13 Settembre 2026

Beni confiscati in Emilia-Romagna: il 91% dei Comuni pubblica gli elenchi

In Emilia-Romagna, 32 Comuni su 35 pubblicano gli elenchi dei beni confiscati alle mafie, raggiungendo il 91% di trasparenza. Scopri come la regione sta illuminando il percorso verso la legalità e il riutilizzo sociale.

Beni confiscati in Emilia-Romagna: il 91% dei Comuni pubblica gli elenchi

In un contesto dove la trasparenza è fondamentale per combattere le mafie, l’Emilia-Romagna si distingue come esempio virtuoso. Con il 91% dei Comuni che pubblica gli elenchi dei beni confiscati, la regione sta facendo passi da gigante verso la legalità e il riutilizzo sociale.

La quarta edizione del rapporto “RimanDATI”, promosso da Libera in collaborazione con il Gruppo Abele il Dipartimento di Culture, Politica e Società dell’Università di Torino e con il contributo dell’Istat ha fotografato la situazione in tutta Italia, con un focus particolare sull’Emilia-Romagna.

Un balzo in avanti nella trasparenza

Il monitoraggio condotto in Emilia-Romagna ha evidenziato un miglioramento significativo. Se nel 2023 erano solo 28 i Comuni che pubblicavano l’elenco dei beni confiscati, oggi sono saliti a 32, pari al 91% del totale. Questo progresso è il risultato di una campagna di sensibilizzazione e di una serie di solleciti inviati alle amministrazioni locali.

Tuttavia, rimangono ancora tre Comuni inadempienti: Vezzano sul Crostolo e Montecchio Emilia entrambi in provincia di Reggio Emilia non pubblicano alcun tipo di elenco, neppure in un formato non conforme.

Open data e accessibilità delle informazioni

Il rapporto ha analizzato anche le modalità con cui le informazioni vengono messe a disposizione dei cittadini. Dei 32 Comuni adempienti, solo la metà utilizza l’open data considerato il più funzionale per le informazioni. Il restante 50% pubblica invece gli elenchi attraverso Pdf ricercabili una soluzione ritenuta meno agevole.

L’88% dei Comuni inserisce correttamente i dati catastali degli immobili, mentre il 94% specifica sia l’ubicazione sia la tipologia del bene confiscato. Le percentuali diminuiscono quando si passa alle informazioni sul riutilizzo: il 78% indica i soggetti concessionari ai quali è affidata la gestione e soltanto il 66% comunica la durata del progetto e la scadenza della concessione.

La voce di Libera: “Spazio di potere restituito alla collettività”

“Mafie e corruzione prosperano nel buio e nell’indifferenza. Democrazia, legalità e giustizia lo fanno, invece, nella luce”, sottolinea Tatiana Giannone responsabile nazionale Beni confiscati di Libera.

“Illuminare i beni confiscati – prosegue – vuol dire attivare tutti quei meccanismi che, a partire dalla conoscenza e dalla piena accessibilità dei dati e delle informazioni, possono facilitare i percorsi di riutilizzo.”

L’obiettivo dell’associazione è arrivare alla piena trasparenza in tutti gli enti monitorati: “Ogni dato pubblicato non è solo un’informazione in più: è uno spazio di potere restituito alla collettività. Rendere visibili i beni confiscati significa renderli anche immaginabili. Significa permettere a comunità, cooperative e reti territoriali di pensare nuovi progetti, avanzare proposte e costruire esperienze di riutilizzo sociale.”

Per Giannone, “RimanDATI” è anche “un dispositivo politico che riafferma un’idea precisa di Stato e di democrazia: uno Stato che non teme lo sguardo dei cittadini, e cittadini che non rinunciano a esercitare il proprio diritto di sapere. La legalità – conclude – non si esaurisce nella confisca, ma si compie nel riutilizzo sociale. Se i beni confiscati rappresentano la sconfitta del potere mafioso, la loro gestione trasparente e partecipata rappresenta la vittoria della democrazia.”

Un miglioramento nazionale

Il miglioramento registrato in Emilia-Romagna si inserisce in una crescita anche a livello nazionale. Su 1.174 Comuni italiani destinatari di immobili confiscati, 938 pubblicano oggi l’elenco sui propri siti: il 79,8%. Gli enti ancora inadempienti sono 236, pari al 20,2%.

Rispetto alla precedente edizione del monitoraggio, il tasso è aumentato del 15%. Ancora più netto la differenza con il primo rapporto del 2021, quando soltanto il 38% dei Comuni rendeva disponibili i dati e non esisteva ancora un modello unico di riferimento.

Il Nord si conferma la macroarea più virtuosa, con l’88,5% degli enti adempienti. Il Centro raggiunge il 77,8% crescendo di quasi 20 punti, mentre Sud e Isole si attestano al 75%. Basilicata, Molise e Umbria arrivano al 100%, Liguria e Veneto al 94%, Emilia-Romagna e Friuli-Venezia Giulia superano o raggiungono il 90%. Nessuna regione si colloca sotto la soglia del 50%.

I risultati del rapporto alimentano anche la campagna di Libera “Diamo linfa al bene”, nata per chiedere che ogni anno il 2% del Fondo unico giustizia venga destinato alle esperienze di riutilizzo pubblico e sociale degli immobili confiscati. Oltre 100mila persone hanno già aderito con la propria firma.

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