Il caso dell’omicidio di Alessandro Ambrosio, il capotreno ucciso il 5 gennaio scorso nei pressi della stazione di Bologna, continua a riservare nuove rivelazioni. Marin Jelenic, il 36enne croato imputato per l’omicidio, è al centro di indagini che stanno portando alla luce un passato segnato da comportamenti violenti e aggressivi.
La famiglia di Ambrosio e la FILT-Cgil di Bologna, rappresentate dall’avvocato Simone Sabattini, stanno seguendo con attenzione il processo in corso presso la Corte d’Assise di Bologna. Le prove raccolte dalla Procura sembrano particolarmente solide, ma molti interrogativi rimangono ancora senza risposta.
Un passato di violenza e aggressioni
Dai documenti emersi nel fascicolo per omicidio aggravato, risulta che Jelenic abbia avuto una condotta violenta e reiterata, soprattutto nei confronti dei lavoratori del settore ferroviario. Tra le vicende emerse figurano un’aggressione commessa con un taglierino ai danni di un controllore, un allontanamento forzato da un convoglio Frecciarossa il giorno antecedente al delitto e diversi contatti fisici sfociati in percosse e atti intimidatori.
L’avvocato Sabattini descrive il passato di Jelenic come un trascorso mostruoso sottolineando la presenza di una conflittualità molto forte verso i pubblici ufficiali e i capotreno in particolare. Il padre della vittima, Luigi Ambrosio, esclude la matrice casuale dell’episodio, affermando che non crede all’atto di un folle che colpisce una persona a caso senza un motivo.
La perizia psichiatrica e il movente
Uno dei passaggi centrali del processo riguarda la capacità di intendere e di volere di Jelenic. La perizia, affidata al professor Domenico Berardi dell’Università di Bologna, dovrà stabilire sia le condizioni dell’imputato al momento dei fatti sia la sua attuale capacità di partecipare consapevolmente al processo. Dagli accertamenti sarebbero emersi nuovi elementi sul passato di Jelenic, tra cui depressione, dipendenza da alcol e sostanze, vicinanza ad ambienti dell’estrema destra e diversi precedenti in Italia.
Il consulente della Procura, Stefano Ferracuti, avrebbe ritenuto Jelenic capace di intendere e di volere sia al momento dell’omicidio sia attualmente, oltre che socialmente pericoloso. Tuttavia, il punto ancora da chiarire è la ragione dell’omicidio. Le parti civili cercano di comprendere se Ambrosio sia stato scelto casualmente oppure se Jelenic lo conoscesse o lo avesse individuato proprio perché ferroviere.
Il pedinamento e le prove circostanziali
Secondo la ricostruzione illustrata dal legale, Jelenic avrebbe incrociato la vittima al binario uno, avrebbe cercato di entrare in contatto con lui e l’avrebbe poi seguita mentre Ambrosio era al telefono. Il pedinamento sarebbe proseguito fino a una zona appartata e non aperta al pubblico, normalmente accessibile al personale ferroviario.
Il fatto che Ambrosio si sia diretto verso una parte non pubblica della stazione è considerato determinante. In un luogo affollato come il binario 1 della stazione di Bologna, il legale ritiene difficile considerare una semplice coincidenza che Jelenic abbia seguito proprio una persona che poco dopo si sarebbe diretta verso una zona isolata.
Manca però il tassello decisivo: la prova che Jelenic sapesse che Ambrosio fosse un ferroviere. Non è stato possibile accertare neppure se l’imputato conoscesse già il luogo in cui è avvenuto il delitto o se vi fosse stato nei giorni precedenti, elemento che potrebbe contribuire a stabilire se l’azione fosse stata in qualche modo preparata.
Le aggressioni precedenti
Nel corso degli accertamenti sarebbe emerso che Jelenic, descritto come una persona che per anni avrebbe vissuto spostandosi sui treni, aveva già manifestato comportamenti aggressivi. In più occasioni sarebbe stato trovato in possesso di armi e denunciato a piede libero. Avrebbe inoltre avuto precedenti episodi di tensione proprio con il personale ferroviario. Nel novembre precedente all’omicidio avrebbe minacciato un capotreno con un taglierino. Anche il giorno prima dei fatti, a bordo di un Freccia proveniente da Firenze, avrebbe avuto un comportamento aggressivo.
Il processo proseguirà il 23 settembre con la deposizione di uno dei dipendenti ferroviari rimasti coinvolti nelle precedenti aggressioni e la discussione della perizia psichiatrica. La famiglia di Ambrosio attende con ansia le risposte che potranno emergere dal processo, nella speranza di comprendere finalmente il perché di questa tragedia.



