sanitario intervenuto sul posto. L’Ausl ha ricostruito la cronologia dell’intervento e ha assicurato la massima collaborazione con l’autorità giudiziaria.

Le testimonianze e le reazioni

Le testimonianze raccolte in via Svevo descrivono un uomo in stato di agitazione, che urlava e chiedeva aiuto. Alcuni residenti hanno visto Fakir dare delle testate contro le cler dei garage prima dell’intervento della polizia.

Sulla vicenda sono intervenuti anche i sindacati di polizia, che invitano ad attendere l’esito delle indagini prima di esprimere giudizi. Il Garante comunale per i diritti delle persone private della libertà personale ha espresso preoccupazione per la gestione dell’intervento.

Mentre le indagini continuano, cresce l’attesa per la manifestazione convocata per oggi alle 18 al Pilastro da Plat e Mu Basta, alla quale hanno annunciato la partecipazione anche altre associazioni, collettivi e realtà cittadine.

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